
Giuseppe Liuccio su auditorium Ravello
Ravello è una delle più belle e prestigiose cartoline dell'Italia turistica nel mondo. Lo è per la sua storia, per i monumenti, per i paesaggi, per le strutture di accoglienza di qualità, anzi di eccellenza, per la ospitalità degli abitanti, calda e riservata insieme: un unicum esposto con aristocratica disinvoltura, come si addice ad una regina. E' conosciuta nel mondo come "città della musica", da quando Wagner vi capitò per caso e di fronte allo spettacolo di conflagrazione di cielo e mare dal terrazzo sull'infinito di Villa Rufolo esclamò incantato "Il magico giardino di Klingsor è trovato!". E da quell'incontro nacquero i "Concerti" in suo nome per una felice intuizione di Paolo Caruso, all'epoca presidente della locale Azienda del Turismo, sponsorizzati e finanziati da Girolamo Bottiglieri, presidente dell'EPT.
La vicenda Auditorium, che da quei concerti trae radici, esplosa fragorosamente sui media nazionali ed internazionali, quell'immagine l'ha appannata, anzi, per dirla tutta, infangata ed anche un pò sfregiata. Tutti hanno straparlato e sono volati gli stracci. Il danno non è da poco ed ora è necessario e doveroso correre ai ripari fin da subito.
Il Comune legittimamente, anche in virtù e forza della democrazia elettiva, che è e resta sovrana, esige ed impone il governo del territorio, auditorium compreso, e non può e non deve "senitirsi ospite in casa propria", come con apprezzabile dignità e fierezza ha sottolineato il sindaco Imperato. Il Presidente della Fondazione, De Masi, per quanto autorevole, pecca di supponenza e, qualche volta, di arroganza e, spesso, invade campi che non gli competono. Questi, in sintesi, i motivi del contendere, con il non trascurabile corollario della gestione di risorse notevoli, il che vuol dire potere e clientele.
A Ravello si respira aria di veleni, appesantita da una campagna elettorale che è già in atto (come dimostra, tra l'altro, l'intervento su "Il Mattino" di oggi dell'ex sindaco Secondo Amalfitano, che rovescia una ulteriore lattina di benzina sul fuoco della polemica e, forte delle sue amicizie altolocate, non si rassegna al ruolo di "secondo", come da nome, ed aspira a recitare ancora una volta il ruolo di "primo" cittadino nella sua città).
Come uscirne, senza infangare ulteriormente l'immagine della città?
Innanzitutto senso di responsabilità e di buongusto consiglia di mettere il silenziatore alle polemiche. In secondo luogo è auspicabile che tutti facciano un passo indietro. E nelle condizioni date non lo farà mai, di certo, l'Amministrazione Comunale, che di qui a pochi mesi dovrà sottoporsi al giudizio dell'elettorato. In attesa del responso elettorale l'unico a farsi da parte non può che essere il Presidente della Fondazione. Da persona intelligente, quale è, deve registrare, suo malgrado, che a Ravello, per discutibili motivi di incompatibilità ambientale, non è gradito all'attuale maggioranza che governa il Comune. Buon senso, buon gusto e realismo politico impongono di prenderne atto e farsi da parte. E' impensabile, oltre che irresponsabile, resistere per un anno e passa (le elezioni amministrative a Ravello si terranno nella primavera prossima). Sarebbe una ferita mortale per la la città e la sua lenta agonia.
Probabilmente, per partito preso o per orgoglio (degno di miglior causa), nessuno dei contendenti deporrà le armi e la ferita diventerà purulenta e cancrenosa fino alla metastasi. Di qui la necessità di affondare senza pietà il bisturi e intervenire con urgenza. Non conosco il regolamento dello Statuto della Fondazione e non so se prevede un commissariamento ed, eventualmentre, da parte di chi. Se così è, intervenga chi di dovere (Regione?) e subito. Se così non è si azzeri tutto, presidenza e consiglio di amministrazione, al limite con un libero atto di responsabilità di tutti. Si rimetta tutto in discussione e si ricominci daccapo con nuovi impegni e protagonisti nuovi. E in Costiera esitono professionalità in grado di farsi carico della gestione della Fondazione, impresa onerosa ed impegnativa, ma certo non impossibile. Lo esige il senso della responsabilità, il buongusto e, soprattutto, la tutela del buon nome di Ravello in Italia e nel mondo. So che non è facile rinunziare al potere. Mi rendo conto che la mia è una proposta forte, dirompente e choccante. Ma, francamente, non vedo altre vie per risolvere un problema che, giorno dopo giorno, diventa sempre più drammatico: una brutta e, in parte, purulenta ferita all'immagine di Ravello e dell'intera Costa di Amalfi.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it