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30/01/2010

Cetara, in carcere non vogliono gli orchi. Loro negano tutto

Cetara nel carcere di Fuorni a Salerno non vogliono gli orchi
Cetara nel carcere di Fuorni a Salerno non vogliono gli orchi

 I detenuti del carcere non gradiscono la presenza a Fuorni a Salerno dei tre uomini accusati di violenza sessuale aggravata e di gruppo sulla minorenne di Cetara in costiera amalfitana che ha collaborato alle indagini per due anni fino a determinarne l’arresto. Rumoreggiano nelle celle, commentano, chiedono, fanno sentire di essere contrariati. Il padre, il fratello e il vicino di casa della ragazzina che ha dichiarato di aver subito sevizie per sette anni da quando ne aveva cinque, sono stati sistemati in celle separate e singole, ma già nella scorsa notte potrebbero essere stati trasportati in altro carcere. Gli avvocati della difesa hanno fatto istanza per la sicurezza, chiedendo il trasferimento dei tre detenuti. Ieri mattina il gip Giovanna Lerose è arrivata a Fuorni alle 9. Dalle 9,30 alle 10 si è tenuto l’interrogatorio del vicino di casa, l’accusato principale, non perchè a suo carico ci siano reati più gravi, ma perchè un ordine di arresto pendeva sul suo capo prima che per gli altri. Per due anni la ragazza ha parlato solo di lui, trasferendo, solo dal 14 gennaio scorso, parte delle colpe presunte anche sul padre e sul fratello. Mezz’ora di interrogatorio, in cui l’indagato ha negato ogni addebito, ma ha risposto in maniera generica alle domande del giudice anche per difficoltà fisiche (essendo stato colpito da due aneurismi, aveva bisogno di occhiali da lettura che non aveva). La sua posizione è anche quella più complessa, perché il pm Cristina Giusti aveva chiesto per lui gli arresti anche per violenza sessuale sulla sua stessa figlia (di tre anni minore dell’altra). Dalla bambina più piccola non ci sono stati riscontri per cui il gip ha negato la misura. Non solo, l’uomo ha a suo carico un altro procedimento per detenzione di armi, visto che durante una delle perquisizioni in casa sua sono stati trovati un fucile, alcuni fuochi d’artificio e alcune bombe carta. Il procedimento è stato stralciato. L’uomo ha negato la violenza, pur ammettendo di essere a conoscenza dei fatti, dal momento che la storia ha avuto una risonanza paurosa in paese. L’accusa sarebbe stata però per lui ”inaspettata”, pur avendo, un anno fa, subito la perquisizione della casa e del garage. Nessun accenno è stato fatto, durante l’interrogatorio, agli altri indagati: i diciotto perquisiti alla ricerca dei filmati hard di cui la ragazzina ha parlato nei due anni più volte. Non è chiaro il collegamento tra i tre arresti e queste persone, tra cui lavoratori e padri di famiglia di ogni età, che la mattina di mercoledì sono stati raggiunti da decreti di perquisizione legati all’inchiesta sulla pedopornografia. Alcuni sono di Cetara, altri di paesi limitrofi, c’è anche un esperto di informatica di Fisciano. Alle 10 di ieri è cominciato l’interrogatorio del fratello della vittima, immediatamente dopo quello del padre. I tre non si sono incontrati tra di loro. Anche gli altri due hanno negato tutto. Gli avvocati della difesa preparano la strategia. Lunedì prossimo sarà presentata, dal momento che ieri non è stato possibile farlo, la richiesta di riesame sia per accedere ad una visione complessiva degli atti prodotti durante le indagini dal pubblico ministero, sia per cominciare ad approntare proprio la difesa. Nel frattempo la procura della Repubblica, il procuratore Franco Roberti e il pm Cristina Giusti, con i carabinieri del comando provinciale diretto da Gregorio De Marco e il nucleo operativo ai comandi del colonnello Francesco Merone, continuano l’esame del materiale sequestrato nelle diciotto abitazioni private la mattina di mercoledì, durante l’operazione per la quale sono stati impiegati 50 uomini. Il tribunale dei minori, presieduto da Paolo Giannino, continua ad occuparsi della ragazzina seguita da ormai due anni da Luciana Iosca. Piera Carlomagno, Il mattino




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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