Gesù di Nazareth e la cultura circostante
Mi sembra giusto conoscere in Quaresima un po’ meglio l’ambiente intorno alla figura di Gesù ,perché anche se diamo per scontato di sapere tante cose sull’origine del cristianesimo , c’è sempre qualcosa da aggiungere per fare maggiore chiarezza sulle “certezze” della nostra fede.
Dal 4a.c al 39 d.c, cioè quando Gesù era in vita,la Palestina era diventata una provincia romana , con imperatore Cesare Augusto. I prefetti romani risiedevano a Cesarea, ma avevano la giurisdizione anche di Gerusalemme e uno dei prefetti ,Ponzio Pilato (29-36)ha lasciato tracce dietro di sé nei racconti della Passione contenuti nei Vangeli, il suo nome è rimasto legato alla tradizione storica di Gesù Proprio nel periodo del suo incarico, la resistenza ebraica contro la dominazione romana crebbe in modo preoccupante e Pilato dovette affrontare con la massima durezza il processo a Gesù, come si deduce anche dal suo comportamento in quell’occasione. La crisi del giudaismo in Palestina,sia culturale che religiosa, non regredì affatto con la dominazione romana, ma si inasprì nel corso del I° secolo fino alla caduta di Gerusalemme nel 70 d.c. Non si trattò solo di una crisi di identità popolare, ma fu anche e sopratutto una crisi religiosa. Ci si interrogò sul modo in cui il Dio di Israele avrebbe mantenuto la fedeltà promessa al suo popolo contro i dominatori del mondo( le domande dell’uomo sono sempre le stesse!).. Nel contesto ebraico del periodo abbiamo due correnti religiose importanti:i sadducei e farisei I primi, che erano la classe della vecchia aristocrazia clericale,basavano il loro culto sull’osservanza della legge scritta, la Torah tradizionale e non ammettevano altro testo che il Pentateuco dove non si parlava della resurrezione dei morti o di una salvezza futura. L’altro partito, i farisei , si attenevano alla stretta osservanza della Legge la cui osservanza rigida doveva permeare la vita quotidiana in ogni momento ed in ogni aspetto. Perciò essi aggiunsero una quantità di altre di norme di comportamento impartite dalla legge orale, che divenne solo una sorta di formalismo esteriore. Inoltre credevano nella resurrezione dei morti e in una salvezza futura raggiungibile con la purezza del culto. In più in tutto questo ampio quadro ,si aggiungevano le aspettative cosidette “messianiche” .In esse si guardava a figure inquadrate nel contesto storico come le fautrici della futura salvezza del popolo. E fu così che verso la metà del I secolo a.c,si instaurò tra i farisei l’aspettativa di un re salvatore discendente di Davide, che avrebbe salvato il popolo di Israele dal dominio straniero grazie all’intervento divino. E Gesù come si inserisce in questo quadro? Non stupisce che in qualità di iniziatore di un nuovo movimento all’interno del giudaismo sia stato messo a confronto con le aspettative messianiche dei suoi contemporanei .Ma solo in apparenza, in quanto non si è identificato direttamente con nessuna di esse. Gesù proveniva dalla terra di Galilea, regione del nord-Israele, semipagana e perciò disprezzata dai puri israeliti. Il nome Gesù è la forma grecizzata dell’aramaico Jeshua che a sua volta deriva dall’ebraico Jehoshua ,ed è un nome che unisce il nome sacro di Dio JHWH al verbo js > salvare. Da qui il significato che è”Dio aiuta”. La lingua madre di Gesù era l’aramaico-galileo, una forma dialettale così tipica,e comune agli apostoli, che farà poi riconoscere Pietro nel cortile del Sommo Sacerdote. Ma sicuramente Gesù conosceva anche l’antico ebraico, necessario per la lettura delle Sacre Scritture, mentre non risulta che parlasse il greco,anche se probabilmente lo conosceva in quanto lingua diffusa nella Palestina di allora.Si sa che dopo il battesimo ricevuto da Giovani Battista,Gesù diede inizio alla sua vita pubblica , dapprima in Galilea, intorno al lago di Tiberiade, poi in Giudea a Gerusalemme e doveva avere circa 30anni , anche se non è sicura la durata della sua predicazione. Giovanni parla di 3 Pasque, i sinottici suppongono invece che tutto si sia svolto in un anno. Si attesta che all’inizio, Gesù riscosse un certo successo fra il popolo: tanto che si delineò ben presto una reazione da parte dei potenti che sarebbe culminata nella Passione e morte di Cristo. E’ certo che l’ attività pubblica di Gesù si svolse sotto l’impero di Tiberio,e che venne crocifisso quando era procuratore romano Ponzio Pilato.Il titulus crucis , il motivo della condanna scritto sul palo della croce ,lo indica come un agitatore politico:Gesù Nazareno ,re dei Giudei. Questo il quadro storico.
Ma in Gesù c’è una dimensione specialissima che si riassume nella sua pretesa di annunciare in parole ed opere la venuta del Regno di Dio nella Sua Persona. Gesù diventa perciò una “persona scomoda”per molti ,un“segno di contraddizione”, capace di suscitare amore , ma anche avversione proprio per l’unicità del suo essere. Infatti l’agire miracoloso del Nazareno viene ad essere la testimonianza della consapevolezza di Gesù di essere colui attraverso la cui parola e opera la potenza di Dio raggiunge l’uomo,e di essere l’unico Uomo in cui l’essere e l’esistere coincidono senza alcuna contraddizione. Un Dio grande che si fa piccolo per non spaventare l’uomo e questo concetto lo esprime con parole bellissime F.Garcia Lorca in una sua toccante poesia con la quale chiudo questa mia breve riflessione :
“Cristo minuscolo ed eterno dell’ostia consacrata,
corpo di luce umana con muscoli di farina,
forma limitata e consacrata dell’infinito,
Dio forte , vivo nel Sacramento,
vivo eri, Dio mio, nell’ostensorio,
trafitto dal Tuo Padre
con un ago di fuoco”
Trudy Borriello
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