È vero che in un paese dove sono presenti tanti partiti il principio di rappresentanza e democrazia è più forte. Infatti, un numero maggiore di liste, tende a garantire la rappresentanza di un maggior numero di pensieri e idee (Viroli). Ma se in un paese di quasi 5000 abitanti sorgono 6 liste civiche allora esiste un problema oggettivo che va analizzato e deve invitare a riflettere. La folta presenza di candidati, se da un lato testimonia l’interesse di tante persone alla res-publica, dall’altro non fa che confermare ciò che tutti dall’esterno vedono e pensano: ovvero che Maiori è un paese diviso, dove si evidenzia la totale assenza di un personaggio di spicco, capace di catalizzare e proporre un idea di politica condivisa dalla gente. I tempi che viviamo necessitano di unità, di coesione sociale, di progetti condivisi e condivisibili volti alla realizzazione del bene comune. L’impressione è che non sarà una bella campagna elettorale e l’interesse di chi vive fuori dal contesto sia solo una becera curiosità di litigi familiari e pettegolezzi. Il presentimento è che tra i 101 candidati, senza nulla togliere alle buone intenzioni di chi realmente crede di poter dare, siano veramente pochi coloro che sanno e conoscono approfonditamente le tematiche che Maiori dovrà affrontare e risolvere nel futuro. C’è preoccupazione soprattutto nell’idea che i giovani possano pensare di affermarsi non come uomini, dando valore al lavoro e alle idee, ma come politici-attori. Dopo le veline di Berlusconi, i litigi poco eleganti dei nostri politici che si vedono in tv, dove tutto fa audience, la politica sembra esser diventata un macabro palcoscenico su cui potersi esibire e soffocare quel senso di insoddisfazione che pervade chi cerca potere e rispetto nella società a danno della cultura dell’essere accompagnata dalle idee, la prova c’è già stata con i giovani “civetta” apparsi alle scorse elezioni provinciali e spariti dopo la mancata elezione.
La speranza di tutti coloro che amano il paese è che trionfi l’essenza della politica intesa come servizio al popolo e non a se stessi, dove il concetto di democrazia diventi un concetto reale e non astratto, dove la genuina e sana diversità delle persone convogli nell’unità del bene comune, dove i senatori della politica siano capaci di trasmettere alle nuove generazioni idee e valori al posto di ruggini e odio e dove i giovani sentano come propri i problemi che pervadono una comunità in evidente crisi di identità e oggi più che mai in cerca di unità.
Errico Taiani