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13/01/2010

Giustizia, bagarre al Senato: seduta

processi brevi
processi brevi

ROMA (13 gennaio) - Bagarre al Senato durante la discussione del ddl sul processo breve alla luce delle notizie di agenzia che riferiscono della presentazione domani in Cdm di un decreto per bloccare per 60 giorni i processi per i quali all'imputato sia stato contestato dal pm durante il dibattimento un reato concorrente o diverso, così da consentirgli di decidere se optare o meno per un giudizio abbreviato. «Il Consiglio dei ministri ha un ordine del giorno ancora in via di formulazione» ha commentato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, al Tg1.

Pronto il decreto blocca-processi. Sarebbe stata proprio la durata della sospensione di 60 giorni - secondo quanto si è appreso negli ambienti della maggioranza - uno dei motivi di perplessità del colle, visto che nelle sentenze della Corte Costituzionale non viene indicato un tempo specifico per la riapertura dei termini a difesa. Nel testo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio avrebbe sottoposto all'attenzione del Quirinale la durata di sospensione indicata sarebbe stata superiore. A questo termine di 60 giorni - si è inoltre appreso - si sarebbe arrivati nell'ambito della mediazione portata avanti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, rispetto al testo predisposto dal consigliere giuridico del premier, Nicolò Ghedini e dal ministro della giustizia Alfano.

Il tema del processo breve ha scatenato l'attacco dell'opposizione e dei magistrati. Pier Luigi Bersani aveva avvertito: «Il Pd si metterà di traverso con tutte le sue forze». Secondo Bersani le norme «disarticolerebbero il sistema giudiziario. È un'amnistia per i colletti bianchi; non si può mettere a repentaglio il sistema per le esigenze di una persona. Dopo le decisioni assunte ieri da governo e maggioranza - sottolinea il leader del Pd - stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo. Noi, sulle scelte annunciate, ci metteremo di traverso».

Bagarre al Senato, scontro Finocchiaro-Schifani. Seduta sospesa. Dibattito dai toni accesi in Senato che ha visto contrapposti soprattutto il presidente del gruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro e il presidente di palazzo Madama Renato Schifani.

Secco no di Schifani quando la Finocchiaro chiede un rinvio in Commissione del testo «perché gli emendamenti presentati dalla maggioranza introducono delle parti assolutamente nuove rispetto al testo discusso in commissione». Schifani spiega che secondo il regolamento è impossibile rinviare in Commissione un provvedimento sul quale la stessa Commissione ha già deliberato. E la Finocchiaro controbatte: «Non mi aspetto che lei applichi in modo ottuso il regolamento».

E le polemiche non finiscono. Sempre la Finocchiaro chiede che la seduta venga sospesa per convocare il gruppo del Pd alla luce delle notizie di agenzia che riferiscono della presentazione domani in Cdm di un decreto ad hoc sul processo breve. Schifani replica: «Non è un'agenzia che può indurre questa presidenza a cambiare idea. Nè io, nè qualunque presidente può farsi condizionare da agenzie di stampa. Non mi lascio trascinare dalla polemica politica», che «si può fare fuori da quest'Aula».

«È un provvedimento che offende il Parlamento. Le chiedo di difendere la dignità del Parlamento», tuona Luigi Zanda, vice presidente dei senatori del Pd, che rinnova la richiesta di sospensione della seduta. «Questo Parlamento, allo stato attuale non è stato offeso da nessuno. Questo è un dibattito politico, la politica si fa fuori dell'Aula ... parliamo dei provvedimenti». Dai banchi delle opposizioni, però, la contestazione non si sono placate e diversi senatori del Pd e dell'Italia dei Valori hanno preso a tamburellare le mani sui banchi. A quel punto Schifani ha deciso di sospendere la seduta per cinque minuti, ma gli animi non si placano. Questa volta, su richiesta del presidente dei senatori del PdL Maurizio Gasparri la seduta viene sospesa e convocata per domani la conferenza dei capigruppo,alle 9, prima della seduta in Aula.

La Finocchiaro: Schifani si assuma le sue responsabilità. «Ma vi pare possibile - è lo sfogo di Finocchiaro - che un provvedimento tanto delicato, radicalmente mutato rispetto all'impianto licenziato dalla Commissione, non possa essere rinviato in Commissione? E questo perché lo dice il Regolamento? Schifani deve assumersi la responsabilità di questo passaggio, di tutelare le opposizioni, in un clima di trasparenza. Più volte il presidente Napolitano e noi stessi - ha concluso Finocchiaro - abbiamo lamentato questo modo di procedere. Schifani deve assumersi la responsabilità di questo passaggio».

Da Pd, Idv e Udc questioni pregiudiziali a raffica. E' un fuoco di sbarramento intenso quello messo in campo dalle opposizioni: presentate 23 pregiudiziali di costituzionalità. L'Italia dei Valori ne ha presentate 12, altre 7 sono del Pd, 3 sono state firmate dai senatori radicali eletti nelle liste del Pd e una è stata presentata dall'Udc, primo firmatario il capogruppo Giampiero D'Alia.

«Se Berlusconi pensa di essere uno statista lo può dimostrare ora - ha sottolineato Bersani - È evidente anche a un bambino che non si può discutere allo stesso tempo di processo breve e di riforme». «Questo Paese avrebbe le condizioni politiche per affrontare una sua modernizzazione, perché c'è un'opposizione disposta a discutere di riforme». Alla domanda se il Pd si opporrà alle leggi salva premier fino al punto di promuovere un referendum, Bersani ha risposto: «Ogni giorno ha la sua pena, adesso siamo impegnati in una battaglia parlamentare. Io continuo a pensare che una maggioranza responsabile non può scardinare il sistema giustizia. Voglio prima vederli alla prova dei fatti».

D'Alia: processo breve rimedio peggiore del male.
«Da una prima lettura del maxiemendamento del relatore ricaviamo l'impressione che il rimedio sia peggiore del male - dice il presidente dei senatori dell'Udc Gianpiero D'Alia - Non solo perché non si affronta la questione della sovraesposizione finanziaria del ministero della Giustizia rispetto alle domande di equa riparazione, ma anche perché si appesantisce il relativo giudizio con il rischio di vanificare gli effetti della Legge Pinto. A ciò si aggiunga che l'estensione della prescrizione processuale ai giudizi contabili rischia di compromettere lo svolgimento regolare della attività istruttoria comprimendo i diritti di difesa delle parti».

«Al danno si è aggiunta la beffa - ha dichiarato Antonio Di Pietro - che consiste nel fatto che il Pdl ha introdotto nelle norme per il processo breve una ennesima modifica ad personam per garantire l'impunità a Silvio Berlusconi». «Il danno gravissimo - ha aggiunto il leader dell'Idv - è nel fatto che migliaia di delinquenti resteranno senza processo e quindi torneranno per strada. È possibile che per assicurare l'impunità ad una persona dobbiamo lasciare liberi migliaia di delinquenti nel nostro Paese?».

Pdci: Bersani di traverso? Era ora. «Il segretario del Pd si mette di traverso? Era ora! Il processo breve è una porcata che va rispedita al mittente»: è il commento di Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci, alle parole di Bersani. «Con le leggi ad personam non si fanno le riforme, ma si demoliscono le democrazie. Il Pdl la smetta di prendere in giro gli italiani. L'opposizione, parlamentare e non, dal canto suo, sia ferma e decisa nel contrastare i piani eversivi del governo».

Il presidente dell'Anm Luca Palamara, nel corso di un'intervista a Sky Tg 24, riferendosi al processo breve, oggi ha detto: «Non dà giustizia alle vittime dei reati e garantisce l'impunità a chi ha commesso fatti delittuosi». E questo perché «per come è combinata la macchina giudiziaria non potremo mai definire i processi nei tempi indicati dal legislatore. Noi per primi - ha aggiunto Palamara - vogliamo una riforma seria della giustizia che, come ha detto il capo dello Stato, tenga conto degli interessi generali per un servizio credibile agli occhi dei cittadini».

In commissione Giustizia della Camera riprende il suo iter anche il legittimo impedimento messo a punto dal capogruppo Pdl in commissione Enrico Costa e dal vicepresidente del gruppo Udc Michele Vietti.

Idv: è incostituzionale. «Il legittimo impedimento è una vera e propria truffa nei confronti del Parlamento e dei cittadini onesti - afferma in una nota Federico Palomba (IdV), vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera - Se ci fosse stato qualche dubbio sull'incostituzionalità della proposta, la dichiarazione d'inammissibilità, sia pur scontata, di alcuni nostri emendamenti ne ha dato la migliore riprova».

mjcheva@live .it




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