
Cetara bambina violentata
Un nuovo diario personale della ragazzina di Cetara in costiera amalfitana è stato acquisito agli atti della procura. Lo ha portato ieri in udienza il pm Cristina Giusti, durante il riesame chiesto dagli avvocati dei tre presunti stupratori rinchiusi nel carcere di Secondigliano. Si tratta di un nuovo elemento acquisito qualche giorno prima degli ordini di custodia cautelare emessi dal gip Giovanna Lerose, che la ragazzina avrebbe ricevuto il 26 gennaio da una cugina che lo teneva nascosto. Nelle pagine di questo diario, precedente a quello già agli atti, sono raccontati altri episodi di violenza sessuale, risalenti agli anni 2006-2007. Gli avvocati della difesa, Gaspare Dalia e Giovanni Alfano, che assistono il vicino di casa, e Giovanni Cirillo, Antonio Bruno e Feola per la famiglia della bambina, hanno potuto vedere anche il verbale della testimonianza di gennaio, quella che poi ha determinato la richiesta di arresto anche per il padre e il fratello. La ragazzina, in quell’interrogatorio, fa una quindicina di nomi di persone, in parte familiari, in parte conoscenti, quasi tutti di CETARA (di alcuni fornisce solo il nome, di alcuni addirittura il soprannome) che l’avrebbero violentata. È durante quella testimonianza che lei parla di filmati girati tutte le volte che veniva violentata. Così si spiega anche l’utilizzo di oggetti o di prodotti della terra (fragole, succo di limone, bacche), o episodi così crudi come quello in cui lei racconta di essere stata legata ad un muro col filo da pesca: la procura è andata così oltre l’ipotesi di violenza sessuale, perché, attraverso questa testimonianza, l’esigenza principale dei presunti violentatori appare quella di girare filmati e di renderli particolarmente perversi con immagini particolari. È questo il legame con le perquisizioni effettuate dai carabinieri del nucleo operativo ai comandi del colonnello Francesco Merone: la ricerca dei filmati prodotti. Per questo motivo è stata aperta un’inchiesta parallela da parte della Direzione distrettuale antimafia, che è affidata al pm Valleverdina Cassaniello. Ed è per questo che tutto il materiale ritrovato durante le perquisizioni, 5mila supporti informatici come pen drive, cd e dvd, 50 computer, viene esaminato alla presenza dei periti durante accertamenti non ripetibili. Rappresenteranno le prove, sia della violenza sessuale che della produzione e della veicolazione di materiale pedopornografico. Anche in questo caso è agghiacciante la testimonianza della quattordicenne che allarga le violenze ad altre persone che, tutte, abusavano di lei, mentre venivano girati i video. L’udienza di riesame chiesta dagli avvocati per ottenere la scarcerazione dei tre arrestati, e il cui esito è atteso nei prossimi giorni, è durata fino alle 17. I giudici erano Massimo Palumbo, Giuliano Rulli e Pietro Indinnimeo. Erano presenti le due pm che indagano. Palumbo ha relazionato per trenta minuti, fornendo una fotografia precisa di tutti gli atti prodotti. Dopo la memoria difensiva della madre della bambina, depositata dagli avvocati Cirillo, Bruno e Feola, anche gli avvocati del vicino, Dalia e Alfano, hanno depositato una memoria di tono completamente diverso. Mentre i primi attribuiscono ad una maestra la responsabilità di aver plagiato la bimba, portandola a riferire bugie, i difensori del vicino ribadiscono la solidarietà nei confronti della minore vittima, ma operano una distinzione tra le posizioni dei tre indagati. Le indagini preliminari intanto sono ancora in corso.