
Giuseppe Liuccio
Oggi, 26 gennaio, il telegiornale della prima rete Rai, ha diffuso un servizio, che mi ha mandato di traverso il pranzo e mi ha bloccato la digestione per amarezza da ferita e sfregio di amore. Per carità, tanto di cappello ai colleghi del Tg1 che hanno realizzato una inchiesta con scrupolo, serietà e grande professionalità. Però quell'allarme sul dissesto idrogeologico della Costiera Amalfitana mi ha turbato e molto. E mi si è messo in moto il meccanismo dell'indignazione, perchè, a quasi un mese dalla tragedia di Atrani,,che ha costato la vita ad un onesto lavoratore gli ammnistratori della Costa hanno messo il silenziatore sui problemi antichi e nuovi del territorio esposto a smottamrenti e frane ad ogni tempesta al di fuori del normale. E si tappano occhi e orecchi per non vedere e non sentire che i loro ridenti paesi sono ridotti ad uno sfasciume pendulo sul mare, tanto per dirla con Giustino Fortunato; e, se infuria la bufera e i fiumi rompono gli argini con il rischio inevitabile di esondazioni, è la rovina per le coltivazioni. le case e gli abitanti. Ma sui fiumi si continua dissennatamente a costruire, come hanno denunziato i cittadini di Tramonti, e sui fiumi si è cementificato con leggerezza inglobandone i corsi in alvei sotterranei, che, in caso di piene straordinarie, potrebbero diventare bombe dalle esplosioni devastanti, come hanno sottolineato allarmati i cittadini di Atrani.
I fiumi, dunque. Nella costa i corsi d'acqua sono tanti, torrenti limacciosi d'inverno, con letti asciutti ed aridi di estate. Quasi ogni paese ne ha uno. Ma di,sicuro, i più noti, ed anche i più pericolosi, sono il Reginna Maior, a Maiori, il Minor,a Minori, il Dragone ad Atrani, il Canneto ad Amalfi. Non sempre le amministrazioni locali se ne occupano a sufficienza, anzi, per dirla tutta, spesso non se ne occupano affatto. Così come non se ne occupa l'Ente Parco dei Lattari, a cui spetta per compiti istituzionali la tutela e la slavaguardia delle acque
Eppure i corsi d'acqua sono una componente essenziale del paesaggio della Costa ed, oltretutto, ne hanno segnato storia ed economia nel corso dei secoli. Ed oggi ne sono una ricchezza, soprattutto se bonificati ed immessi nei circuiti dei mercati anche pr una offerta turistica di qualità all'insegna della diversificazione.
Di qui la necessità che ogni centro abitato valorizzi il proprio fiume per due motivi fondamentali:1) riscoprendolo e vivendolo, le nuove generazioni riscopriranno nel corso d'acqua l'orgoglio di identità e di appartenenza, lo difenderanno e lo esalteranno nella logica sempre valida che feconda tutte le scoperte: conoscere per amare, amare per difendere, difendere per propagare 2) immetterlo nella fruzione del turismo, arricchendone l'offerta.
Come? Proviamo ad ipotizzare qualche proposta da realizzare nel breve e nel lungo termine.
Si avverte la necessità inderogabile di VIVERE IL FIUME e non considerarlo un elemento estraneo al paese. Sono convinto che altrove una risorsa del genere sarebbe sfruttata al massimo delle sue possibilità.
Ma per vivere il fiume urge, innanzitutto, ripulirlo per farlo risplendere in tutta la bellezza e poi:1) attrezzare dei percorsi lungo gli argini con "legende" in bacheche da apporre sui muraglioni degli argini che ne narrino in sintesi , stuzzicando la curiosità per ulteriori conoscenze, a) la flora e la fauna;b) le attività della protoindustria; c) le tradizioni ed il folclore,, fruendo di un percorso fin lassù ai silenzi assorti delle sorgenti di montagna 2) arabescare gli argini di cinta con murales colorati che ne stemperino le brutture cementizie;3) narrare il fiume attraverso tutti i mezzi della multimedialità: narrativa, poesia, disegni, video;é un percorso didattico che mi permetto di suggerire, con umiltà, ai docenti delle scuole, affinchè i ragazzi, su cui è fondato il nostro futuro, si riapproprino, attraverso il fiume, del vissuto storico della propria collettività.,
A medio e lungo termine le Amministrazioni Comunali devono porsi il problema di bonificare l'esistente e migliorarlo con: 1) la creazione di percorsi attrezzati a destra e a sinistra salendo verso la sorgente 2) costruzione di agili ponti di attraversamento dall'una all'altra sponda, rispettosi dell'ambiente;3) attivare iniziative di rianimazione economica) un programma di intesa, in un rapporto di sinergia feconda pubblico/privato, per immettere nel mercato produttivo l'enorme patrimonio edilizio delle attività industriali dismesse per un riuso intelligente in funzione turistico/culturale. in grado di immettere nel mercato turistico anche le zone alte: ospitalità diffusa, ristorazione tipica, soste attrezzate,ecc. 4
Sono soltanto alcune idee che, se realizzate in programmi concreti, potrebbero far rinascere a nuova vita tutto il vasto territorio a monte di città e paesi, che, allo stato attuale, è emarginato e tenuto lontano dallo sviluppo. Sarebbe un atto dovuto di giustizia distributiva spalmare su tutto il territorio comunale iniziative valide con l'obiettivo di creare nuovo sviluppo, ulteriore ricchezza e, conseguentemente, nuova occupazione.
Una cosa è certa, però, occorre richiamare al senso di responsabilità la governance del Parco perchè metta in cantiere un progetto di messa in sicurezza dei corsi d'acqua; cosa questa non più rinviabile ad evitare che la nostra Costiera continui a piangere morti per tragedie annunziate.Il silenzio e la latitanza finirebbe per diventare complicità colpevole. E quanti, come me, amano di amore morboso il territorio vorrebbero, per il futuro, vedere ed ascoltare servizi televisivi che ne decantano solo la bellezza impareggiabile e la gioia di vivere.
Giuseppe Liuccio
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