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18/03/2010

Ritualità e tradizioni della Festa di San Giuseppe

San Giuseppe 1974 Zeppole di Pantaleone
San Giuseppe 1974 Zeppole di Pantaleone

Si rievocano gli antichi Laboralia latini e i riti di purificazione agrari, mentre sulle tavole dei salernitani sono di scena le zeppole di Pantaleone

 

La festa di San Giuseppe, che si celebra oggi, ha origini molto antiche, risalenti alla tradizione pagana. Il 19 Marzo è a tutti gli effetti la vigilia dell’equinozio di primavera, giorno in cui avevano inizio i baccanali, i riti dionisiaci volti alla propiziazione della fertilità, caratterizzati da un’estrema licenziosità. Il  giorno in cui si festeggia San Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù, è legato a tradizionalissimi piatti che si usano preparare per questa data, legati soprattutto alle tradizione regionale italiana e che hanno origine addirittura nella Roma Antica. Il trionfo di zeppole è il piatto che da sempre contraddistingue questo giorno. L’origine di questo dolce è legato alle Liberalia, ovvero a ciò che rimase dei più famosi Baccanali; il 19 marzo è, infatti, la data  d’inizio degli antichi riti dionisiaci, misterici, iniziatici, poi vietati anche a Roma per l’eccessiva licenziosità dei costumi, fino ad addirittura perseguitarne gli adepti. Durante le Liberalia si viveva, comunque, un clima festoso, e si beveva rosso nettare, la popolazione banchettava per strada e vecchie donne incoronate d’edera offrivano focacce di farina, fritte in olio e intinte nel miele, le antesignane delle zeppole. Nel mese di marzo cadevano anche i riti di purificazione agraria. Il collegamento a questi ultimi culti è palese nella tradizione dei falò ancora oggi viva in molte regioni: si bruciano nelle piazze residui del raccolto dell’anno precedente e cataste di legna come auspicio di una buona stagione. E’ suggestivo pertanto pensare che questa antica festa pagana, così come tante altre, sia stata sostituita dalla festa cristiana mantenendo da allora le tradizioni di questa semplice leccornia. In molte località del Sud Italia c’è una grande devozione per il santo, ed ancora oggi viene venerato con grandi manifestazione di fede che coinvolgono intere comunità, ad esempio nel trapanese è tradizione allestire i cosiddetti Altari di San Giuseppe, soggetti ad un rito ben preciso che ha inizio molto tempo prima della festa con una questua che serve a raccogliere i fondi necessari per l’allestimento vero e proprio. Il giorno della ricorrenza si allestisce un banchetto per i santi, un ricco ristoro organizzato in favore dei più poveri, con un gran numero di piatti preparati dai devoti senza parsimonia, unici divieti, cadendo la festività in Quaresima, sono le carni e i formaggi. Questa festività in Salerno non ha grosse tradizioni. Essa è stata sempre una festa liturgica, cui la popolazione vi ha partecipato costantemente con fede, in quanto San Giuseppe è il patrono della “buona morte”. La tradizione salernitana è quella di preparare le celebrate zeppole di San Giuseppe, un impasto di farina e patate, tirato a bastoncini arrotolati e poi fritte, sino a farle diventare color del bronzo, per poi passarle nello zucchero. Ogni massaia ne dovrebbe confezionare in abbondanza, onde avere la gioia di poterne offrire qualcuna a coloro che non hanno avuto la possibilità di poterle fare: “Una buona vicina è sempre una benedizione del Signore” (“Le voci di dentro” Eduardo De Filippo). Ma sulla tavola dei salernitani non può mancare la guantiera di zeppole di Pantaleone. Sono quelle di Mario, zeppole a bignè fritte o al forno, farcite di crema gialla adorne delle particolari ed esclusive amarene. La prima zeppola deve essere consumata di rigore in pasticceria, accompagnata da un ambrato passito di Pantelleria scambiando gli auguri, in questa prima vera festa di primavera, preludio alla Pasqua e a quei dolci giardini d’Adone, rappresentati dalle inebrianti pastiere.

Olga Chieffi

 




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