EDITH STEIN
Sono stata qualche tempo fa invitata da un’amica a vedere la cerimonia di vestizione di una suora carmelitana scalza a Capodimonte, al convento dei santi Teresa e Giuseppe ai Ponti rossi, un quartiere centrale e popolare di Napoli . Qui si trova anche la tomba della Beata Giuseppina, meta di pellegrinaggi da parte di molti napoletani che venerano questa suora morta nel 1948 e considerata santa dai più. Il convento è un luogo sacro e vi si respira un’atmosfera diversa, tutto parla di spiritualità e di pace ,è un posto che comunica a chiunque vi giunga , anche se per vie diverse, sensazioni particolari per lo spirito e sprazzi di speranza . La cerimonia a cui ho assistito è stata davvero toccante, una ragazza di 28 anni che entra in un convento di clausura non è avvenimento di tutti i giorni e soprattutto la sua appare, a tanti, una scelta fuori del tempo e di ogni logica umana .Invece io sono rimasta profondamente commossa e colpita dalla gioia che traspariva dal volto di quella ragazza durante la cerimonia nonché dal suo coraggio e dalla forza della fede che la sosteneva. In un’epoca come la nostra, dove i valori in cui credere e vivere sembrano così deboli e troppo spesso deludenti,ogni scelta “forte “ emerge per la sua straordinarietà e invita a riflettere: in questo caso una vita consacrata totalmente alla preghiera per gli altri , una vita apparentemente senza senso e sprecata agli occhi di molti, riveste invece un suo spessore carico di contenuti che alla lunga balzano evidenti a chi si ferma ad osservare con attenzione .Perciò mi è sembrato giusto ,al di là di questa testimonianza, parlare ,nella ricorrenza della “Giornata della memoria” della Shoa del 27 gennaio , anche di una grande carmelitana del secolo ventesimo, Edith Stein,divenuta suor Teresa Bendetta della Croce, figura straordinaria , la cui vita si è intrecciata nelle due radici, l’ebrea e la cristiana ,per concludersi ad Auschwitz in una camera a gas nell’agosto 1942. .Per comprendere il modo in cui Edith Stein, filosofa e carmelitana canonizzata nell’ottobre del 1998 da Giovanni Paolo II, si situa nel cuore del rapporto tra ebrei e cristiani non si può in alcun modo prescindere dalla sua morte avvenuta in un lager nazista. La Stein fu uccisa semplicemente perché apparteneva a una razza, quella ebraica, che non aveva il diritto di vivere,secondo il credo di quegli uomini disumanizzati e che perciò morì nel campo di Auschwitz-Birkenau.dove non fece altro che condividere l’anonimo destino di morte del suo popolo. Il ruolo assunto dalla vita e dalla morte di Edith Stein dipende dalla maniera in cui ella visse sia la propria appartenenza al popolo ebraico sia la propria conversione al cattolicesimo e dalla modalità con cui giudicò la persecuzione nazista.Non vi è alcun dubbio che nella parte finale della vita di Edith Stein nel suo animo convivessero due convinzioni parimenti radicate: da un lato in lei si stagliava in modo forte e netto il senso di appartenenza al popolo ebraico, dall’altro parimenti salda appariva la sua “conversione”a Gesù come pienezza e fonte della verità. Nel dopoguerra la vicenda di Edith Stein emerse all'attenzione internazionale. Nel 1962 il cardiale Frings, arcivescovo di Colonia, introdusse la causa per la beatificazione. Cosa che avvenne con papa Giovanni Paolo II il primo maggio 1987 a Colonia, mentre l'11 ottobre 1998 a Roma, in San Pietro è stata poi proclamata santa e compatrona d'Europa .Edith Stein, infatti è stata scelta insieme a S. Brigida e S. Caterina da Siena per cui tre sante del 2° millennio vanno ad affiancare i tre santi patroni del 1° millennio: Benedetto, Cirillo e Metodio.
Edith Stein in particolare, nel suo percorso di ricerca della verità che si snodò tra una rigorosa riflessione filosofica ,la ricerca della fede cristiana e nel Carmelo gli scritti di Teresa d’Avila, riflette l’ambiente tipico del nostro secolo nel quale, a differenza degli anni di Brigida e di Caterina, la fede non necessariamente costituiva il normale orizzonte di una vita. “Edith Stein ci porta nel vivo di questo nostro secolo tormentato, additando le speranze che esso ha acceso, ma anche le contraddizioni e i fallimenti che lo hanno segnato” (G.P.II) La sua immagine di santità resta comunque per sempre legata al dramma della sua morte violenta, accanto ai tanti che la subirono con lei e che non possiamo né vogliamo dimenticare.
“La nostra certezza ,è che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio e che le vie del Signore conducono al di là di questa terra.”( Edith Stein)
Trudy Borriello
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