
Elezioni Agerola
Il sindaco onorevole potrebbe candidarsi per poi lanciare la moglie. Milo invece lascia l’Mpa per unanuova lista. Senza lasciare traccia in paese
Gli esami non finiscono mai, diceva Edoardo; neanche le campagne elettorali, aggiungiamo noi. Fallito l’assalto a Strasburgo, l’onorevole dottore e sindaco di Agerola Michele Pisacane, dopo aver bacchettato i suoi con un sontuoso messaggino, una didascalia che mescolava spiritualità indiana e consigli da calendario di frate indovino (“Caro amico, ti ringrazio per l’impegno profuso in questa campagna elettorale. Sappi che la forza del trionfo sta nella capacità di assorbire l’insuccesso facendolo diventare momento di riflessione per i successivi traguardi”) riprende in mano il filo del gioco e si concentra sulle regionali del 21 e 22 marzo 2010. Su un punto, per nulla secondario visti i trascorsi, sembra avere le idee più che chiare: oggi non è il caso di lasciare l’Udc per orizzonti oscuri ed imperscrutabili. Lo scudo crociato di Casini imperversa fra i sogni ed i sondaggi di Massimino D’Alema e, col suo 12% di consensi, sembra proporsi come arbitro ed ago della bilancia determinante alle prossime amministrative. In Puglia come nel Lazio, in Piemonte e soprattutto in Campania, dove i giochi sono ancora aperti perché i grandi protagonisti si muovono nel buio. La scontata vittoria del centrodestra, all’ombra del Vesuvio, ha causato un primo grosso scossone nell’ufficio politico del secondo deputato agerolese, l’onorevole Antonio Milo. Gli strali vengono da lontana, segnatamente dall’Assemblea Regionale Siciliana e quindi dal segretario nazionale dell’Mpa. Infatti il governatore della Trinacria, Raffaele Lombardo, dopo aver intrapreso un’aspra battaglia con il presidente del Senato Schifani e l’area sotto la sua influenza a Palazzo dei Normanni, è dovuto ricorrere all’appoggio esterno del partito democratico, al fine di ridare ossigeno e linfa alla sua prima legislatura. . Decisione che ha sconcertato e meravigliato Milo, segretario campano dell’Mpa, mai stato a proprio agio nell’area di centrosinistra, come dimostra la fulminea apparizione nell’Italia di Mezzo, il soggetto politico plasmato ad hoc da Marco Follini per gestire in maniera graduale il suo passaggio dall’Udc al Partito democratico. Allora l’onorevole, soprannominato “Sorrisi e canzoni” dai concittadini a causa della sua giovialità, non seguì Harry Potter Follini nel suo peregrinare a sinistra; alzò invece la posta e creò all’interno del consiglio regionale della Campania un gruppo con il Nuovo Psi di Stefano Caldoro. A questo si aggiunga il fatto che fra le nuove amicizie politiche poteva ora annoverare un vecchio padre della grande famiglia democristiana, ritornato in pista alla veneranda età di quasi 80 anni: Vincenzo Scotti. “Tarzan”, andreottiano di ferro all’epoca delle correnti che innervavano la “balena bianca”, è stato determinante per l’elezione a deputato di Antonio Milo e premiato da Raffaele Lombardo con il ticket per il giuramento da sottosegretario agli Esteri, carica che ricopre ancora attualmente. Sfiora il comico se non addirittura il ridicolo la decisione dei vertici del partito di designare commissario campano dell’Mpa quel Riccardo Villari che si blindò nelle sue stanze di presidente della Commissione di Vigilanza Rai dopo esser stato scaricato da tutti, centrodestra compreso, che di lui si era servito per mettere in ridicolo il Pd; allora si rischiò l’intervento dei caschi blu dell’Onu. Ora lo ritroviamo alla testa di un partito morente, animato solo da Scotti e Milo fin quando ha fatto comodo anche al presidente Lombardo. Non contano le idee moderate, conta la tattica, il posizionamento sulla scacchiera e soprattutto la tempestività. La stessa che spinge i due ex referenti campani dell’Mpa alla creazione di una nuova lista, e molto verosimilmente di un nuovo soggetto politico che appoggi il candidato del centrodestra alla guida della Regione Campania, soprattutto se l’identikit corrisponde al nome di Stefano Caldoro. Più delicata la questione in casa Udc; per la famosa ed innovativa politica dei due forni, Casini sceglierà quello più caldo, ovvero i pretendenti a Palazzo Santa Lucia del centrodestra. L’onorevole Pisacane deve quindi puntare a far fruttare al massimo il proprio patrimonio di preferenze; candidandosi personalmente per poi, probasbilmente, lanciare nell’agone politico la moglie. In ogni caso la stagione per mettere il colpo in canna è aperta; l’onorevole Pisacane, se vogliamo circoscrivere la battuta “di caccia” ai soli Monti Lattari, sembra meglio equipaggiato. Ancora un conto alla rovescia quindi; ancora una campagna elettorale. Se non sono europee, sono provinciali; se non sono regionali sono comunali. Di tempo per amministrare un paese, per mettere a punto piani di rilancio di un territorio asfittico, ne rimane veramente poco. Comprendiamo.
Rosario Cuomo Luigi Mannini
inserito da Michele Pappacoda