
Giuseppina Turra -. Ludovica Modugno
Articolo di Maurizio Vitiello - La badante al Teatro Bellni di Napoli con Ludovica Modugno.
Al Teatro Bellini
La badante
testo e regia di Cesare Lievi
con
Ludovica Modugno
e con
Emanuele Carucci Viterbi, Leonardo De Colle,
Paola Di Meglio, Giuseppina Turra
scene di Josef Frommwieser
costumi di Marina Luxardo
luci Gigi Saccomandi
PREMIO UBU a Cesare Lievi come migliore autore di novità italiana
PREMIO FLAIANO “PEGASO D’ORO” a Cesare Lievi per la regia
La Badante, nuovo testo di Cesare Lievi, è idealmente la terza parte di una trilogia che con Fotografia di una stanza della stagione 2004/2005 e Il mio amico Baggio della scorsa, compie ad una riflessione poetica sui cambiamenti indotti alla nostra società dalla presenza dei nuovi immigrati, stranieri per lingua (e cultura) che entrano nella nostra vita facendo esplodere contraddizioni sociali e intaccando abitudini quotidiane.
La storia ha lo sviluppo di un giallo.
Una famiglia borghese. I due figli si preoccupano per la salute dell’anziana madre; entrambi hanno poco tempo da dedicarle e, così, assumono una badante dell’Europa dell’Est, ma l’anziana signora non l’accetta; dice che è disonesta, che è una ladra …
Amareggiata dai figli e dalla presenza della ‘straniera’, la signora muore, ma quando viene letto il testamento il lutto dei figli si tramuta in rabbia, perché l’eredità della madre è scomparsa nel nulla.
Come e perché è avvenuto questo?
Venite a teatro e lo scoprirete, non possiamo proprio dirvi tutto …
Interprete principale Ludovica Modugno, insignita del premio della critica teatrale 2008 quale migliore attrice dell’anno per l’interpretazione de “L’una e l’altra” e “La Badante”, affiancata da Emanuele Carucci Viterbi e Leonardo De Colle, nel ruolo dei figli; Giuseppina Turra, la badante e Paola Di Meglio, moglie di uno dei figli.
Inoltre, Cesare Lievi, autore e regista de La Badante è stato inserito nella terna dei finalisti del Premio ETI-Gli Olimpici del Teatri 2008 come migliore autore di novità italiana.
La versione tedesca Fremde im Haus ha debuttato con successo il 22 settembre 2007 al Theater di Wiesbaden nell’ambito del Festival biennale di drammaturgia contemporanea “Grosses Theaterfest”.
Abbiamo visto lo spettacolo e comprendiamo che la società contemporanea detta la sua legge; i figli lavorano e non guardano più alla Casa, alla Famiglia d’origine, ma, per fortuna, non proprio tutti, per la verità; comunque, gli affetti non vengono curati per le origini, ma vengono proiettati sul presente e per il futuro.
Il preesistente, talvolta, viene inteso come zavorra; si guarda alle dinamiche affettive correnti e quelle si tutelano, comunque, nell’ambito del quotidiano stressato.
C’è una sociologia della famiglia che non vede più curati gli affetti familiari nativi, il tempo è speso nel consumo dell’esistenza indirizzata alla qualità della vita, ma trascurando la cura della vita dell’intera famiglia d’origine, a vantaggio di quella acquisita.
Gli anziani, i vecchi, i vecchissimi hanno bisogno dei figli, i figli non più dei genitori e quì l’inghippo sociale esplode.
Si vuole il badante o la badante per parcheggiare il limitato futuro dell’esistenza dei propri genitori; si delega, si sa il soldo paga.
La compagnia del figlio deve esserci, è essenziale per la tenuta psicologica ed affettiva dei vecchi.
Se ciò non si verifica, ecco, allora, che i vecchi “tradiscono” i figli, se traditi.
Trasferiscono ad altri il calore che pretenderebbero e che meriterebbero per la vita spesa per i figli; guardano a chi li coccola, a chi li guarda con affetto, a chi sa rispondere ai loro solleciti; grati, ricordano prima di morire chi li ha accuditi e nascono casi di eredità a favore di immigrati.
In conclusione, ottima la scenografia; voce della suggeritrice (?) che arriva in quinta fila; testo interessante; recitazione contenuta, senza sbavature, nei ranghi.
Maurizio Vitiello