Eva e l’albero
“ Era un’argilla impregnata di acque
e ora la orna di sensi divini,
e in volto gli alita il proprio suo alito:
ecco, respira e sorride e già parla!
Con Dio parla in mezzo al giardino,
con Lui cammina insieme all’alba
e ogni cosa poi chiama per nome:
nella sua voce ora canta il creato!
A lui affidi i cieli e la terra
gli apri i segreti del tuo universo.
Con lui agisci nell’unico amore
e porti avanti con lui il creato”
( D.M.Turoldo)”
Questo era in principio…
L’uomo può cantare il primo canto d’amore con il suo Dio perché non è più solo nel creato ed è felice perché Eva gli è accanto, la donna creata come “ aiuto simile a lui”come dice il testo nella Genesi, dove quella parola simile, va tradotta più verosimilmente con di fronte, occhi negli occhi Uomo e donna appaiono dunque come le due parti complementari di un tutto e soprattutto sono com-pagni. Adamo è felice di Eva ,di quell’aiuto donatogli che però non è stato formato dall’argilla come lui, per cui il racconto della creazione dell’umanità ci vuole mostrare l’evoluzione dell’essere umano come il frutto di molteplici interdipendenze che ne indicano in realtà il continuo salto qualitativo.
Come a dire che c’è una spirale che evolve dalla centralità della terra alla centralità dell’uomo.
Aggiungo che nel racconto del Genesi Dio viene presentato come Colui che si occupa subito delle necessità vitali dell’uomo ,lo cura ( coltiva)donandogli prima il giardino, il cibo, il rapporto con gli altri esseri viventi e infine regalandogli un aiuto simile a lui. E Adamo si unirà con Eva solo quando questa si sarà resa “diversa” ,mangiando il frutto della conoscenza, allora essi si conosceranno nel limite della carne. Infatti col peccato compiuto inizia la divisione e l’uomo conosce la separazione da Dio e da questa tutte le altre separazioni : da se stesso, dall’altro , dalle cose create.
Entra la morte nella storia dell’umanità e la invade in toto. La natura umana resta come ferita dall’ ignoranza e dal limite e facilitata a fare il male più che il bene , privata ormai della santità e integralità originale. Deve rifare la strada al contrario , ovverossia rieducarsi alla libertà della verità contro la menzogna introdotta nel mondo dall’immagine simbolica del serpente tentatore.
Riguardo poi alla simbologia dell’albero ,nel racconto esso è stato reso motivo di tabù da Dio: per questo è diventato qualcosa di sacro ad indicare che un proibito contatto diretto con il sacro può rivelarsi mortale (pensiamo all’ Arca che inceneriva chi si avvicinava in modo indegno).
La prima coppia di esseri umani infrange il tabù senza però morire subito e Adamo ed Eva nel brano biblico falliscono anche perché non proteggono l’albero( simbolo della la natura) e non si guardano dal serpente. E’ interessante ricordare che in origine il divino fu localizzato da molti popoli negli alberi e quindi si cercava in tutti i modi di ottenere l’energia contenuta in essi e di utilizzarla per rafforzarsi anche attraverso il suo frutto( ecco la mela!) . In più molti popoli come ad esempio i Babilonesi gli Indiani ed altri credevano nell’esistenza dell’albero della vita del quale chi arrivava a mangiare non sarebbe morto.
Da qui avrebbe origine l’albero del Genesi.
C’è dunque un conflitto a livello molto profondo che proviene proprio dall’ordine divino del creatore di proibire e stabilire alcuni limiti per l’uomo Gli alberi del giardino sono desiderabili e buoni da mangiare , dice il testo ,quindi servono alla vita. Da qui possiamo dedurre che l’ordine divino “ di tutti gli alberi puoi mangiare” esprime l’intenzione che l’umano viva bene se in coerenza con tutta l’azione creatrice. Eva non accetta il limite imposto e paradossalmente il suo mangiare dall’albero proibito le porta unicamente la consapevolezza del non essere (cioè la nudità del limite e della morte ).
Mie brevi considerazioni che scaturiscono:dal brano del Genesi :ingerire la vita fa morire. Vivere comporta il morire. La conoscenza del bene e del male fa comprendere che la vita immortale è una promessa , e che la morte è un limite inevitabile. Solo accedendo alla conoscenza si può sapere qualcosa dell’albero della vita ,ma quando Eva mangia di esso le si svela chiaramente la complessità della vita , si apre ad essa,ma senza risolvere. Da ciò consegue anche un’altra importante deduzione:nessun uomo può essere reso responsabile della realtà inspiegata del male, tuttavia l’uomo è responsabile e cosciente delle sue personali azioni.,del suo bene e del suo male.
La narrazione inizia dunque con Dio che pone la creatura nel giardino e finisce con l’uomo che lascia tale giardino. L’esistenza terrena dell’uomo dunque consisterà da una parte nel trovarsi spesso là dove non c’è Dio e dall’altra dal sapere di essere stato creato da Dio e di essere una sua creatura .
Senza mai dimenticare però che Dio vestirà l’uomo, per proteggerlo, prima di lasciarlo andare dal paradiso “perduto”……
Tutti i contenuti presenti nella sezione e negli articoli sono da considerarsi di proprietà dell’autrice che se ne riserva tutti i diritti
Trudy Borriello