
razzismo a Piano di Sorrento
“Sei un negro, uno sporco negro”. Le parole erano rivolte ad un bambino, forse un adolescente, di colore. Le ha pronunciate un uomo di mezza età che teneva per mano un altro bambino. Agli insulti sono seguiti degli sputi nei confronti del ragazzo di colore e il tentativo di prenderlo a calci. Questo l’episodio agghiacciante cui ho assistito a Piano di Sorrento, nella domenica di Pasqua intorno alle 18, mentre passeggiavo sul Corso Italia a pochi metri da piazza Cota, in pieno centro cittadino. Alla base di tutto pare ci sia stato un litigio tra bambini. E il papà del ragazzino bianco ha pensato di farsi giustizia così. Ho segnalato ai carabinieri quanto avevo visto poco tempo dopo. Sono stato identificato. Ho visto anche il papà del bambino aggredito parlare con le forze dell’ordine insieme al figlio e ad altri bambini amici del ragazzo. Dopo qualche minuto è giunto anche il signore artefice di questa vicenda vergognosa, era in compagnia della moglie. Dalle prime parole che ho ascoltato sembrava convinto di essere nel giusto. Il figlio aveva rimediato uno schiaffo dal “nero”. Mi è stato detto che potevo andare. Resto sconcertato per l’accaduto. Pensavo che un episodio del genere potesse verificarsi sono nei film ambientati nell’America del primo dopoguerra. Il fatto, poi, che questa vicenda si sia consumata ai danni di un ragazzo rende il tutto ancor di più intollerabile.
Francesco Di Maio
Vico Equense
Dopo diversi anni di discussioni e negoziati nel 2007 i Ministri della giustizia dei 27 Paesi membri dell'Unione Europea hanno votato un accordo secondo cui chiunque istighi all'odio razziale o inciti alla violenza dovrà essere punito con la reclusione da uno a tre anni. Con la legge 29/2008, ma già prima esisteva il decreto Mancino, "chiunque arrechi volontariamente danno o offesa ad altri, morale o materiale, sulla base di reali o presunte differenze sessuali, razziali, culturali, religiose, ideologiche, politiche, o concernenti la località geografica d'origine o il reddito o l’estrazione sociale, offende la dignità umana e commette reato penale punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni anni.
Alla pena soggiace chi commette il reato con qualunque mezzo o in qualsiasi modo." Il reato è perseguibile d'ufficio e di competenza del tribunale, come ha confermato la sentenza numero 5302 del 2008 della Cassazione, quindi non è necessario che la parte offesa denunci il reato. La legge c'è, però nessuno la applica. Ma bisogna intervenire anche in altro modo, risvegliando le coscienze. Occorre porre in primo piano la lotta contro il razzismo e bene ha fatto Francesco Di Maio, una vita nel giornalismo in Penisola Sorrentina, da Il Golfo ad Agora, a denunciare pubblicamente questo episodio. Una denuncia morale verso la quale nessuno può essere indifferente.
La redazione di Positanonews