
Statue epoca fascista
NAPOLI - Che ci fosse qualcosa sotto ai cumuli di macerie del tunnel borbonico, i ragazzi della «Borbonica Sotterranea», l’avevano sempre saputo. Dai cumuli di terra e pietre gettati per anni dentro alle cavità del Chiatamone, sporgeva il gigantesco piede di una statua, che prometteva un gustoso ritrovamento. Ma solo nelle ultime settimane, quando ha potuto portare lì dentro una piccola escavatrice per sollevare le tonnellate di pietre e residui edilizi, lo speleologo Gianluca Minin, a capo del gruppo di persone che lo segue nell’avventura sottoterra, è riuscito a tirare fuori il tesoro del tunnel borbonico.
Sono venute alla luce, scavo dopo scavo, sei statue di epoca fascista, ma ce ne sono certamente altre che aspettano di essere dissepolte. La scoperta è recente. La Soprintendenza ne è al corrente e ha avviato uno studio per capire la provenienza, e la destinazione di quelle gigantesche riproduzioni. A occhio saranno alte quattro metri l’una, per capirne le dimensioni guardate la foto con il paragone tra una mano umana e quella di marmo.
Probabilmente si tratta della facciata di un grande complesso che era pronta ad essere montata ed è rimasta in deposito per il sopraggiungere della guerra o per la fine del fascismo. Le statue, dal disegno squadrato e marziale, tipico del ventennio, sono tutte divise in tre blocchi, spalle-testa, tronco e gambe; rappresentano giganteschi altorilievi, lisci nella parte posteriore, e dovevano essere poggiate su una possente e lunga base di marmo che pure è stata recuperata.
È solo l’ultimo dei tesori ritrovati con passione e tenacia da Minin e dalla sua associazione «Borbonica Sotterranea», che da oltre cinque anni si occupa del recupero del tunnel progettato da Enrico Alvino su richiesta di Ferdinando II. Quella cavità collega via Morelli con piazza del Plebiscito, doveva consentire alle truppe di raggiungere rapidamente la zona portuale dall’altro lato del monte Echia. È stata utilizzata soprattutto durante la seconda guerra mondiale, come rifugio, e nel dopoguerra come deposito di auto sequestrate (che sono ancora tutte conservate li dentro).
In quell’affascinante mondo di cunicoli sotterranei c’è un’ampia zona già riscoperta e ripulita, oltre a un mondo ancora tutto da scoprire. Potrebbe essere un luogo di grande richiamo turistico, invece è riservato a pochi eletti che riescono a visitarlo. Era sul punto di diventare il punto di forza del prossimo Maggio dei Monumenti, poi è stato nuovamente messo da parte perché la burocrazia non riesce a lasciare strada alle belle iniziative. Ma gli speleologi continuano a lavorare di buona lena sia sottoterra sia alla luce del sole, creando contatti per sponsorizzazioni al sito che, presto, verrà ufficialmente aperto.
Tra dieci giorni i tecnici di «Enel Sole» effettueranno un sopralluogo per studiare la possibilità di creare una partnership e fornire illuminazione d’effetto e a basso impatto ambientale come è già avvenuto in altri siti archeologici.
Contatti sono avviati anche con la Banca popolare di Milano e con il Banco di Napoli per ottenere sponsorizzazioni. Il tunnel borbonico si trova alle spalle del nascente garage Morelli.
E proprio grazie all’intervento di Massimo Vernetti, amministratore della società che sta conducendo i lavori al garage, il tunnel potrà essere valorizzato e messo a disposizione di napoletani e turisti. Il garage, infatti, non è stato progettato per invadere la grotta del Chiatamone sfruttandone ogni angolo per parcheggiare le auto.
I disegni, realizzati anche dall’architetto Fabrizio Gallichi, prevedono ampie aree lasciate libere per ammirare l’antico antro; e una zona, chiamata «agorà», all’ingresso della struttura, dove l’intera grotta sarà visibile e potrà essere guardata come attrazione turistica e come «porta» al tunnel borbonico. Proprio nell’«agorà» potrebbe essere sistemata una delle statue ritrovate. Ma sull’argomento c’è ancora una trattativa (amichevole), fra la società che costruisce il garage e i rappresentanti dell’associazione «Borbonica Sotterranea.
fonte Il Mattino inserito da Michele Pappacoda