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01/03/2010

Intervista alla fotografa Rosaria Iazzetta, a cura di Maurizio Vitiello.

Rosaria Iazzetta
Rosaria Iazzetta

Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde la fotografa Rosaria Iazzetta.

 

 

Intervista a Rosaria Iazzetta

a cura di Maurizio Vitiello

 

 

Puoi raccontarci dei tuoi inizi e del perché hai iniziato a fotografare?

Il primo approccio all’arte è stato di tipo pittorico e senza nessun mezzo termine sono passata alla forma tridimensionale della scultura perché quello che mi interessava era la conquista dello spazio, più che delle superfici. La scultura non hai mai rappresentato un punto di arrivo, ma anzi ha racchiuso in sé le diverse possibili interazioni con gli altri media  per meglio poter interpretare i disagi contemporanei, oramai divenuti prioritari nel concetto del mio lavoro. Il motivo per cui la fotografia si è poi esposta sostituendo la scultura stessa è nata dal fatto che una scultura ha bisogno della fotografia, come l’ amore dell’ amante per essere espressa e al meglio affidata ai posteri nel preciso istante di vita, consapevole dello spazio e della luce che la circonda. Da questa necessità, le fotografie sono poi diventate in versione retro-illuminata componenti della scultura stessa. Questo perché in alcuni movimenti scultorei, la luce dell’ immagine inserita si proietta sullo spettatore quasi a richiamarlo della contemporaneità e del disagio che la scultura stessa rappresenta. Poi, nell’evoluzione della mia ricerca sono arrivata ai recenti scatti in cui l’organizzazione scenica costruita appositamente per la fotografia, sembra somigliare a una costruzione scultorea in cui l’ unica differenza sostanziale rimane la luce e la fruibilità.

 

Sei stata all’ estero molti anni. Puoi raccontarci dei momenti più interessanti?

I momenti a mio avviso più interessanti sono sempre quelli in cui ho raggiunto una grande consapevolezza rispetto ai grandi dubbi, che culturalmente e socialmente affliggono a mio avviso un’artista. Questi non sempre sono avvenuti all’ estero, ma ovunque ci sia stato un processo di crescita, in cui  l’ esperienza vissuta prende parte al concetto del momento trasformandolo in ricchezza di contenuti e in profondità di pensiero. Come ben sai la maggior parte del mio tempo l’ ho vissuta in Giappone, spostandomi all’ interno dell’ Asia. La conoscenza di persone come l’artista Morimura Yasumasa, o il regista Kitano Takeshi, o la collaborazione con l’ artista australiana Anne Graham, o con il prof. Kido Osamu, o con la ART Fondation di  Johnnie Walker in Tokyo, hanno segnato notevolmente la mia crescita emotiva, oltre che aumentato la determinazione che esigevo nel mio lavoro. Ma  quello che credo abbia forgiato tutta la mia attuale ricerca, è stata la permanenza al dipartimento di Scultura della Tokyo National Art University. La conoscenza  disciplinata degli aspetti tecnici utili nella costruzione di una scultura ha da un lato rinforzato l’ idea che la scultura può essere statica anche secondo i miei criteri estetici, e dall’ altro ha evidenziato nella sua complessità quanto l’ equilibrio interiore debba essere bilanciato per la creazione di un nuovi processi. Più che interessante, invece, chiamerei formidabile la collaborazione con la Soh Gallery a Tokyo della Signora Toyoko Tsukamoto.

 

Ti restano contatti? Hai motivi di lavoro con il Giappone e l’Australia?

Dal 2003 a tutt’oggi collaboro con la Soh Gallery di Tokyo, ma prossimamente con la Gallery Hashimoto di Tokyo avrò una nuova collaborazione. Sarò anche alla Tama Art University per un talk con gli studenti in data da definire. In Australia collaboro con un gruppo di Eco-designer dal 2007, conosciuti nel 2000 al Visiting artist  svolto al dipartimento di Scultura della New Castle Art University –NSW- Australia, e a breve sarò a Seoul per un talk alla Seoul Art University coordinato dal prof. Wongi Sul.

 

Hai lavorato molto con Napoli. Napoli è “terra felice” per la fotografia?

Sai è difficile definire un posto meglio d’ altri quando ami qualcosa e qualcuno. Per esempio, se ami una persona non faresti mai la differenza del posto dove  è nato o vive. A Napoli, esiste una luce differente per cultura e posizione geografica. Qui la luce è come se parlasse, e se per esempio a Tokyo l’ artificio la fà da padrona qui necessariamente o secondo una propria formazione di coscienza ti devi attenere alla verità, cruda e vera, tragica o sincera. Ed ecco che la foto sembra essere lo strumento più immediato se si considera anche il fatto caratteriale dell’istinto e della poca pazienza di noi napoletani. Qui il messaggio fotografico arriva più di altro, perché i nostri occhi se pur l’ abbiamo dimenticato sono abituati al bello. Un bello che appartiene alla sincerità dell’ animo, ed è per questo che a mio avviso “lo scatto” è indispensabile utilizzarlo e renderlo prioritario su tutto. Se sia felice questo dipende dall’ interpretazione e dall’ uso che ad esso si dà.

 

Napoli merita attenzione. L’ arte fotografica può aiutarla?

Napoli si contraddistingue dal resto del mondo per il suo eccesso di bene e di male. Quello che più prende allo stomaco è il male, mentre quello che più aiuta il cuore è il bene. E’ in quest’ ultimo lato che credo sia inevitabile prestare attenzione. Ci siamo abituati a non riconoscerlo e se la cultura in genere, attraverso l’ arte fotografica, ma anche quella scultorea o pittorica, dedicasse più tempo ad elevarla verso nuovi orizzonti costruttivi di condivisione sono certa che Napoli primeggerebbe per i suoi talenti innati più che per la cronaca speculativa.

 

Stai preparando un libro particolare. Puoi darci un’ anteprima?

Come ti dicevo, è il lato sano che più mi interessa di questa città. E così partendo dal marcio come tendenzialmente la cronaca locale ci istruisce, ho messo insieme testimonianze di chi è riuscito a uscire dai sistemi loschi e criminali per sua volontà. Continuamente leggiamo di storie senza speranza, di impossibilità al miglioramento. E’, invece, trovo giusto dare voce agli ultimi che senza grandi esaltazioni di media, si sono indirizzati al bene, perché quello che li ha spinti è la speranza e la fede. E così la fotografia accompagna questo testo, quasi per mano per indicargli la via, interpretando il sopruso in tutte le sue forme, e giungendo al bene che dentro all’anima per costituzione tutti abbiamo. Un libro fotografico, quindi, di grande valore sociale ed etico.

 

In quale città preferisci lavorare?

Non credo che esista un posto specifico. Se si considera la scultura ti direi Napoli perché ho uno studio con tutte le attrezzature difficile da impiantare, se penso alla fotografia ti direi ovunque. Oggi credo che non dovremmo più ragionare in certi termini territoriali visto che nella vita tutto sembra essere incredibilmente collegato da una parte all’altro del globo e che, quindi, se operi a Napoli oltre al fatto che potresti portarlo nel mondo, dall’ altro credo che anche i benefici etici e sociali che le lotte che tu fai a Napoli poi si dilagano nel mondo. Se solo pensiamo che il buco dell’ozono per l’ inquinamento è nato in Oceania, ma, comunque, anche noi ne subiamo le conseguenze; questo ci permette di capire di quanto siamo drammaticamente coinvolti. E’ per questo che credo che bisogna essere locali nell’ agire e globali nel reagire.

 

Avresti voglia di allontanarti da Napoli per migliorare economicamente?

Lavorando come docente all’ Accademia di Belle Arti di Catanzaro, già lo faccio.

Ma, ovviamente, credo che sia necessario rimanere aperti al mondo avendo come priorità la sopravvivenza e non l’arricchimento anti-etico e anti-sociale. Il fatto che debba arricchirmi dimenticando le priorità sociali in cui il mondo versa, dare per pochi mesi un orientamento ipocrita alla mia ricerca non credo che sia la mia aspirazione principale.

Certo che mi allontanerei da Napoli, se ci fossero alte priorità in altri continenti.

Questo non mi ha mai spaventato, ma credo che bisogni anche combattere affinché nel nostro paese la cultura sia un bene necessario, addirittura un servizio indispensabile a cui affidare il benessere socio-culturale dei cittadini e che smetta di essere speculativo o di arricchimento per pochi, ma condiviso e retribuito.

 

Quali fotografi hai apprezzato che hanno lavorato su Napoli?

Beh, l’impostazione fotografica di Candida Höfer, i suoi scatti ambientati a Napoli sono pieni di luce, è straordinario il metodo comunicativo di Letizia Battaglia fotoreporter siciliana, che ha scattato anche qui a Napoli, fino agli scatti fatti a Napoli dal giovane francese Nicolas Pascarel.

 

I tuoi lavori pubblici dove sono stati collocati?

Il primo lavoro di entità pubblica è stato “Parole dal Cemento” installato a Scampia su 5 edifici, nel giugno 2008, quartiere a nord di Napoli.

Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=efHTpcZo3jk

Parole dal cemento fu realizzato grazie al contributo di Elpis s.r.l. e VIII Municipalità.

Il secondo progetto dal nome “P.N.P. progresso non Pubblicità” è installato  dall’ ottobre 2009 in otto siti del Comune di Ercolano.

Vedi: http://napoli.repubblica.it/multimedia/home/16264204/1/10

P.N.P. è stato realizzato grazie al Comune di Ercolano, all’Assessorato alla Legalità della Provincia di Napoli e all’Associazione Antiracket Ercolano.

Mentre il terzultimo progetto chiamato “Massime Eterne” viene installato dal dicembre 2009,  in due punti all’uscita della metro di Scampia a confine con il quartiere Piscinola di Napoli.

Massime Eterne è stato realizzato grazie al contributo del Centro Alberto Hurtado e della VIII Municipalità.

Vedi: http://www.ilmondodisuk.com/articolo.asp?id=895

 

Tu operi anche nel campo della scultura. Da quali motivazioni parti per produrre opere plastiche?

La necessità  di dover raccontare quello che in maniera drammatica viviamo diventa necessario e prioritario nel mio lavoro. L’interpretazione del disagio cerca di essere nell’ acciaio e nel ferro un momento di riflessione nello spettatore, che coinvolto dalle forme distorte e taglienti che osserva prende coscienza di un sé soggettivo e personale. Le sculture che realizzo vogliono  essere un trampolino di lancio per tutte quelle anime che accumulatesi alle altre hanno perso di vista i sogni individuali e hanno omologato la propria anima nella direzione dell’assuefazione e del fallimento socio-culturale. Ho bisogno di rendere lo spettatore cosciente di una vita migliore possibile, in cui il bene comune, il concetto di condivisione e di amore sono valori ancora utili alla crescita dell’ anima e della propria persona. Essa diventa il centro di tutto il mio lavoro e se a volte si fà da parte per lasciare spazio ad altro non lo fa perché ha bisogno di riposarsi, ma perché è talmente grande nel suo pensiero che comprende perfettamente che qualsiasi diverso media stia utilizzando lei ed è presente nell’ anima del nuovo creato e ne impone sempre il suo potere concettuale pur nella sua assenza.

 

Che mercato hanno le tue sculture?

Beh, la maggior parte del lavoro scultoreo è stato acquistato da collezionisti giapponesi e, se pur con minor frequenza, il mercato italiano sembra aver apprezzato il mio lavoro. Considerando la crisi e le priorità che ricevono i nomi di un certo calibro e i differenti media più vendibili, non credo che debba pretendere dal sistema, ma molto dal mio lavoro.

 

Operi quindi in vari media. Ma quali e chi sono i tuoi spettatori?

Una delle motivazioni per cui utilizzo vari media è proprio quello di poter arrivare a spettatori diversi. Negli ultimi tempi con l’ utilizzo dei banner la mia priorità è stata quella di indirizzarmi a tutti quelli che non hanno mai assegnato all’arte una priorità culturale, ai distratti, ai disattenti, agli assuefatti da certi sistemi di comunicazione e da quelli esclusi da certe crescite sociali. Con la scultura e a fotografia lo spettatore tipo non esiste, ma, di solito, è quello che inaspettatamente decide di lasciarsi coinvolgere in una crescita individuale e personale. Mentre per una crescita di solidarietà collettiva credo di predisporre i miei talk e le mie performances in modo da arricchire di forza e coraggio l’ anima dell’uditore accorso.

 

Napoli-Tokyo. Esistono delle particolarità in queste due città che ti hanno dato degli input nel tuo lavoro?

Napoli è incredibilmente diversa da Tokyo e altrettanto Tokyo lo è da Napoli. Forse, non potevano capitare nella mia vita due opposti di così grande intensità. Certo che la lotta sociale che oggi porto avanti nei confronti del sopruso campano è,soprattutto, dovuta al fatto che abbia visto che un modo di vivere senza soprusi camorristi esiste. In Giappone grandi problemi ci sono, ma il rispetto per la persona è elemento cardine per la convivenza civile ed etica della società. La disciplina acquisita in Giappone mi permette di dedicare meticolosamente il tempo al mio lavoro e l’ istinto partenopeo dà uno sprint energetico sensazionale e illimitato al concetto quanto all’ estetica nel mio lavoro.

 

Che futuro prevedi per il tuo lavoro?

Sai, tendenzialmente, non mi piace pianificare il futuro. Sento che un'altra modalità espressiva abbia preso a competere con il lavoro fino ad ora condotto. Nel febbraio 2008, grazie al sostegno del G.A.I. (Associazione dei Giovani Artisti Italiani) ho realizzato un interessante Ttlk  in lingua giapponese alla Soh Gallery dal titolo “Love Revolution”.

Il talk visibile in web http://www.youtube.com/watch?v=kuEFr7YJLuo ha rappresentato un momento di grande e importante intensità comunicativa, in cui l’elemento scultoreo era il mio dire più che la mia persona. L’ amore è diventato prodotto comprabile e sostituibile all’ occorrenza, dimenticando il ruolo fondamentale che esso ha all’ interno della nostra vita e della vita degli altri. In modalità differente ho, poi, realizzato al Teatro Instabile di Napoli nel Maggio 2009 un talk fotografico sulle relazioni che intercorrono tra il sopruso camorrista e la vita quotidiana. Il lavoro dal titolo “P.N.P. Concept”, a cura di Stefano Taccone e Stefania Russo, è rientrato nel programma “Maggio dei Monumenti” del 2009 ed è stato veramente significativo nel concept del lavoro, in quanto si univa la comunicazione verbale a quella visiva. E, poi, nell’Ottobre 2009, al Teatro Siani di Marano, una nuova presentazione dal titolo gli audiovisivi della camorra, con la dott.ssa Iolanda Napolitano.

Credo che sia necessario seguire non le tendenze espressive, ma le dinamiche della propria anima in concerto con le motivazioni concettuali e i criteri estetic, perché come noi cambiamo nel nostro sentire, sarebbe assurdo che la creatività, muscolo straordinario, rimanesse chiuso dentro a schemi prefissati e poco attenti all’ io interiore divino e produttivo.

 




Inserito da:
Maurizio Vitiello - mauriziovitielloitaly@yahoo.it

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