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31/01/2010

Cetara, costiera amalfitana. Abusi sessuali. La prossima settimana il riesame

Tribunale del riesame per la vicenda di Cetara
Tribunale del riesame per la vicenda di Cetara

Cetara, costiera amalfitana . Si terrá, la prossima settimana, l’udienza del tribunale del Riesame, in merito alla vicenda dei presunti abusi commessi ai danni di una quattordicenne di Cetara. Che, per sette anni, sarebbe stata l’oggetto dei torbidi desideri sessuali del padre, del fratello e del vicino di casa. I tre imputati hanno negato, nel corso degli interrogatori, qualsiasi addebito, professando la loro innocenza. • Contro la loro dichiarazione di estraneitá ai fatti, però, ci sono le testimonianze della ragazzina, che avrebbe raccontato minuziosamente agli inquirenti, coordinati dal Procuratore capo, Franco Roberti, e dal sostituto Cristina Giusti, tutti i giochi erotici ai quali sarebbe stata costretta. Un lungo periodo in cui le violenze sessuali sarebbero state all’ordine del giorno, il peggiore degli incubi che, purtroppo per lei, si è materializzato per tanto tempo. • Nel frattempo, sul fronte giudiziario, prosegue l’analisi del copioso materiale sequestrato nel corso del blitz, condotto dai carabinieri del Comando provinciale e del Ros di Salerno. Computer, dvd, hard disk, pen drive e videocassette prelevati durante le diciotto perquisizioni domiciliari e che, a detta dell’accusa, potrebbero anche nascondere altri segreti. Per il momento, tuttavia, non sarebbe stata trovata nessuna traccia di quei video in cui sarebbero stati impressi i giochi erotici ai quali sarebbe stata costretta la ragazzina. • E, soprattutto, non sarebbe stata trovata alcuna traccia di quella rete pedopornografica ipotizzata dagli investigatori. Intanto nei prossimi giorni i difensori del padre e del figlio, Giovanni M. Cirillo e Marcello Feola, convocheranno una conferenza stampa per chiarire alcuni aspetti della vicenda. «Noi siamo sicuri dell’innocenza dei nostri assistiti - rimarcano gli avvocati- e perciò abbiamo deciso di accettare l’incarico. Prima di ora non avevamo mai affrontato, per una nostra scelta, casi del genere ma, dopo la lettura degli atti, ci siamo convinti della loro estraneitá». Gaetano de Stefano


Sono stati allontanati da Fuorni nella notte tra venerdì e sabato. I tre presunti violentatori della quattordicenne di Cetara hanno lasciato il carcere in tre differenti blindati della polizia penitenziaria. E ieri sera non era stata ancora resa nota la destinazione o le destinazioni, visto che più probabilmente verranno sistemati in tre istituti diversi. La decisione è del Dap, dipartimento di amministrazione penitenziaria, anche su indicazione della procura inquirente. Partono intanto le indagini difensive che, per quanto riguarda la difficile posizione del vicino di casa, accusato dalla ragazza per quasi due anni come unico responsabile fino alla recentissima ritrattazione del 14 gennaio, tendono a dimostrare la sua completa estraneità ai fatti. Fatti che non vengono però messi in discussione. Cioè non sarà possibile attaccare le tante perizie che dimostrano che la piccola ha effettivamente subito le violenze di cui parla. Il vicino di casa accuserà il padre della ragazza di essere l’unico responsabile di tali violenze ( insieme con il figlio), indicando come prove una serie di testimonianze dirette: persone del paese che erano da tempo a conoscenza dei fatti. Attende gli avvocati della difesa un compito non da poco, perchè non sarà certamente facile trovare persone disposte a testimoniare in un processo così delicato. Si fa affidamento sui tanti attestati di stima che, secondo la difesa, sono arrivati alla famiglia dell’uomo. Questa verrà presentata come famiglia-modello, la cui bambina (come del resto è già chiaro e agli atti) è serena, va benissimo a scuola, e non presenta traumi. Il solco delle indagini difensive è già tracciato: ricerca dei testimoni, inchiesta sulla scuola, inchiesta sui luoghi che la ragazzina ha indicato come quelli in cui venivano consumate le violenze. Prima di tutto verranno acquisiti i registri stri di classe. L’ipotesi è che le assenze da scuola coincidevano sempre con le assenze del padre dal lavoro. Poi i luoghi. Il garage, in particolare, quello in cui la ragazza ha raccontato di essere stata attaccata ai ganci di ferro al muro, senza vestiti e con le mani legate dal filo da pesca che la tagliava ad ogni movimento. Ebbene quel garage, dove sarebbe stato girato uno dei video messi poi in circolazione, sarebbe, secondo la difesa, pressocchè pubblico: molti ragazzi (sono stati acquisiti già 15 nominativi) ne avrebbero le chiavi perché il vicino-accusato lo affitterebbe a 25 euro al mese per i motorini. Anche qui si tratta di trovare testimonianze. Mentre i carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Gregorio De Marco e quelli del nucleo operativo comandati dal colonnello Francesco Merone, sono alla ricerca dei video che rappresenterebbero prove schiaccianti e inconfutabili, gli avvocati della difesa cercano così di trovare per primi elementi di certezza, qualcosa in più rispetto alle parole della ragazza. È questa l’impostazione. Da qui si parte domani mattina con il deposito dell’istanza di riesame. Intorno alla metà di febbraio il sostituto procuratore Cristina Giusti, che dirige le indagini, dovrebbe depositare i faldoni contenenti tutti gli atti prodotti finora. Ci saranno le deposizioni fatte da due anni a questa parte dalla vittima sia davanti a psicologi e assistenti sociali, sia davanti ai magistrati e ai carabinieri. Ci saranno le registrazioni che lei stessa ha fatto in famiglia con un piccolo apparecchio nascosto tra i vestiti. Ci saranno i risultati delle intercettazioni ambientali. Ci saranno le richieste d’arresto, di cui la prima è del 17 luglio 2009, la seconda è del 27 ottobre 2009, la terza (presumibilmente l’unica che riguarda anche il vicino di casa) è quella del 22 gennaio 2010. Ci sono anche le richieste di restituzione atti del 14 agosto 2009, la prima emissione di ordinanza cautelare del 12 gennaio 2010 e la sospensione per le ultime dichiarazioni della vittima del 14 gennaio 2010. La difesa non crede possibile percorrere la strada dell’istanza di revoca al gip, perchè il giudice Giovanna Lerose, che ha emesso l’ordinanza di arresto per i tre accusati, pur mantenendo il suo ruolo di giudice terzo, appare convinta dalla tesi dell’accusa.

Piera Carlomagno Il Mattino

Le indagini della procura della Repubblica dirette dal procuratore Franco Roberti, con il sostituto Cristina Giusti sono in pieno corso. Non potrebbe essere altrimenti, visto che le nuove deposizioni del 14 gennaio, dell’affidataria e della stessa ragazza, hanno aperto uno scenario completamente diverso da quello che si era prospettato in due anni di inchiesta, quando l’accusa era diretta solo al vicino di casa. Non sarà facile mantenere intatta l’accusa senza un supporto probatorio. Gli inquirenti cercano le prove. Si spiega così l’emissione di ben diciotto decreti di perquisizione che non riguardano solo Cetara, ma diverse zone della provincia. I carabinieri stanno seguendo le tracce della produzione e della distribuzione dei video con le immagini pedopornografiche girati, secondo la ragazza, dallo stesso vicino di casa (che chiudeva tutti i film con la propria immagine che salutava ridendo). Infatti tra gli indagati c’è anche un informatico di Fisciano. Sono stati sequestrati già 5mila supporti e 50 computer, ma ora si sta cercando quanto materiale vi è all’interno che possa essere messo in relazione con l’inchiesta. Tutto ciò che verrà trovato sarà esaminato alla presenza di periti, come accertamento tecnico non ripetibile. L’iter è lungo. L’inchiesta è delicata e richiede tempo. La procura ha voluto eliminare, con l’arresto dei tre accusati di violenza sessuale sulla minore e di violenza di gruppo, il pericolo di reiterazione del reato sulla ragazzina abusata, ma anche su altre eventuali donne. Indagata per gli stessi reati è anche la madre della ragazzina, mentre altre posizioni, soprattutto tra i parenti, nella famiglia che gli investigatori hanno definito ”allargata”, sono al vaglio della magistratura. La ricerca delle prove, da una parte e dall’altra, è ora prioritaria. Per la posizione del vicino di casa è stata fatta anche un’istanza di revoca della custodia cautelare in carcere al gip per ragioni di salute, dal momento che l’uomo, che è stato colpito in passato da due aneurismi, avrebbe bisogno di cure specifiche. pi.car. Il Mattino




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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