
legittimo impedimento
Bagarre in aula dopo il voto. Idv: omicidio della libertà Astensione dell'Udc. Testo approvato con 316 voti contro 239
ROMA (4 febbraio) - La Camera ha dato il via libera al disegno di legge sul legittimo impedimento, che ora passa al Senato. Il testo è stato approvato con 316 voti a
favore e 239 voti contrari, mentre gli astenuti sono stati 40. Alla votazione ha partecipato il governo al gran completo: i posti si sono esauriti e i ministri Tremonti e Meloni hanno dovuto votare dagli scranni dei deputati.
Su 595 presenti e 555 votanti, la maggioranza richiesta era di 278 voti. Hanno detto sì: Pdl, Lega, "Noi Sud", Mpa e Partito repubblicano. No: Pd, Idv e Alleanza per l'Italia. Astenuti: Udc, Svp e Liberaldemocratici.
Protesta Idv, bagarre in Aula. Dopo la votazione finale sul legittimo impedimento nell'aula della Cameran è scoppiata la bagarre. Mentre il vice presidente Antonio Leone proclamava il risultato della votazione, tutti i deputati dell'Idv hanno innalzato cartelli con scritte: «Casa di intoccabili», «Legittimo impedimento, legittima impunità», «La casta esulta, l'Italia affonda». Mentre Leone ordinava ai commessi di ritirare i cartelli (e i deputati Idv hanno opposto resistenza), dai banchi della maggioranza i deputati hanno cominciato a lanciare palle di carta. Allo stesso tempo, sempre dal centrodestra, tutti hanno urlato in coro: «Contrada, Contrada!», e poi «Vergogna, vergogna!». Riportare la calma nell'emiciclo non è stata cosa facile: ci si è riusciti solo quando è partito l'esame sul decreto sull'amministrazione della giustizia.
Bossi: andava fatta e l'abbiamo fatta. «E' andata. C'è sempre qualche moralista, ma andava fatta e l'abbiamo fatta. Questa è la dimostrazione che la maggioranza è molto forte» ha commentato il leader della Lega Nord, Umberto Bossi.
Astensione dell'Udc. «L'Udc non voterà questo provvedimento ma si asterrà» aveva annunciato nel pomeriggio durante le dichiarazioni di voto in Aula il vicecapogruppo dell'Udc, Michele Vietti. «Quello che non c'è stato - prosegue Vietti - è la formale rinuncia al processo breve, anche se non possiamo ignorare che la sua calendarizzazione a lungo termine ne lasci intendere l'accantonamento come avevamo richiesto. Il provvedimento non ci entusiasma. In un Paese normale non se ne discuterebbe ma questo non lo è. Anche a costo di attacchi, ci siamo assunti la responsabilità di dire in pubblico quello che tutti dicono in privato e cioè che il re è nudo, il re è sotto processo. Le istituzioni sono paralizzate e questa paralisi danneggia il Paese. Senza più l'alibi dei processi Berlusconi deve pensare a governare, deve pensare alla crisi senza più la scusa di dover scappare dai giudici. Senza più questo alibi il governo deve affrontare il capitolo delle riforme».
Bersani: corsa dissennata, fermatevi. «Fermate questa corsa dissennata che oggi è il primo passo, una scialuppa in attesa del bastimento della legge costituzionale e altrimenti del barcone del processo breve. Tante norme non semplici, ma la gente capisce una cosa semplice: c'è di mezzo Berlusconi, un premier che non vuole farsi giudicare e tiene ferma l'Italia su questo punto in una folle guerra tra politica e giustizia»: così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha annunciato, nel suo intervento in Aula, il voto contrario del Pd alla legge sul legittimo impedimento. «Se fate questo - attacca Bersani - e la chiamate riforma allungherete l'eterna transizione che dura da vent'anni. Se rinunciate potrebbe esserci una svolta».
Oggi è in corso un omicidio della libertà, ha detto il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. «Una cosa è il legittimo impedimento perché ti sei rotto una gamba e sei in ospedale, un'altra è dire "faccio il ministro e il lavoro mi blocca" - ha rilevato Di Pietro -. Prenditi un sabato mattina per andare in tribunale, invece di andare a sciare o andare con la Noemi di turno. Oggi è in corso un omicidio della legalità. Alcune persone hanno occupato le istituzioni e, seguendo un modello piduista, le stanno trasformando in loro dipendenze».
Emendamento Pd-Idv anti-ministri battuto per 30 voti. Nella mattinata l'Aula della Camera ha bocciato con 30 voti di scarto l'emendamento soppressivo del comma 3 dell'articolo 1 del legittimo impedimento, quello che estende la norma anche ai ministri. Nel Pdl c'era grande preoccupazione per il voto di questo emendamento, visto che i deputati dell'Udc avrebbero votato con il resto dell'opposizione. L'esponente del Pdl Simone Baldelli gridava preoccupato a tutti i colleghi di partito che uscivano, magari per prendere un caffè, di rientrare subito in Aula per la votazione. Tutti gli esponenti del Pdl, racconta uno di loro, avrebbero ricevuto un sms telefonico con il quale si raccomandava la presenza in Aula senza eccezioni. Ma la proposta di modifica, firmata da Pd e Idv, è stata respinta con 30 voti di scarto: 298 no, 268 sì. Nel resto delle votazioni, la distanza tra i sì e no era sempre stata di circa 80-90 voti.
Botta e risposta Bindi-Lega. Le copie della Padania sono state oggi l'oggetto di un botta e risposta in Aula tra Rosy Bindi e i deputati della Lega. La vicepresidente della Camera, che svolgeva le funzioni di presidente, ha fatto togliere ai commessi le copie dell'organo di stampa del Carroccio che alcuni deputati della Lega avevano distribuito, come fanno ogni mattina, sui banchi dei loro colleghi di gruppo.
Forse un po' troppo per Rosy Bindi che ha chiesto ai leghisti di «togliere i giornali dalle poltrone dei colleghi», avvertendo: «Se non lo fate voi lo faccio fare ai commessi». Ma i deputati della Lega si sono rifiutati di togliere i giornali; Davide Caparini e Johnny Crosio oppongono resistenza, e Bindi aggiunge: «Non sono ammessi cartelli e simboli esposti in Aula». Poi sospendendo i lavori ha ammonito: «Per la ripresa i commessi avranno tolto i giornali».
I leghisti hanno protestato: «È una cosa che facciamo tutte le mattine senza nessuna volontà di mostrar qualcosa. Quando vogliamo far vedere i nostri simboli lo facciamo senza problemi, che senso avrebbe avuto farlo di prima mattina quando in aula non c'è nessuno? La Bindi ha manifestato arroganza e disprezzo», sbotta Johnny Crosio. E Davide Caparini: «È un attacco alla libertà di stampa». Alla ripresa, il capogruppo del Carroccio Roberto Cota dice a Bindi: «Ognuno legge il giornale che vuole, da parte sua c'è stata una provocazione che non raccogliamo». Ma Bindi mantiene il punto: «Ho solo chiesto che se si togliessero i giornali dai banchi. Se tutti facessero come avete fatto stamani voi quest'Aula si trasformerebbe in un'edicola, e non lo si può fare per il decoro dell'Aula».
La prima pagina de La Padanià di oggi, a differenza di altre occasioni, non si presta particolarmente ad una esposizione "propagandistica". Il titolo a tutta pagina recita, a proposito di una iniziativa del comune di Sanremo: «Sorpresa, il dialetto integra gli stranieri».
Incontro Alfano-Napolitano. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha avuto stamani al Quirinale un colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Si è trattato di una conversazione sulle prospettive future della riforma, improntata come sempre a una chiara e leale collaborazione», ha affermato Alfano.
Il Mattino inserito da Michele Pappacoda