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30/01/2010

Cetara, è troppo tardi per i mea culpa.

Cetara.
Cetara.

Davanti a un simile orrore si resta sgomenti, increduli. L'istinto si ribella, la ragione non lo può spiegare, si rifiuta anche soltanto di immaginare i tormenti che questa piccola anima innocente di Cetara abbia potuto subire nel corso della sua infanzia proprio da chi l’ha generata, da chi cioè avrebbe dovuto darle protezione, sicurezza ma soprattutto amore.

Così in Costiera Amalfitana si consuma l’ennesimo dramma della violenza sessuale contro i bambini, una delle più cruente, una delle più crudeli che le pagine della cronaca nazionale ed internazionale ci abbiano mai raccontato.

Un padre ed una madre, un fratello, un vicino di casa,  e forse anche altre vittime innocenti coinvolte. Sullo sfondo una società moderna che di tanto in tanto rigurgita questi atti di degenerazione e perversione che mettono a nudo il degrado non solo sociale ma anche materiale e spirituale di alcuni contesti ristretti, circoscritti come in questo caso, alle mura domestiche di un’abitazione come tante altre.

No, la ragione proprio non se lo può spiegare. E’ un atto che va oltre la violenza, oltre la barbarie, oltre ogni tipo di schema mentale e razionale. Bestialità? Neanche! Nel regno animale non esistono esempi di violenza del genere verso il sangue del proprio sangue. Gli animali sopravvivono soltanto grazie all’istinto, non hanno razionalità ma per quanto riguarda la Vita, ci danno lezioni di umanità mentre vivono la loro quotidianità.

“Il paese è piccolo, la gente mormora”, recita un antico detto. Eppure nessuno sapeva, nessuno era a conoscenza di questa follia che da tanti anni si ripeteva tra quelle mura, nella civilissima, tranquillissima ed avanzatissima Costiera Amalfitana. Vogliamo pensare che sia così. Ci rifiutiamo di credere che qualcuno potesse sapere ed intenzionalmente tacere quest’orrore, un silenzio del genere risulterebbe più rumoroso di una bomba atomica.

Di tutta questa triste vicenda, spicca tra tutti gli altri odiosi sentimenti il senso di disprezzo per un senso della famiglia quanto mai umiliato e degradato al più basso e vergognoso stadio dell’esistenza umana: la tortura mista alla violenza sessuale, di quelle più schifose, di quelle che ti fanno venir voglia di scappare lontano, che ti fanno preferire la morte alla vita e che urlano e grattano sulle pareti della coscienza della comunità. Vergogna! Vergogna a chi ha perpetrato questi abusi nei confronti del proprio sangue, vergogna al padre che non è più degno di fare parte del genere umano, alla madre che sapeva e taceva, vergogna al fratello che più degli altri avrebbe dovuto capire e denunciare e che invece ha preso parte attiva alle sevizie, vergogna al terzo soggetto coinvolto e a chi altro era a conoscenza di tali circostanze perché hanno contribuito a rovinare un’esistenza. Vergogna anche alla nostra società che riesce a partorire simili aberrazioni.

E’ troppo tardi ormai per cercare di capire e per battersi il petto con inutili mea culpa. Mentre tutti invocano giustizia e altri esercitano le proprie menti ad immaginare una giusta punizione, rimane il dolore della piccola vittima di tanto odio ed il senso di disgusto collettivo per la sua innocenza violata.

Alfonso Minutolo




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