
Sant'Agata dei Goti
Positano costiera amalfitana . Ormai è diventata una consuetudine per noi dell’Associazione dei Gemellaggi organizzare una gita di una giornata nel mese di Marzo. Quest’anno la scelta è caduta su Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento, con visita alle cantine Mustilli. Ci rendiamo conto sempre più che non è necessario allontanarsi molto da Positano per trovare località che offrono attrattive culturali e paesaggistiche, magari diverse dalla nostra, ma comunque belle e interessanti.
Durante il viaggio incontriamo un tratto di acquedotto romano alto e imponente, perfettamente conservato che si erge davanti a noi e ci strappa commenti sulle capacità costruttive dei romani, ma specialmente sulla loro testardaggine che li spingeva a superare valli e montagne per portare l’acqua per chilometri e chilometri fino alla meta decisa.
Sant’Agata dei Goti si trova in provincia di Benevento e conta 12.000 abitanti. Benchè il paese sia molto esteso, il suo centro storico è arroccato su un terrazzo di tufo e circondato da uno strapiombo di 90 metri. Fa una certa impressione arrivare davanti a questa parete e attraversare il ponte che collega la parte nuova del paese alla parte antica. Ci accoglie la guida che per prima cosa ci fa affacciare dal ponte e ci racconta un po’ della storia di questo paese. Le origini di Sant’Agata dei Goti risalgono all’epoca romana, come certifica una iscrizione a fianco della porta del Duomo. Successivamente fu invasa dai Vandali e dai Goti. In epoca medievale fu occupata dai Longobardi, dai Normanni, poi dagli Svevi e dagli Angioini. Il nome Sant’Agata è stato dato a questo paese all’epoca della traslazione delle spoglie di Sant’Agata, la santa catanese, e il successivo “ dei Goti” potrebbe far pensare alla dominazione dei Goti, invece risale al periodo del feudalesimo quando la città apparteneva alla famiglia francese De Goth.
La prima visita la facciamo alla chiesa dell’Annunziata. Questa chiesa sorge fuori dalle mura antiche e a fianco all’attuale Ospedale, l’antico Lazzaretto. Fu fondata dalla confraternita AGP Ave Maria Grazia Plena, che oltre a dare conforto morale, svolgeva una funzione importantissima, perché alleviava le sofferenze dei malati che reietti dalla città, attendevano la morte nel Lazzaretto. La chiesa in stile gotico è pregna di spiritualità. All’interno le mura sono spoglie ed essenziali ma spiccano le vetrate moderne donate dall’artista Cassinari che brillano di colori e luci e il bellissimo affresco del Giudizio universale riportato alla luce da recenti restauri. La guida ci conduce poi a visitare la chiesa di San Menna. Ci rendiamo conto dal modo in cui apre il portone e si rivolge a noi che questa chiesa è il gioiello di Sant’Agata. Infatti la guida prima di farci entrare si pone all’ingresso del portale e si accerta che noi capiamo bene il valore di quello che vedremo e che non dobbiamo distrarci assolutamente. Dopo averci autorizzato a fotografare gli interni ci redarguisce a mantenere le fotografie assolutamente private e soprattutto a non metterle in internet. Perciò se volete vedere cosa c’è dentro a queste chiese dovete andare di persona a Sant’Agata. Io non posso mostrarvi le foto. La chiesa è affettivamente molto antica. Il pavimento è lastricato di mosaico e da quello che ci dice la guida, questo mosaico ha un’iscrizione che certifica la sua antichità ed è l’unico che può vantare questa particolarità.
Una parte del gruppo a questo punto ne ha già abbastanza della visita guidata e le domande vertono su altri interessi. Ad esempio c’è chi ha saputo che a Sant’Agata si fa la salsiccia ai carciofi o al limone o alla mela annurca. Il tentativo di deviare la nostra guida su itinerari diversi non ha successo ed imperterrita la nostra guida ci conduce a visitare il Duomo e il Museo Alfonsiano. Il duomo assomiglia nelle decorazioni, alla Chiesa Madre di Positano e nel sottosuolo vi è la cripta che risale a tempi molto più antichi, ma quello che veramente ci ha impressionati tutti è il museo Alfonsiano. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori viene rappresentato come un vecchietto con la barba a punta, deformato dall’artrosi e quello che ricordiamo di lui è che ha scritto “Tu scendi dalle stelle” e “Quando nascette ninno” ma in questo museo abbiamo appreso che era una persona che aveva fato voto di povertà e che è stato obbligato dal papa Clemente XIII a diventare vescovo contro la sua volontà. Nel museo si possono vedere alcuni libri scritti da lui, la sua sedia episcopale e la stanzetta dove lui viveva. La guida ci racconta che il santo addirittura dormiva sul pavimento e non sul letto. Vi immaginate che sofferenza, per una persona affetta da artrosi??
Ora finalmente ci dirigiamo alle antiche cantine Mustilli. Ci accoglie la signora Mustilli che ci dice subito che la sua famiglia ha origini Ravellesi, si proprio Ravello in Costiera amalfitana e le fa molto piacere incontrare compaesani. Il primo piano del palazzo dove la famiglia Mustilli abita è adibito a “Wine Bar” ed è arredato con mobili antichi, stile taverna. Al di sotto del pavimento vi sono le cantine alle quali accediamo da una ripida scala, che si rivela sotto una botola di legno. Scendiamo nel sottosuolo e visitiamo le cantine scavate nel tufo che ora sono adibite a stoccaggio delle bottiglie di vino ma che una volta funzionavano a pieno regime. Ora sono state sostituite da moderne cantine costruite in un altro edificio. Ci addentriamo nei meandri del sottosuolo e fra scale scivoli e antri, ognuno trova un angolo o un particolare interessante da fotografare. A questo punto la nostra guida ci annuncia la fine della visita guidata e ci saluta fra il sollievo di parecchi componenti della compagnia.
Ora resta la parte piacevole della gita: Tutti a tavola!!
Il pranzo è stato gradito da tutti e il vino anche. Non poteva mancare l’acquisto di qualche bottiglia di Aglianico o Piedirosso o Falanghina da portare a chi è rimasto a casa o anche per uso personale.
Le intrepide esploratrici del gruppo sono riuscite a scovare la macelleria che fa la salsiccia al limone, ai carciofi e ai funghi porcini, ma anche il salame all’aglianico e alla falangina.
Ma non solo!! Accanto alle cantine Mustilli hanno scoperto un caseificio con produzione di ricotta e formaggi di pecora. Come non comprarne!! E al ritorno non poteva mancare la sosta dal contadino per l’acquisto delle famose mele annurche. Tutta la famiglia contadina è uscita di casa a vendere quante più mele possibili all’allegra compagnia. Insomma siamo tornati tutti carichi di:
bei ricordi, allegria, vino, salsiccia e mele annurche……..
a presto per un’altra giornata diversa dal solito