07/01/2010 Chiudi Anna Maria Boniello Capri. La tassa di sbarco potrebbe essere applicata entro l’estate. Da Capri è partito il pressing sul Parlamento affinché venga finalmente varato il disegno di legge in discussione. Il Consiglio comunale di Capri ha addirittura approvato una delibera la settimana scorsa, diventando di fatto capofila del fronte dele isole minori che hanno bisogno di fare cassa per sostenre le spese di gestione del territorio e dei servizi turistici. Capri trova alleati nelle Eolie e nelle Egadi, ma trova il fronte spaccato nel golfo, dove Procida è d’accordo e Ischia, con i suoi sei comuni, si mostra indifferente. L’Ancim, l’associazione delle isole minori, punta sulla visibilità di Capri per arrivare prima all’obiettivo: sono ben trentasei i comuni interessati e 200mila abitanti. In Senato il disegno di legge (primo firmatario Riccardo Villari e una serie di adesioni trasversali da Maurizio Gasparri a Maria Fortuna Incostante e Franca Chiaromonte) ha superato buona parte dell’iter e c’è chi non esclude che possa arrivare all’approvazione entro la primavera. Punto centrale del Ddl è la tassa di sbarco che dovrà essere pagata, attarverso le compagnie di navigazione, da ogni turista che arriva sull’isola. Il ricavato, assicurano a Capri, sarà finalizzato a migliorare i servizi proprio a vantaggio dei visitatori. A quella della tassa di sbarco o di scopo, la terminologia giusta secondo l’assessore al Bilancio Salvatore Ciuccio, si infiamma il dibattito intorno al Rapporto Censis che ha affondato il dito nelle piaghe di Capri e delle isole minori. I massimi esperti del Centro studi iniziative sociali, quasi come se avessero intuito che non si può vietare a nessuno di visitare l’isola più bella del mondo, o di limitare l’accesso, danno alcune dritte agli amministratori locali su come dovranno per il futuro gestire al meglio la mobilità interna del territorio, e tutti i servizi, tranne quelli alberghieri etichettati come d’eccellenza, per migliorare l’accoglienza turistica. L’iniziativa di far pagare quindi un contributo di sbarco è per reperire, appunto, fondi per la gestione dei rifiuti, il riassetto delle strade, la manutenzione dei belvedere e viottoli panoramici, alla creazione di nuovi servizi per i flussi turistici. Gli stessi mali individuati dal Censis nel rapporto dove si dichiara che il 41% degli intervistati sostiene che «l’isola è peggiorata, e fra gli aspetti deteriori emergono la pulizia del mare, il traffico, la qualità dei turisti e il rapporto qualità-prezzo dei servizi». E nell’attesa dei tempi burocratici, il primo passaggio della delibera in Consiglio Comunale ha registrato però un no secco dell’ex sindaco Costantino Federico, che ha motivato il suo no dicendo che «la tassa a rigore di legge dovrebbe essere finalizzata a fornire servizi migliori solo ai soggetti ai quali viene chiesto il pagamento e cioè», sottolinea Federico, «vuole significare allargamento degli spazi per i crocieristi, maggiori servizi igienici pubblici mettendo così in moto un meccanismo perverso che aumenta e va a vantaggio solo del turismo mordi e fuggi». Un pericolo inesistente, però, secondo l’assessore al Bilancio che reputa la tassa un’opportunità di reperimento dei fondi in un momento in cui i comuni chiudono i bilanci quasi sempre in rosso e sono chiamati ad offrire sempre più servizi. L’introduzione della tassa di sbarco, secondo Salvatore Ciuccio, va in direzione inversa, «quella di non aumentare la pressione fiscale sui contribuenti capresi in vista di quel federalismo regionale di cui tanto si parla». © RIPRODUZIONE RISERVATA