
Enogastronomia
Enogastronomia: Il Sagrantino da Spoleto a Assisi
Non si sa cosa scegliere.
Se udire i suoni dimenticati, se vedere le bellezze di una terra misteriosa e un po’ nascosta, se toccare i tesori di un passato lontano, se assaporare le diverse fragranze delle stagioni che si susseguono o se gustare i cibi e il vino della tradizione.
E’ un percorso sensoriale a cui è impossibile mancare! Del resto non capita tutti i giorni di attraversare la Strada del Sagrantino!
Un vino che rappresenta un piacere solitario o conviviale; il suo gusto che viene da lontano, è in grado di risvegliare desideri sopiti nell’inconscio e di rievocare, ogni volta la prima sensazione golosa della nostra vita.
Il Sagrantino è un successo e un motivo d’orgoglio tutto umbro.
Vino dai profumi intensi e persistenti , elegante, molto espressivo, longevo, con grande ricchezza di polifenoli, antociani e tannini, anticamente utilizzato dai frati durante le funzioni religiose, tanto da derivare dai Sacramenti il suo nome Sagrantino.
Un’uva rossa nata nella zona di Foligno e che soltanto lungo i pendii che circondano Montefalco ha dimostrato di dare grandi risultati.
Una storia di secoli, culminata con gli apprezzamenti da oltre Oceano che si sono trasformati nel giro di una decina di anni, in una rampa di lancio per il Sagrantino e per l’economia del paese e degli altri 4 comuni dove nasce questo grande rosso, prima con il riconoscimento della D.O.C. nel 1979 e poi della D.O.C.G. nel 1992.
E poi sono arrivati anche gli investimenti da fuori, da altre provincie e anche dal nord Italia.
Le colline disegnate da vigneti e uliveti, i dolci panorami che alternano paesi ricchi di fascino e storia a incantevoli e minuscoli borghi di origine medioevale non sono più, solo un motivo di attrazione turistica, ma anche obiettivo di investimenti.
Una crescita vertiginosa avvenuta tutta negli ultimi anni, gli appena 100 ettari di Sagrantino del 2000, sono diventati oggi oltre 600, qualcosa come oltre due milioni e mezzo di bottiglie prodotte.
Un vero boom per questa bandiera umbra, che finisce per dare impulso ulteriore anche al turismo: le mete degli stranieri non sono più soltanto Assisi e Spoleto, ma molti fanno tappa anche tra Montefalco, Bevagna, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi.
La Strada del Sagrantino con sede nella piazza di Montefalco, distribuisce cartine dettagliate e fornisce consigli su cosa andare a vedere e dove fermarsi.
Non solo Sagrantino dunque, ma anche storia e arte con borghi dimenticati dal tempo e chiesette dove la mano dell’uomo ha saputo creare opere straordinariamente immortali.
In tavola la fanno da padrone piatti piuttosto semplici con materie prime povere, sono il riflesso di una tradizione contadina, povera che fece di necessita virtù, ne sono un esempio gli Strangozzi tipici del comprensorio di Spoleto, una pasta realizzata con sola farina acqua e sale, l’impasto lavorato a lungo sulla spianatoia si ottiene una sfoglia spessa e si arrotola e si taglia a strisce, hanno una straordinaria consistenza per assorbire sughi che esaltano cosi il loro condimento, alla spoletina, ovvero con sugo di pomodoro fresco a pezzi aglio e olio e si soffrigge, altra variante Strangozzi con sugo di sanguinosi, funghi che si trovano nelle vicine boscaglie, infine con sugo di asparagi. Altro elemento fondamentale in cucina è il tartufo, usato in innumerevoli piatti il tartufo nero di Norcia e Spoleto va solo spazzolato con un canovaccio umido per toglier via i residui di terra, peculiarità da usare nella preparazione è di scaldarlo leggermente per esaltare il suo aroma. Il pane sciapo ha un’origine storica precisa, gravando sul sale un dazio molto oneroso, si pensò bene di eliminarlo, il risultato è una più lunga conservazione, il sapore insipido viene compensato grazie ai già saporiti insaccati e formaggi pecorini.
Come non ricordare gli insaccati, Prosciutti di Norcia nelle due tipologie: il Tipico di Norcia, che viene stagionato per un massimo di un anno e l’Antico di Norcia, stagionato ben due anni. I Coglioni di Mulo un prodotto, la cui origine storica sembra legata al consumo di insaccati di carne di mulo che deriva da Norcia e dal vicino Abruzzo.
Michele Pappacoda mjcheva@live.it