
Ravello Nicola Amato
Ravello, costiera amalfitana. Il candidato alle elezioni regionali con la lista Api, Alleanza per L'Italia - il partito di Rutelli dove si trova nei direttivi nazionali - dottor Nicola Amato ci ha gentilmente rilasciato un'intervista. Presidente dell’Associazione Intercomunale “Antica Repubblica Amalfitana”, nonché presidente nazionale dei probiviri dell’ANUTEL (Associazione Nazionale Uffici Tributi) e responsabile dell’Ufficio Tributi del Comune di Ravello. Una personalità di rilievo nelle amministrazioni della costa d'Amalfi. Ecco l'intervista:
1. Quali sono le motivazioni che hanno ispirato la sua candidatura al consiglio regionale?
La mia presenza in questa competizione scaturisce dalla volontà mia e di chi mi ha spinto verso questo impegno di mettere a servizio della collettività la mia esperienza nella società civile e nella pubblica amministrazione. Chi mi conosce sa che i tanti progetti, le mie idee e le tante proposte di cui mi sono fatto promotore, hanno trovato soluzione e sono stati portati a termine. L'impegno profuso fino ad oggi al servizio del territorio nei tanti organismi di cui ho fatto e faccio parte e dell'esperienza maturata nel settore amministrativo, soprattutto gestionale, mi è di aiuto nell'affrontare il percorso politico nell'interesse della collettività e del territorio. In questa competizione ho quindi ritenuto di dovermi impegnare in prima persona, mettendomi in gioco, ma anche in discussione. Non sono un politico di professione, non ho rendite politiche da salvaguardare, ma solo tanto entusiasmo per aiutare il territorio e i cittadini attraverso le esperienze positive della mia vita amministrativa al servizio della collettività. La mia storia è caratterizzata dalla concretezza e dalla determinazione di portare a termine ogni iniziativa assunta. Questo fatto di concreto può rappresentare un biglietto da visita da presentare ai cittadini unitamente al candidato presidente Vincenzo De Luca. Lo slogan del mio manifesto elettorale è "Il mio impegno per una nuova regionalità al servizio del territorio e dei cittadini". In questo slogan c'è la sintesi del programma politico, che posso così rappresentare:
a) La nuova regionalità attiene ai rapporti dell'ente Regione coi territori. Spesse volte la Regione attua una vera e propria invasione di campo adottando provvedimenti legislativi che se vanno bene in alcune aree della Regione, rischiano di penalizzare i piccoli comuni. Porto ad esempio la riorganizzazione del servizio sanitario che ha umiliato il nostro presidio ospedaliero nato unicamente per la peculiarità del comprensorio. Ma ancora la realizzazione dell'auditorium come volano dell'economia turistica non solo di Ravello, ma anche della Costiera, non accompagnata da provvedimenti atti a migliorare l'offerta turistica con adeguati servizi: basti pensare che, mentre le attività correlate all'utilizzo dell'auditorium dovrebbero incrementare le presenze del 30% - 40 % e destagionalizzare il turismo, il Prg approvato dalla Regione contiene l'espresso divieto di realizzare nuove attività commerciali. Vale a dire che a Ravello e nelle altre realtà non dovranno aprirsi bar, ristoranti, negozi, opifici, etc. e quindi limitare le iniziative di nuove imprese e le opportunità di crescita dell'economia.
b) L'invasione di campo regionale penalizza il territorio. Le risposte al territorio le deve dare il governo del territorio: gli enti locali sono gli unici in grado di rappresentare le istanze dei cittadini. Il nostro obiettivo è quello di avviare un processo di decentramento dei poteri regionali verso gli enti locali. La Regione è un ente di indirizzo e programmazione, dovrà dettare le regole del gioco ma anche diversificarle area per area.
c) La nuova regionalità deve tenere conto anche della burocrazia. Non è possibile che per ottenere un permesso di costruire debbano essere coinvolti tantissimi enti di controllo per poi, dopo circa due anni, ripartire da capo e questo avviene non solo nel settore privato, ma anche in quello pubblico con limitazioni alla costruzione di depuratori, scuole, etc. Anche in questo caso si proporrà una semplificazione delle procedure che oggi bloccano la crescita dei territori ma soprattutto delle imprese, con il sistema del decentramento delle funzioni, anche a livello comprensoriale, l'obiettivo di rendere i procedimenti della pubblica amministrazione efficienti, efficaci ed economici nell'interesse della collettività.
d) Solo pochi esempi per avviare una nuova politica per il territorio. E poi, se è difficile scalfire il sistema Regione, allora realizziamo la nostra nuova Regione, quella salernitana: il detto antico "Se Salerno avesse il porto, Napoli sarebbe morta" la dice lunga. Salerno sta cambiando come città e come provincia: il salernitano con le sue coste, con le bellezze naturali e i suoi monumenti non ha bisogno di Napoli. Napoli ha bisogno di noi. La Regione salernitana non è una secessione ma una necessità se il baricentro continua ad essere spostato verso Napoli. E lo studio costitutivo è già stato avviato.
e) Il nostro territorio costiero necessita di approdi marittimi più efficienti per sviluppare le vie del mare, facendo funzionare i collegamenti marittimi 365 giorni all'anno. Realizzare porti turistici capaci di accogliere il turismo d'elite, che arriva sempre meno, la diportistica, affidando la gestione dei porti ad un insieme di cittadini (associazioni, cooperative, etc.) non già a pochi monopolisti, attraverso bandi pubblici, con tariffe pubbliche. Sviluppare poi il turismo crocieristico, che già si sta affacciando lungo le nostre coste, che farà crescere l'economia in modo esponenziale (basti pensare a quante persone sbarcano da una nave e a tutto l'indotto che vi gravita intorno).
f) Il trasporto via mare andrebbe a ridurre il carico automobilistico sulle strade costiere, strade che devono essere tutelate per le loro caratteristiche. Non è necessario realizzare delle strade a scorrimento veloce, bastano pochi interventi di miglioramento dei punti più critici. Chi viene in Costiera deve adeguarsi ai tempi della Costiera e ammirare, ad ogni curva, un paesaggio diverso, le meraviglie della nostra natura che fa del nostro territorio il patrimonio dell'umanità. Da sempre si parla di allargare quei tratti più stretti, quanti politici sono passati, eppure la strada è sempre la stessa. Bisogna rinnovare l'impegno, rispolverare i progetti e srotolare gli enigmi del non fare.
g) La viabilità è il punto dolente della nostra costa. La sosta incontrollata contribuisce a creare disagi. La Regione deve finanziare un piano parcheggi pubblici, aumentando e potenziando la ricettività dei veicoli. Davvero è assurdo pensare che i parcheggi li realizzino e li gestiscano i privati. Lo sforzo economico deve essere pubblico, la gestione deve essere pubblica, i proventi devono andare alle amministrazioni pubbliche. La ricaduta è di ordine occupazionale (rilevante), meno auto su strade, meno inquinamento, meno ingorghi, più immagine, più lavoro, più servizi, più presenze turistiche, più economia per tutti.
H) Un altro grave problema riguarda l'assetto idrogeologico del territorio, frane continue, smottamenti, chiusura dell'Amalfitana per Praiano e Positano, d'inverno come d'estate. Qualcosa non ha funzionato in questi anni. Senza attribuire colpe a chi ha amministrato fino ad oggi, è necessario che vengano effettuati lavori di consolidamento e di idraulica forestale, capillari. Non solo, è necessario che i costoni rocciosi come pure le macchie mediterranee vengano monitorate continuamente attraverso apposito personale e sistemi tecnologici avanzati per evitare gli incendi e le frane.
i ) Il lavoro e i giovani è l'altro grande problema in un momento congiunturale sfavorevole. Quanto prospettato nei punti precedenti può contribuire a realizzare le tante opportunità per i giovani in materia di lavoro e di impresa. L'obiettivo è quello di evitare la migrazione. Più formazione, più impresa. Investire sui grandi progetti per incentivare le assunzioni e creare nuove occupazioni, favorendo occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro che siano libere dalle intermediazioni delle segreterie poltiche.
j) E poi una sanità senza politicanti, più serenità per le famiglie in difficoltà, una maggiore attenzione alle poltiche sociali, più sicurezza e quindi vivibilità, no alla privatizzazione dell'acqua, no alle centrali nucleari (sì all'energia alternativa-geotermica di cui è ricca la regione,eolica, etc), quindi un piano serio per allontanare definitivamente il ripetersi dell'emergenza rifiuti, nuove tecnologie al servizio e a tutela del territorio. Insomma, discontinuità e rottura con la politica delle parole. Tutto questo, e tant'altro ancora, insieme alla libera iniziativa delle categorie produttive, che vanno incentivate, contribuirà a realizzare quel distretto turistico di alta, altissima qualità, cui tutti noi dobbiamo lavorare e impegnarci per realizzarlo e difenderlo.
Questi i punti del mio impegno senza retorica, cose concrete, fattibili da affrontare con grande entusiasmo e professionalità, per poter dire, come per le cose già ideate e realizzate: già fatto.
2. Perchè ha scelto la lista API?
L'A.P.I, l'alleanza per l'Italia, è un movimento poltico giovane, nato l'11 e 12 dicembre 2009 a Parma. Come recita il nostro manifesto per il cambiamento e il buon governo, l'Api è un'alleanza tra persone, realtà territoriali associative provenienti da diverse esperienze che organizzano un nuovo progetto politico. Vuole rappresentare, anzichè un partito in più, il nucleo promotore di un'ampia e coerente aggregazione: democratica, liberale, popolare, riformatrice. C'è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l'interesse generale e organizzare le nuove opportunità per il futuro.
L'Italia, ma soprattutto il nostro meridione, vive una stagione difficile. La crisi è superabile e non è impossibile unire la maggioranza della gente intorno alle decisioni che portino sulla strada giusta. Ma la politica non ce la fa. La politica non è tutto: una società aperta, un'economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. All'assemblea costitutiva tenutasi in quella città, cui ho partecipato autonomamente, forse anche solo per la curiosità di capire come nasce un partito, si respirava qualcosa di diverso. Quello che mi ha colpito è stata la partecipazione dei giovani, tanti, tantissimi, tanto da dover allestire un'altra sala per contenerli. Gli oratori che si sono susseguiti nei discorsi non erono poltici, ma giovani, giovanissimi, anche al di sotto dei diciotto anni. Hanno lanciato la sfida, hanno presentato proposte, hanno lasciato un segno.
Sta a noi dare risposte concrete e compartecipare coi giovani alla costruzione del loro avvenire e della nuova società in cui loro opereranno. Il mio impegno è soprattutto per loro, attraverso le esperienze maturate, per tracciare un percorso su cui si dovranno cimentare tenendo conto delle loro esigenze e non di quelle egoistiche dei pseudopolitici. La mia candidatura con l'Api in questa competizione è stata motivata dall'esigenza di rappresentare il nostro territorio, che altrimenti non avrebbe avuto rappresentanti. Da membro del coordinamento provinciale ho accettato di buon grado la designazione, qualificandomi come cattolico impegnato in politica.
3. Negli ultimi anni la gestione dell'Auditorium ha suscitato un accesso dibattito tra l'amministrazione comunale e il presidente della Fondazione De Masi. Quali sono le Sue considerazioni in merito? Come auspica che si risolvi la vicenda?
Come Lei sa io lavoro al Comune di Ravello e in quanto tale dovrei astenermi dal rispondere, ma avendo dichiarato che il mio impegno è di voler contribuire ad avviare la costruzione di un futuro per i giovani è giusto che io renda pubblico il mio pensiero e la mia proposta a riguardo, senza sottrarmi al dibattito. Nota è la mia posizione sull'Auditorium: totalmente contrario sulla localizzazione ma non alla sua utilizzazione. Un'opera eccezionale ideata da unartista famosissimo, ma che non andava posizionata dove sta. Oramai c'è e, bisogna dirlo, non appartiene più ai ravellesi e a Ravello. Bisogna convincersi che l'Auditorium Oscar Niemeyer è diventato, come la nostra Costa, patrimonio di tutti, dell'intera umanità. Ora sta a tutti noi operare affinchè quella struttura realizzi gli obiettivi che ci si era prefigurati in modo da farci dimenticare gli aspetti negativi. Da manager ribadisco che l'Auditorium può rappresentare per tanti un'opportunità, che si traduce in occupazione, iniziative imprenditoriali, economia (ricchezza) per Ravello e per l'intero comprensorio. Nel novembre 2008 da cittadino ho presentato all'amministrazione una proposta di gestione dell'auditorium dove rappresentavo come la gestione amministrativa e funzionale della struttura dovesse essere separata dalla gestione degli eventi, soprattutto musicali, individuando costi e ricavi e ipotizzando già allora una società in house per la gestione amministrativa. Ma oggi non ragioniamo su questo, se ne può parlare con maggiori approfondimenti in seguito. Nel rispondere alle domande poste, la cui problematica non interessa solo Ravello ma l'intero comprensorio della Costa d'Amalfi e delle zone limitrofe, dobbiamo registrare questo scontro in atto che formalmente riguarda le persone del Presidente della Fondazione da una parte e degli amministratori comunali dall'altro, l'uno contro l'altro armati, ove ognuno rivendica ruoli e posizioni. Quando nel 2002 è nata la Fondazione le prospettive erano diverse, il Comune svolgeva il suo ruolo e faceva valere le sue prerogative all'interno del sodalizio, oggi però lo scontro poltico in atto nel paese si è trasferito nella Fondazione. Penso che il problema, prettamente politico, nasca non tanto sulla centralità del Comune bensì sugli aspetti occupazionali. La battaglia è giusta ma c'è anche il diritto di chi già lavora a conservare il posto di lavoro. La centralità si sposta quindi sul cittadino ed è quello che dobiamo avere sempre a riferimento, con le sue esigenze, coi suoi problemi. Questo scontro danneggia solo il cittadino e, indirettamente, il sistema paese. La gestione dell'Auditorium e dellla Villa Episcopio darà lavoro a tante altre persone per cui le opportunità occupazionali sono rilevanti e ce n'è per tutti. Piuttosto rimodulerei l'aspetto giuridico del rapporto di lavoro con una formula che è già stata sperimentata con successo dal sottoscritto in altre situazioni occupazionali che tuttora continuano. L'Auditorium può far ripartire il paese e l'intero comprensorio costiero, ma deve essere messo in funzione subito, utilizzando i contributi regionali sull'avviamento, che altrimenti andrebbero persi. Se il problema è politico sta alla politica risolverli, ma bisogna fare presto, la contingenza non ci permette errori e senza idee un paese muore, senza programmazione un paese fallisce e con esso i suoi cittadini. Senza la caparbia della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l'impegno, gli sforzi, i sacrifici della gente che intrapendono e difendono la dignità del lavoro in un momento difficile. In tal senso auspico un passo indietro e tanto buon senso da parte di tutti, ma bisogna far presto. Nicola Amato
Di Valeria Civale