Un nuovo anno si apre
Vorrei cominciare il nuovo anno con uno stralcio del discorso di Bartolomeo I ,patriarca ortodosso, fatto al Sinodo 2008:“ ”Il mondo intero è un prologo al Vangelo di Giovanni. E quando la Chiesa non riesce a riconoscere le dimensioni più ampie, cosmiche, della Parola di Dio, limitando le sue preoccupazioni alle questioni meramente spirituali, allora trascura la sua missione di implorare Dio per la trasformazione ,sempre e ovunque, "in ogni posto del Suo dominio", di tutto l'universo inquinato. Ogni autentica "ecologia profonda", pertanto, è indissolubilmente legata alla teologia profonda:"Perfino una pietra , scrive san Basilio Magno ,porta il segno della Parola di Dio. Questo vale per una formica, un'ape e una zanzara, le più piccole tra le creature. Poiché Lui ha disteso i vasti cieli e ha disposto i mari immensi; e Lui ha creato anche la minuscola cavità all'interno del pungiglione dell'ape.”
Il vangelo della prima domenica dell’anno 2010 è proprio quello in cui viene letto il toccante Prologo di Giovanni ( Gv1,1)che comincia con queste parole “In principio era il Verbo,il Verbo era presso Dio,il Verbo era Dio”: in questa prima espressione si afferma chiaramente che Gesù è preesistente alla creazione, è Dio egli stesso. Il Lògos-Verbo non è dunque stato creato: esisteva già fuori del tempo, nell’eternità, prima ancora che le cose create cominciassero ad esistere (“In principio era il Verbo”).
Nel prologo Giovanni collega la venuta di Gesù con i primi capitoli della Genesi usando la stesa terminologia “In principio”. L’evangelista rilegge perciò Gesù a partire dal principio della rivelazione. Il tema su cui ci chiama a misurarci è tra i più complessi che gli autori biblici abbiano mai affrontato perchè è il tema dell’estensione a tutti gli uomini della portata salvifica di un’esperienza personale inaudita. Nel caso Giovanni vuole mettere in luce che la figura terrena del Gesù storico, che è stata per lui e per i suoi compagni di fede il culmine decisivo di un nuovo e sconvolgente incontro con Dio, non solo è ricollegabile alla tradizione religiosa secolare dell’intero Israele, ma è il vero fondamento di ogni umana esperienza di Dio e , in quanto tale, è comunicabile a tutti e da tutti .Ecco perché Giovanni apre il suo vangelo, scritto in greco, con le stesse parole con cui si apre la Bibbia greca dei Settanta: "En arché – In principio", ed ecco perché scandisce la sua versione dell’inno in tappe che progressivamente portano dal Verbo fino a Gesù Cristo, presenza storica di Dio tra gli uomini (1, 14-18). .Questo Logos Dio, è perciò vita e luce originaria di ogni essere creato, vita e luce che le tenebre non possono fermare .In più è la Luce vera che storicamente illumina tutte le genti e che è insieme rifiutata e accolta ("… e i suoi non lo accolsero"…"Ma a tutti coloro che l’accolsero…"). Ed è anche Verbo fatto carne, cioè dimora fisicamente tra noi, porta la grazia a completamento della legge mosaica e, Lui solo,come Figlio che viene dal seno del Padre, può raccontarci Dio (nel testo è usato il verbo"exegesato" tradotto "raccontare" invece di "rivelare").
Quindi come dice San Basilio nell’universo “perfino una pietra porta il segno di Dio”
Iniziare l’anno con questa riflessione dal sapore anche un po’ ecologico, serve a ricordare a me e spero anche a chi legge, che se vivessimo un po’ meno da predatori del creato e un po’ più da custodi (e mi viene in mente l’angelo custode della mia infanzia), forse il volto del mondo riacquisterebbe lentamente i lineamenti di un volto più liscio,meno inquinato cioè da rughe profonde ,appesantimenti o borse sotto gli occhi,in una parola emergerebbe il volto di un mite bambino “avvolto nelle fasce in una mangiatoia” ….
E termino usando le parole di un uomo speciale al quale spesso faccio riferimento ,il vescovo Tonino Bello, uomo di fede ,speranza e carità fuori degli schemi consueti .
“ Andiamo fino a Betlemme .Il viaggio è lungo ,lo so. Molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori . Dobbiamo valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta a trovare l’antico tratturo che la ricongiunge alla sua ricchissima sorgente:la capanna povera di Gesù. Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso,lo so. Molto più faticoso di quanto non sia stato per i pastori. I quali in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri del bivacco , le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti, e la sonnolenza delle nenie accordate su rozzi flauti d’Oriente. Noi invece dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza…per andare a trovare chi?” Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile ,lo so. Molto più difficile di quanto lo sia stato per i pastori. Ai quali, perché si mettessero in cammino, bastarono il canto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. Per noi, invece, disperatamente in cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano salvatori da tutte le parti, e costretti ad avanzare a tentoni nelle circospezioni di infiniti egoismi, ogni passo verso Betlemme sembra un salto nel buio. Andiamo fino a Betlemme .E’ un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. Ma questo,che dobbiamo compiere all’indietro, è l’unico viaggio che può farci andare avanti sulla strada della felicità .Quella felicità che stiamo inseguendo da una vita, e che cerchiamo di tradurre con il linguaggio dei presepi, in cui la limpidezza dei ruscelli, o il verde intenso del muschio,o i fiocchi di neve sugli alberi sono divenuti frammenti simbolici che imprigionano le nostre nostalgie di trasparenze perdute. Andiamo fino a Betlemme come i pastori. L’importante è muoversi. Per Gesù Cristo, vale la pena di lasciare tutto :ve lo assicuro. E se ,invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. :..”
Trudy Borriello
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