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08/03/2010

Suicida in cella Giuseppe Sorrentino: il 35enne doveva scontare 25 anni

Suicida
Suicida

Impiccatosi in carcere a Padova, la denuncia della famiglia: morte annunciata, doveva essere sorvegliato

Cndannato per concorso in omicidio per l'assassinio di enrico de prisco

SALERNO - «Una morte annunciata». Così può essere classificato il suicidio di Giuseppe Sorrentino, che si è tolto la vita nella sua cella del «Due Palazzi» di Padova domenica mattina, per Bianca De Concilio, legale del ragazzo 35enne di Sant'Egidio. Sorrentino stava scontando una pena di 25 anni di reclusione per concorso in omicidio per la morte di Enrico De Prisco, nel marzo del 1996. Secondo una perizia medica della difesa effettuata dallo psichiatra Antonio Zarrillo, Sorrentino soffriva di una grave depressione, era capace di autolesionismo e affetto da manie suicide e schizofreniche. Da tempo conduceva in carcere una vita da emarginato, scandita dall'isolamento volontario e da continui scioperi della fame.

I sanitari del istituto di detenzione non avevano mai voluto credere alla sua labilità psichica ed emotiva. Si opponevano con forza alle perizie di altri psichiatrici, sostenendo che fingesse. Al di là delle valutazioni contrastanti sulle reali condizioni mentali del 35enne, un altro particolare getta ombre sul suicidio di Sorrentino. Il detenuto era stato infatti destinato alla sezione protetti del carcere, dove avrebbe dovuto essere strettamente sorvegliato. Ma durante l'ora d'aria, mentre gli altri detenuti erano in cortile, il ragazzo era stato visto armeggiare vicino alle sbarre.

E quando gli agenti erano accorsi, era ormai troppo tardi. Si era già impiccato. Lo ha comunicato l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere. Una storia tragica, che non è finita. La De Concilio annuncia la presentazione di un esposto-denuncia contro l'instituto di pena per valutare le effettive responsabilità dell'atto di suicidio. Secondo la Dda, Sorrentino operava di concerto al clan camorristico guidato dal boss Sandro Contaldo, attivo sui territori di Pagani, Nocera e Sant'Egidio Montalbino. Come fu lui stesso a raccontare aveva avuto un ruolo nell'uccisione di Enrico De Prisco.

fonte Corriere del mezzogiorno                                                         inserito da Michele Pappacoda




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