
Opera recente di Achille Quadrini, artista di Frosinone.
Intervista di Maurizio Vitiello ad Achille Quadrini.
Nella Sala Convegni della Villa Comunale di Frosinone, ha avuto luogo, Venerdì 15 Gennaio 2010, alle ore 18.00, la presentazione della pubblicazione “Tempo di … 2010”, il calendario artistico giunto alla 7ª edizione, degli artisti Achille Quadrini e Domenico Mariani, con grande concorso di pubblico e "addetti ai lavori", tra cui il critico d'arte Loredana Rea, il poeta Antonio Camill, l'artista Maria Pia Daidone, il critico teatrale Pino Cotarelli.
Il legame dei due artisti si consolida, annualmente, nel tentativo di donare agli amici un momento culturale da assaporare mese dopo mese.
La presentazione è stata promossa dall’Associazione Culturale Alberto Bragaglia Pictor Philosophus, sempre attenta alla sensibilizzazione artistica del cittadino in ambito regionale e nazionale.
Abbiamo avuto l’opportunità di conversare con Achille Quadrini che ha risposto ad alcune domande:
MV - Ogni anno l’incontro con il pubblico del Frusinate, alla “Villa Comunale” dell’attiva città di Frosinone, insieme al poeta Domenico Mariani è diventata una sana consuetudine, seguita da molti, vero?
AQ - Questo incontro è diventato un momento intimo e culturale che va a consolidare la nostra amicizia, donando agli amici del pubblico il nostro calendario artistico.
Il nostro intento è condividere con loro mese dopo mese.
Più che una consuetudine lo definirei un appuntamento, un’opportunità di crescita personale e di scambio, un’occasione per poter parlare delle nostre ultime opere, dei nostri percorsi interiori e per ricevere input sempre nuovi per continuare a sperimentare.
MV - La tua nuova serie che potremmo intitolare “Orizzonti metallici” o “Profili metallici”, è una svolta o un punto fermo?
AQ - Sicuramente è un punto fermo.
È stata per me un’esigenza stilistica e metodologica.
I soggetti delle mie opere ch,e spesso, ricalcano i profili delle metropoli mi conducevano verso un processo di sintesi formale, avvertivo l’esigenza di ridurre, di minimizzare i contorni per ottenere la purezza dello spazio.
Sì, se vogliamo possiamo chiamarla anche una “svolta” questa scelta formale, una svolta stilistica che in simbiosi con la mia interiorità mi ha condotto fin qui.
MV - Vuoi continuare a non usare più pennelli e colori, momentaneamente?
AQ - Lascerò la risposta al tempo.
Sono comunque molto tentato a credere che non lascerò mai la pittura “ tradizionale” perché l’amore per il pennello ed il colore, sparsi qua e là nel caos del mio studio, dura ormai da più di 40 anni ed è troppo intenso per poter essere abbandonato.
Credo che ogni momento della vita si esprima con linguaggi, colori e intensità diverse ed ogni singola porzione di tempo necessiti di un’espressività propria legata alle esperienze, alle sofferenze, alle glorie di ognuno di noi per poter essere sinceramente rivelata.
MV - L’artista Umberto Esposti, nipote di Lucio Fontana, e critici ti hanno fornito indirizzi di metodo e consigli?
AQ - In compagnia dell’artista e amico Umberto Esposti ho riscoperto l’importanza delle geometrie, l’uso mirato e preciso della linea e del colore, l’espressività di una nuda tela, l’attenzione nella scelta dei materiali.
In nome dell’amore per l’arte spesso, e nel possibile, ci ritroviamo in giro per l’Italia per visitare mostre di amici-colleghi o per partecipare a premiazioni o incontri d’arte come quelli organizzati dall’ associazione culturale “La Tavolozza” di Sant’Elpidio, nelle Marche, dove appunto ricordo, ci siamo conosciuti.
Un critico, in particolare, invece mi ha lasciato sperimentare liberamente, orientandomi verso l’elaborazione di metodi stilistici “semplici, senza orpelli.
Liberandomi dal superfluo mi ha canalizzato verso una ricerca spazialista, più ragionata, per poter gestire lo spazio con la distribuzione attenta delle forme.
MV - Le tue prossime mostre o partecipazioni?
AQ - Attualmente ho una mostra aperta nel cuore di Roma, in Via del Vantaggio, nei locali del “Melarancio” dove espongo una raccolta di opere sintetiche nella forma, ma non nel contenuto.
Sto lavorando, comunque, per presentare nella mia prossima mostra dei quadri ludico-formali, per ottenere delle composizioni di opere con elementi provenienti dal mondo del gioco, tentando di proporre la visione dei miei “paesaggi” e dei miei “globi” in un’ottica più positiva di colore-forma-significato,lontani dalle precedenti ricerche sull’ambiente e sulle sue sor,i dello scorso anno.
Maurizio Vitiello