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13/02/2010

Il centro storico stabiese

Piazza Orologio
Piazza Orologio

Quando vengo a Stabia, ogni tanto, ho dei percorsi che mi prescrivo, rigorosamente a piedi, dal fiume Sarno fino a Quisisana, anche se i tratti lunghi o in montagna, penso alla salita di San Giacomo, mi riescono sempre piu´ faticosi. Sono i miei luoghi della memoria. Ma il primo percorso e´ quello che mi porta al "mio" mare. Partendo dall'interno della citta´ nuova, prendo tutte le possibili scorciatoie, finche´ non arrivo a piazza Ferrovia, da dove posso incominciare a rivederlo. E qui inizia, definitivamente, il mio passare per le bacchette. Mi sento come uno che, ad ogni passo, venga continuamente bastonato dalle impressioni, dalle immagini che gli si schiudono.       
S'inizia con le striscie pedonali, che gli automobilisti non rispettano, il "botto", quando si vede il capannone per la precostruzione del cantiere, fatto proprio per dare nell'occhio, affatto disposto a nascondere, in qualche modo, le sue forme sgraziate.Si continua con le miserabili condizioni dell'arenile, ormai uno sterminato prato allo stato brado, pieno di indescrivibili sporcizie, delle panchine "pittate". Dalla fontana del vogatore che rema a secco, ma in un mare di rifiuti, si prosegue con il rudere dell'ex casa del fascio, le fontanine e le ringhiere divelte, i cestini sventrati e stracolmi di immondizia, la cassa armonica presa di mira dai palloni, i motorini che sfrecciano in villa, la pavimentazione in tufo di seconda qualita´, che ormai cade a pezzi, piena di pozzanghere o polverosa, secondo le stagioni, i simulacri di vecchie palme, lasciate li´ come cadaveri putrescenti, alberi potati da allievi giardinieri al loro primo giorno, che lo hanno fatto ad occhio ed a buon peso, le aiuole vuote di piante, ma con tanti rifiuti, la fontana del tritone, in condizioni indescrivibili. Al piu´ tardi qui´, ormai pieno di lividi, mi butto sul lato mare, nella speranza di prendere meno botte. Ma, oltrepassate le diverse pozzanghere, mi ritrovo davanti dei minacciosi mostri, i Magazzini Generali, che continuano a fare bella mostra di se, sebbene ormai non servino piu´ a nulla. L'unico estrattore rimasto sul pontile, mi ricorda, stranamente, il mulino di Don Quisciotte. Ma mi mancano le vecchie bitte di ormeggio, i "nostri" cannoni borbonici, ormai "organizzati" da qualcuno e sostituiti da strani scarafoni. Sebbene si parli di passeggiata a mare, al piu´ tardi a partire dalla Guardia Costiera, debbo ritornare all'interno, barcamenandomi tra le innumerevoli auto che bloccano, nelle piu´ impossibili posizioni, quello che dovrebbe essere un percorso pedonale. Non mi soffermo sul bagno pubblico, in cui non entro, anche se dovessi farmi sotto. Probabilmente e´ cosi´ pulito ed accogliente come quello della villa comunale. Strani tipi si fanno dare la mazzetta dai prelevatori dell'acqua della Madonna. Se almeno li aiutassero a riempire bottiglie e bottiglioni... Ma, tant'e´, ognuno cerca di arrangiarsi come puo´. Il bisogno sbriglia la fantasia. Finora non ho avuto modo di vedere complete ne´ la Fontana Grande, l'ultima volta ancora in costruzione, ne´ la riattata piazza Orologio.Della prima ne ho letto, finora, peste e corna, a partire dalla pavimentazione gia´ dissestata, fino alle sottili cannucce eroganti l'acqua, in parte gia´ in condizioni pietose o secche. Involontariamente mi chiedo: ma che ne e´ dell'acqua Ferrata e dell'Acetosella? Chi se le fotte? Sulla piazza Orologio e´ calato il silenzio piu´ assoluto. Nessun casino a riguardo della inaugurazione, nessuna cronaca a riguardo del risultato del suo rifacimento. Puo´ essere che qualcuno ha finalmente capito quale puttanata si sia commessa con questo rinnovo e vi abbia disteso sopra il manto dell'oblio? Ma il mio pezzo forte, con grande spirito di sacrificio, qui bisogna essere un grande masochista, inizia alla Fontana Grande, dove imbocco via Santa Caterina. E qui le botte sono tanto forti e frequenti, che mi sento male. Ho l'impressione, come se il terremoto fosse stato solo qualche settimana fa, e non quasi 30 anni prima, seppur senza visibili mucchi di macerie. Un silenzio spettrale, non una voce, non un'anima viva per la strada, neanche un negozio aperto, porte fatiscenti sbarrate. Come in una radiografia, i muri, coperti solo in parte dall'intonaco, mi mostrano le loro miserie, le loro crepe piu´ o meno vistose. Se do´ uno sguardo nei portoni aperti, vedo solo una foresta di putrelle, di travi che, in qualche modo, sostengono faticosamente le costruzioni. Questa foresta e´, in parte, cosi´ fitta, che mi debbo chiedere, ma come fa la gente a passare? Che questi edifici pericolanti e fatiscenti, che non vedono un solo raggio di sole due mesi l'anno, sprovvisti di ogni impianto igienico degno di questo nome, senza un decente riscaldamento, che essi siano ancora abitati, me lo dimostrano i panni sciorinati tra i due lati della strada. Mi dicono che, ormai, sono diventate le abitazioni di extra-comunitari, non registrati da nessuna parte, ne´ all'anagrafe e ne´ a quello di collocamento, senza permessi o documenti. Nessuno sa chi e quanti essi siano, dove lavorino, a che condizioni, di che vivino, in quanti dormono in ogni stanza, con quali affitti individuali, a branda. Certamente, per i proprietari, e´ piu´ comodo sfruttare i loro tuguri a queste condizioni che riattarli. Involontariamente uno si domanda: ma dove sta qui l'autorita´ costituita, la civilta´, la Legge? Si ha l'impressione di trovarsi in una di quelle macchine fantastiche che navigano nel tempo. Ma sul cruscotto leggo sempre: Domenica, 23 Novembre 1980. Da allora, il tempo si e´ fermato. Mi avevano sconsigliato di salire per Visanola al castello, pena la mia incolumita´, e non l'ho fatto neanche al Cognulo. Credo che le impressioni, le bastonate gia´ ricevute fossero state gia´ piu´ che sufficienti. Non bisogna strapazzare il proprio coraggio. A partire dal largo Pace, le impressioni diventano un poco meno oppressive. Mi 

guardo un momento la calata San Bartolomeo, dove sono vissuto 25 anni, anche li´ tutta una fila di negozi chiusi, e passo alla via Gesu´. Qui si potrebbe iniziare a guardare ed ammirare, se non fossero le tante macchine ferme ed in moto. O ti guardi gli edifici, o pensi alla tua incolumita´. 
Arrivato a piazza Municipio, bella ed ariosa, mi viene da domandare: Ma che si tratta sempre della stessa citta´? Perche questa gente costruisce e continua a voler costruire sempre nuovi edifici in zone della periferia nord, sempre piu´ socialmente disastrate, prive di ogni servizio base, invece di riattare questo bubbone che corrisponde al nome di centro storico? Se volessero, avrebbero tante vie a disposizione, per costringere i proprietari a farlo, per farlo fare. Qui, temo, la risposta non la conosce neanche il Padreterno, al massimo la camorra. Mi ripropongo di chiedere qualche altro particolare "intimo" a gente coraggiosa che abita ancora nella zona, come un certo Takahashi, che certamente potra´ meglio contribuire, dietro lo schermo della sua anonimita´, con ulteriori particolari, che non si schiudono ad un seppur attento osservatore...

Fonte Stabia Channel                                 inserito da Michele Pappacoda

 

 




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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