
volevano essere ricevuti dal vescovo
Sant’Agnello. «Siamo vittime dell’ennesima ingiustizia: chiedevamo soltanto di essere ricevuti dal vescovo per esporgli le nostre ragioni, invece siamo stati condannati per aver semplicemente manifestato la nostra delusione»: Paolo De Gregorio, 49 anni, replica alla sentenza con la quale la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha condannato lui e la moglie Maria al pagamento di una multa di 600 euro per molestie ai danni di monsignor Felice Cece, arcivescovo della diocesi di Sorrento–Castellammare. La vicenda risale al luglio 1991 quando, alla scadenza del contratto quadriennale di locazione del campo di calcetto annesso alla chiesa di San Martino, i coniugi De Gregorio rifiutarono di abbandonare la struttura, la cui gestione costituiva per loro l’unica fonte di reddito. Il rettore della cappella, pertanto, dopo aver tentato di trovare una soluzione amichevole alla querelle, decise di adire le vie legali, riuscendo a rientrare in possesso del campo sportivo a seguito di una procedura di esecuzione forzata, operata con l’assistenza dell’ufficiale giudiziario nell’agosto del 2000. «Il nostro unico obiettivo – precisa Paolo De Gregorio – era ottenere un’udienza privata da monsignor Cece». L’arcivescovo tuttavia, decise a suo tempo di denunciare i De Gregorio, successivamente condannati per molestie dal giudice di pace di Sorrento, con una decisione che tuttavia li assolveva dall’imputazione di diffamazione. A nulla dunque, sono valsi i tentativi della famiglia De Gregorio, che durante lo scorso mese di settembre decise anche di rivolgersi alla sede arcivescovile di Napoli affinché il cardinale Crescenzio Sepe li aiutasse a riconciliarsi col vescovo di Sorrento e a rientrare in possesso del campo. Di conseguenza, la struttura sportiva continuerà a essere gestita dall’attuale rettore della cappella di San Martino e potrà ancora essere fruita gratuitamente dai giovani». Ciriaco M. Viggiano
Il Mattino inserito Da Michele Pappacoda