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06/03/2010

Napoli: Raid al Beverello sfondato muro per rubare in un bar

Rapina al Beverello
Rapina al Beverello

Napoli- Non si fermano davanti a nulla i padroni del molo: ladri, delinquenti, teppisti. L’altra sera non si sono fermati nemmeno davanti al muro di tufo che protegge il bar Beverello. L’hanno sfondato con violenza inaudita nel giro di un paio di minuti, alle dieci di sera, senza curarsi delle auto che sfrecciavano alle loro spalle. sono andati dritti verso la cassa, hanno razziato tutti i tabacchi esposti ma non hanno trovato soldi e non hanno avuto il tempo per forzare la porta blindata che protegge i gratta e vinci e le riserve di tabacchi. L’allarme che suonava all’impazzata li ha costretti ad andare via di corsa. Un blitz nel vero senso della parola. Otto minuti in tutto, dal momento in cui sono scesi dall’automobile, a quello in cui sono risaliti scappando a forte velocità: il valore della merce rubata ammonta a poche centinaia di euro, il danno al muro e agli impianti del bagno, invece, sfiora i seimila euro. Il tempo in cui hanno agito i ladri è stato cronometrato dalle telecamere di sorveglianza che il proprietario, Ciro Giglio, ha fatto installare a febbraio, dopo aver subito quattro furti nel giro di sei mesi. Quando i delinquenti sono entrati nel negozio, l’allarme automatico ha fatto partire la chiamata al cellulare del gestore. Giglio ha collegato il computer di casa alle telecamere piazzate nel bar e ha assistito, impotente, alla razzia. Ha subito chiamato la polizia, ma all’arrivo delle volanti i ladri si erano già dileguati. «Non posso andare avanti così. Se questura e prefettura non mi garantiscono protezione sarò costretto a chiudere e ad andare via. Anche l’assicurazione mi ha disdetto il contratto: troppi furti, non sono un buon cliente», ha detto amareggiato Ciro Giglio ieri mattina. Il problema della protezione al molo Beverello se l’era posto anche l’Autorità Portuale che, quattro anni fa, ha predisposto un box da destinare al presidio fisso di polizia o carabinieri. Però, a dispetto delle mille riunioni che si svolgono ciclicamente per attuare un piano di sorveglianza sul molo, quella struttura (che prevede anche due spogliatoi differenti per personale maschile e femminile) rimane costantemente deserta. E ne approfittano i delinquenti. Dal mese di aprile ad oggi sono stati consumati otto furti, di cui cinque solo al bar Beverello, e un numero imprecisato (ma altissimo) di scippi e borseggi. Quello dell’altra sera è stato il più clamoroso. Mezz’ora dopo la chiusura del bar, intorno alle 22, tre malviventi hanno parcheggiato l’auto davanti alla porta del locale, dal lato che affaccia su piazza Municipio, sotto gli occhi di centinaia di automobilisti che passavano in quel momento. Evidentemente già conoscevano il locale e sapevano come agire. In due soli minuti sono stati capaci di sfondare il muro di tufo aprendosi un varco nel bagno del locale. È l’unico luogo in cui non sono piazzati i rilevatori di movimento, per cui l’allarme non è scattato. Quando i ladri si sono addentrati nel locale, però, la sirena è partita, e anche la segnalazione telefonica al proprietario. In casa sua, davanti al computer che trasmetteva le immagini del bar riprese dalle telecamere ad infrarossi (immagini visibili anche sul nostro sito www.ilmattino.it) Ciro Giglio ha visto le tre persone che entravano nel bar: avevano cassette da fruttivendolo per portare via il bottino, ma non si sono accontentati. Hanno anche svuotato i cestini e li hanno usati come contenitori per le sigarette che stavano rubando. Non sono mancati i gesti di sfregio: espositori di gomme e caramelle gettati per terra, solo per dispetto. E le immagini del video mostrano anche il patetico gesto di uno dei ladri che, fuggendo via, afferra una merendina. Sul luogo è intervenuta la polizia. Con l’ausilio della scientifica sono state cercate impronte, ma i malviventi avevano i guanti. Due di loro erano anche protetti da passamontagna mentre un terzo aveva il volto scoperto. È proprio dal fermo immagine di quell’uomo, e da una ripresa esterna che mostra una parte della targa dell’auto che è partita la caccia ai ladri.

Sono arrivati di buon mattino. Molto prima che venissero alzate le saracinesche ai negozi. Mute da sommozzatori, maschere e torce elettriche si sono calati, attraverso il tombino di via Filangieri, nella rete fognaria, davanti agli occhi incuriositi dei passanti. I carabinieri del nucleo sommozzatori, supportati dai vigili del fuoco e da operai comunali, continuano dunque a lavorare per trovare eventuali tracce lasciate dalla banda del buco che, giovedì della scorsa settimana, ha firmato il clamoroso colpo da un milione di euro nella gioielleria Monetti in via dei Mille. Un assalto che ha seguito di qualche mese un colpo altrettanto eclatante nella gioielleria Damiani di via Filangieri. I banditi arrivarono nella boutique di Chiaia creandosi un varco e sbucando nel negozio. Dopo aver minacciato un dipendente con una pistola giocattolo, gli uomini d’oro avevano rastrellato i preziosi. Poi avevano fatto perdere le loro tracce. Le indagini vennero avviate immediatamente dalla Squadra mobile, diretta dal vicequestore Vittorio Pisani, coadiuvata dagli esperti della polizia scientifica guidati dal vicequestore Fabiola Mancone. Sono cinque i banditi che hanno fatto irruzione nei locali in via dei Mille e che sono fuggiti attraverso le fogne. Ieri, dunque, un nuovo sopralluogo. I carabinieri del nucleo sommozzatori, i vigili del fuoco e gli operai fognatori sono scesi di nuovo nei cunicoli sottostanti la strada dello shopping per cercare indizi. Nei giorni scorsi sulla scena del crimine erano stati trovati un cappellino abbandonato da uno dei rapinatori in fuga, sul quale sono stati effettuati prelievi per il test del Dna, e una pistola giocattolo.Paolo Barbuto

fonte Il Mattino                                                               inserito da Michele Pappacoda

 




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