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Dopo 3 eliminazioni consecutive agli ottavi, l'Inter si regala una grande notte europea, andando a espugnare Stamford Bridge nel ritorno contro il Chelsea, e salvando l'onore del calcio italiano. Decide un gol di Eto'o a un quarto d'ora dalla fine, ma decisivo è anche il coraggio di Mourinho

Il tabù è sfatato, e almeno per qualche giorno le polemiche che sembravano aver squassato nelle ultime settimane lo spogliatoio nerazzurro verranno messe a tacere. Così come per qualche ora, forse, si potrà addirittura non parlare di Balotelli. Dopo 3 eliminazioni consecutive agli ottavi, l'Inter vola ai quarti di Champions League, salvando l'onore del calcio italiano, ed espugnando il campo del Chelsea al termine di 90 minuti nemmeno troppo sofferti, giocati con grande personalità e molto coraggio.
MOU SPREGIUDICATO, INTER COL TRIDENTE - Un coraggio infuso ai nerazzurri soprattutto dalla scelte del loro allenatore. Dopo le scaramucce pretattiche della vigilia, in cui aveva rivelato solo 7 degli 11 titolari, Mourinho scioglie gli ultimi dubbi dichiarando le sue intenzioni spregiudicate: andare a Stamford Bridge per fare la partita, e cercare il gol. Spazio allora al tridente con Pandev ed Eto'o al fianco di Milito, e l'immancabile olandesino volante alle loro spalle, per l'Inter più offensiva vista in Europa da tanti anni a questa parte, lontana dalla squadra barricadera schierata nelle precedenti trasferte della fase a eliminazione diretta. A centrocampo l'altra relativa sorpresa, con Motta che ruba la maglia a Stankovic, mentre Zanetti arretra a sinistra. Tridente confermato anche per Ancelotti: dopo l'esperienza da terzino all'andata, Malouda approfitta del rientro di Zhirkov per tornare nella sua posizione naturale. La sorpresa è nella coppia centrale, dove Alex viene preferito a Carvalho, mentre tra i pali c'è la conferma obbligata di Turnbull.
L'INTER C'E', FIN DALL'INIZIO - L'inizio è incoraggiante, per chi ha ancora negli occhi i minuti iniziali delle trasferte a Liverpool e Manchester, in cui l'Inter subiva fin dall'inizio l'arrembaggio inglese andando in fretta in bambola. Il Chelsea parte invece compassato, dando segnali di voler ragionare con calma, e l'Inter riesce a restare ordinata e compatta, e a tenere il baricentro alto. Dopo un primo brivido, con un rasoterra dal limite di Ballack che fa la barba al palo, dal 20esimo i Blues provano ad alzare la pressione, ma Cambiasso e compagni tengono bene, pressando con efficacia e facendo girare bene il pallone in fase di possesso. La partita è tutt'altro che bella, complice anche un terreno di gioco ben poco degno della fama dei campi inglesi, ma l'Inter riesce almeno a dare dimostrazione di buona personalità, e a pungere soprattutto a destra, dove Maicon trova spesso praterie inattese. Proprio dal suo piede nasce la prima grande occasione dei primi 45 minuti per gli uomini di Mourinho, ma sul bel cross teso del brasiliano Eto'o, ingannato da un liscio di Terry, si accartoccia e manda a lato in tuffo. Rimane però l'ultimo squillo in avanti dei nerazzurri, perché l'ultimo quarto d'ora ricorda a tutti che a Stamford Bridge non può essere una passeggiata. Gli uomini di Mourinho subiscono il crescente forcing degli avversari, affidato soprattutto alla verve dell'uomo più in forma, Malouda. Fioccano i corner, su un paio dei quali la difesa corre rischi grossi con trattenute non viste da Starck, mentre in altre due occasioni servono i miracoli in scivolata di Samuel e Maicon per fermare le conclusioni di Drogba e dello stesso Malouda. Il fischio di Starck che manda le squadre negli spogliatoi arriva al momento giusto.
LA STELLA DI SNEIJDER ILLUMINA LA NOTTE LONDINESE - Alla ripresa, il Chelsea prova a continuare su quella falsariga, ma l'Inter ritrova le giuste distanze tra i reparti, e la disponibilità di tutti, a partire da Pandev ed Eto'o, al sacrificio. La squadra regge senza affanni, tanto che Julio Cesar si vede solo su un tentativo da sinistra del solito Malouda. A quel punto, i ragazzi di Mourinho capiscono che c'è spazio per provare qualcosa di più, e diventare padroni del proprio destino, invece di aspettare passivamente lo scorrere dei minuti. Cambiasso e Motta proteggono bene davanti alla difesa, riuscendo sempre più spesso a recuperare palloni di qualità che Snejder, una volta di più, comincia a trasformare in oro. La prima invenzione sublime è per Pandev, liberato da un tacco dell'olandese ma incapace di trovare il tiro prima del recupero affannoso di Zhirkov. Passano 5 minuti ed è Milito (non in grandissima serata) a ricevere un grande assist del piccolo Wesley, e a sparare malamente a lato. Il Chelsea prende paura e si disunisce, rivelando i limiti di una squadra fisica che sente però troppo, in mezzo al campo, l'assenza del dinamismo di Essien. E alla terza occasione il sogno prende forma: il sinistro di Sneijder dal cerchio di centrocampo pesca coi giri perfetti Eto'o, che finalmente si ricorda di essere un meraviglioso attaccante: stop a seguire, fuga verso l'area, e esterno destro chirurgico a fulminare Turnbull sul primo palo (nella foto AP/LaPresse).
MADRID E' LONTANA, MA ALMENO SI PUO' SOGNARE - E' il 78esimo, e su Stamford Bridge cala una notte buia, scaldata solo dai cori che i tifosi italiani dedicano a Josè Mourinho, e illuminata dalla sicurezza con cui l'Inter controlla i minuti finali, sfiorando in più di un'occasione il raddoppio. Una notte che per il Chelsea è buia come la serata di Drogba, che chiude una prestazione troppo ruvida e nervosa beccandosi il rosso per un fallo di reazione in area su Thiago Motta. Proprio dai cartellini arriva l'unica nota stonata della trasferta londinese, perché due dei quattro gialli mostrati da Starck ai nerazzurri costeranno la squalifica di Thiago Motta e soprattutto di un Lucio anche questa sera impeccabile. Ma poco male, ci sarà tempo per pensare alle contromisure. Ora non importa, perché questa è la notte che, oltre a salvare l'onore del calcio italiano, segna il grande ritorno dell'Inter nell'elite del calcio europeo. Madrid è ancora lontana, ma almeno quest'anno si può continuare a sognare fino a primavera iniziata. Per come ci aveva abituato l'Inter, e pure il calcio italiano, è già molto.
Guido Guenci / Eurosport michele de lucia