CETARA. Bambine che sarebbero state utilizzate per appagare i propri desideri sessuali. Minorenni che sarebbero state costrette a sottostare a giochi erotici da parte di parenti e amici. Una storia così assurda, che sembra non essere vera, talmente tante sono le brutture e gli obbrobri contenuti nei racconti e nelle testimonianze raccolte dagli investigatori. E’ il quadro desolante che emerge dall’inchiesta di Cetara, in cui una ragazzina, per sette anni, sarebbe stata costretta dal padre, dal fratello e dal vicino di casa, a sottostare a giochi erotici. Inchiesta alla quale si è aggiunto questo altro capitolo di un’ulteriore, presunta, violenza, ai danni di una bimba di nove anni, culminata lo scorso 27 gennaio con una operazione cominciata all’alba e portata a termine dai carabinieri del Comando provinciale e del Ros di Salerno, diretti dal comandante Gregorio De Marco e dal colonnello Francesco Merone, che ha portato all’arresto di Z. A., 55 anni, V.A., 21 anni, e V.R., 53 anni. E alla perquisizione di molte altre abitazioni, oltre all’acquisizione di computer, dvd, hard disk, pen drive e videocassette, il cui contenuto è al vaglio degli inquirenti. Che stanno cercando i filmati in cui sarebbero stati impressi i fotogrammi delle violenze subite dalla quattordicenne. E proprio la mancanza di materiale probatorio, a parte le testimonianze della adolescente e di alcuni diari (l’ultimo è spuntato la scorsa settimana), è il punto di partenza della difesa dei principali imputati. Una tesi che si evince anche dagli atti ufficiali, come il ricorso al Tribunale dei Riesame per chiedere la remissione in libertá degli arrestati. «Le numerose perquisizioni compiute nell’ambito di tutte le indagini finora svolte - sostengono gli avvocati Bruno, Cirillo e Feola - non hanno consentito di trovare uno solo degli innumerevoli attrezzi sado-maso, cui la minore fa riferimento, più volte, nei propri racconti. E neppure nessuno dei supporti audiovisivi analogici e digitali». E perciò, quindi, il gip e il pm, in base alla tesi difensiva, si sarebbero «fatti convinzione che la ragazzina dica solo la veritá e, sulla scorta di tale convinzione soggettiva e non sorretta da altri elementi oggettivi, hanno ricostruito tutta la vicenda, estrapolando dagli atti processuali soltanto le circostanze atte a sorreggere tale ricostruzione». Il verdetto del Tribunale del Riesame dovrebbe essere reso noto questa mattina. Domani, infatti, scadono i termini della carcerazione preventiva e, quindi, la decisione, giá procrastinata di qualche giorno, per via della delicatezza degli argomenti trattati e dei reati contestati, non potrá più essere differita. Ma l’intera vicenda, in questi giorni, si è arricchita di ulteriori elementi. A partire dal memoriale consegnato dalla madre (anche lei indagata) della ragazzina, in cui la donna accusa una maestra di aver plagiato sua figlia e di averla convinta a "vomitare" menzogne nei confronti della sua famiglia e dei suoi congiunti. Un’accusa prontamente rigettata dall’insegnate che, attraverso il suo legale, Gianluca D’Aiuto, ha rimarcato come la sua assistita non abbia «nulla a che vedere con le accuse fatte dalla madre». «La storia della mia assistita è quella di una persona che, individuata dalle istituzioni competenti, ha accettato, non senza fatica, l’impegno dell’affidamento temporaneo della minore, per la quale risultava essere l’unico riferimento morale ed affettivo». (g. d. s.)