
Salviamo le palme
La strage delle palme divorate dal punteruolo rosso potrebbe essere fermata. L’epidemia che ha ucciso le piante mediterranee che ornavano le strade più belle della nostra città, modificandone impietosamente il paesaggio, potrebbe essere bloccata dagli esperti dell’Orto Botanico che, da sei anni, lavorano senza sosta in un progetto teso a sconfiggere il mortale parassita. Ne parla Carmine Turco, l’agrotecnico della struttura di via Foria che, insieme con il collega Enzo Avolio ha già restituito la vita a quindici palme aggredite dal punteruolo rosso. «Nell’Orto Botanico le palme sono un centinaio. Quindici piante si erano ammalate» racconta Turco che dall’insorgere della «malattia» aveva col suo collega cominciato a studiare il modo per avere la meglio sull’insetto che deposita migliaia di larve nel tronco e nell’apice della palma. In effetti gli agrotecnici sono intervenuti con tempestività asportando la parte infetta e proteggendola dalle intemperie. Da qualche mese, infatti, la parte apicale delle palme è incapsulata in una sorta di casetta fatta di plexiglass che protegge dalla pioggia, dal freddo e talvolta anche dal gelo la pianta ferita. «Recentemente su alcune piante è stato ricacciato il germoglio. Vale a dire che c’è stata una ripresa vegetativa della pianta». In parole povere la palma è ritornata a vivere. Ed è questa la vittoria degli operatori dell’Orto Botanico che apre il cuore alla speranza di chi soffriva per la morte delle piante della nostra città (finora sono oltre trecento le piante abbattute dagli operai del Comune). «La palma - spiega Carmine Turco - è munita soltanto di un apice vegetativo. Se quest’apice marcisce la pianta muore. Ci siamo resi conto che l’unico sistema per salvarla è intervenire nel più breve tempo possibile asportando la parte infetta. E poi curandola con determinazione». «Bisogna sottolineare, a questo punto, che dopo l’intervento dei botanici la palma non resta affatto «vaccinata» per cui è sempre vulnerabile. Pertanto va controllata sempre, altrimenti può ammalarsi di nuovo» continua l’esperto. «Questo scempio poteva, dunque, essere fermato se l’Amministrazione comunale fosse intervenuta con tempestività, quando cioè il parassita cominciò ad attaccare le piante che ornano la nostra città» dichiara Silvana d’Ippolito, assessore della I Municipalità che è stata tra i primi a denunciare la presenza del punteruolo rosso. Il 23 febbraio scorso sul tema intervenne la Regione con un proprio decreto. L’assessorato all’Agricoltura nella delibera, indica una serie di prescrizioni ai Comuni della Campania e anche ai proprietari delle palme, per razionalizzare i piani di abbattimento e cura e l’eventuale piantumazione di nuove essenze. Ora però si apre uno spiraglio. E così si può pensare di salvare le piante anzichè abbatterle. Napoli, tra le città campane è quella che ha risentito di più dell’epidemia: da piazza Carlo III a via Marina, da Mergellina al viale Augusto, da piazza Vittoria a piazza Sannazaro, dal viale Gramsci alla Villa Comunale non c’è stata palma che non sia stata attaccata. Il punteruolo rosso - il nome scientifico è Rhynchophorus ferrugineus - è originario dell’Asia, dove è responsabile di seri danni alle coltivazioni. In Italia, lo ricordiamo, è arrivato nel 2004 quando un vivaista di Pistoia importò delle piante dall’Egitto. L’anno successivo l’insetto venne «intercettato» in Campania dove portò a morte centinaia di palme secolari. Gli adulti del rhynchophorus sono attivi sia di giorno che di notte, sono abili volatori, in grado di raggiungere nuove «prede» nel raggio di un chilometro. Una femmina può deporre sino a 200 uova per volta. Dopo la schiusa le larve si dirigono verso l'interno della pianta, scavando gallerie grazie al robusto apparato masticatorio.Marisa La Penna
fonte Il Mattino inserito da Michele Pappacoda