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11/03/2010

Milano. Teatro Manzoni. L´oro di Napoli.

Luisa Ranieri - Gianfelice Imparato
Luisa Ranieri - Gianfelice Imparato

L’oro di Napoli al Teatro Manzoni di Milano. Dal film al teatro: una felice trasposizione.

 

Lo spettacolo proposto al Teatro Manzoni di Milano e in scena fino al 28 marzo 2010 con Gianfelice Imparato e Luisa Ranieri, Gianni Cannavacciuolo, Antonella Cioli, Giuseppe De Rosa, Loredana Giordano, Renato Giordano, Antonio Milo, Lello Radice, Giovanni Rienzo, Luigi e Davide Santoro, Valerio Santoro è come dice Pugliese: “Una dichiarazione d’amore per Napoli, città splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti, disperati, poveri, ricchi di fantasia, magnifici, capaci di inventarsi la vita giorno per giorno.”

La versione teatrale  riprende solo alcuni degli storici episodi del celebre film di De Sica del 1954, affiancando a questi altri completamente inediti, tratti direttamente dal romanzo di Marotta in cui  Napoli  rivive tutta puntellata, a simboleggiarne la precarietà della città e della vita partenopea, disseminata di personaggi in abiti d'epoca (costumi di Silvia Polidori), testimoni di un degrado tutt'ora esistente e di un tempo che viene rivissuto senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.

Un teatro nel teatro delle vite di tutti i giorni dei personaggi che, come nella "Mappata" di Salvatore di Giacomo, dove i poveri vengono raccolti tutti in un lenzuolo, in questa  edizione sono raccolte, dolenti o comiche, tragiche e paradossali, in un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli, ben rappresentato dallo scenografo Andrea Taddei con queste parole: “Il fantasma di questa Napoli appare sul palcoscenico sotto forma di telette e velarini, come un teatrino della tradizione con le quinte di tela pittata e gli elementi sospesi alle corde. Questa è una Napoli di carta poggiata sulle tavole di un teatro, com’è nella sua vocazione, e sopra, quindi, nel buio della soffitta, immagino due mani, enormi, a muovere fili delle figure tragiche e farsesche che nella luce di quello spazio si muovono brillando come l’oro di questa città”

Grazie a questa idea tutto lo spettacolo è un entrare ed uscire da dentro e fuori il palazzo, dove “progressivamente ne scopriamo gli interni, e negli interni gli episodi, e negli episodi i personaggi che, a prescindere dagli stessi singoli episodi, interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli del palazzo-microcosmo, dando vita a quella coralità dolente e magica di una Napoli anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile.”

Un degrado che la vorrebbe piegata, ma non si piega come Amalia, mirabilmente interpretata da Antonella Cioli e convincente nella sua napoletanità o come Teresa che fa del suo “mestiere” un trampolino per un riscatto sociale, ben riportato in scena da una brava Luisa Ranieri.

La coralità teatrale è ben manifesta nelle superbe interpretazioni  dei vari personaggi maschili, tra i quali spiccano Saverio (Gianfelice Imparato), Carminuccio o don Carmine (Giuseppe De Rosa) e Giovanni Rienzo che si cala in ben 19 personaggi con bravura e senza darlo palesemente ad intendere.

Infin, Armando Pugliese ha reso con la sua regia un affresco gradevole di un pezzo di vita napoletana accompagnando il tutto con le musiche del Premio Oscar Nicola Piovani e le luci di Valerio Tiberi e che con il passaggio dal bastone alla pistola entra nella Napoli di oggi, che nonostante tutto (eruzione Vesuvio passata o futura che sia) riesce sempre a rimanere in piedi.

 

Giuliana de Antonellis

 

 

 

 

 

 




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Maurizio Vitiello - mauriziovitielloitaly@yahoo.it

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