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02/01/2010

TRAGEDIA DI ATRANI, LEGAMBIENTE ATTACCA. BASTA CON LA POLITICA DEL RATTOPPO

“Prima di tutto esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari della vittima. Ancora una volta e’ la Campania a piangere la prima vittima dell’anno per il  maltempo e della natura matrigna. La costiera amalfitana negli ultimi anni e’ quella maggiormente colpita da fenomeni franosi. Quel territorio ha bisogno di opere di consolidamento dei costoni ed un continuo e costante monitoraggio sugli intereventi di ampliamenti dei servizi e delle strutture ricettive effettuati negli ultimi anni,  soprattutto quando questi hanno interessato i lavori di sbancamento delle rocce.  In Campania manca una politica della manutenzione del territorio. Si interviene con la politica del rattoppo dopo ogni tragedia per poi dimenticare subito dopo di fare lavori di manutenzione, di bonifica e protezione. La lotta al dissesto idrogeologico, agli incendi, all’abusivismo edilizio è una questione di governo del territorio, quotidiana, prioritaria qualcosa del tutto diverso dagli interventi e da una politica dell’emergenza.”  Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania in una nota interviene sull’ennesima vittima dovuta ad una frana in località Atrani.

 

La Campania- denuncia Legambiente- è una regione sottoposta al rischio di frane e alluvioni: l’86% dei comuni campani sono classificati a rischio idrogeologico, il fenomeno interessa tutte le cinque Provincie della Regione, ma la più fragile è quella di Salerno con il 99% delle amministrazioni a rischio. Numeri che delineano il quadro di un territorio fragile, dove sono 474 i comuni a rischio frane o alluvioni, e che puntano il dito contro uno sviluppo urbanistico e un uso del territorio e delle acque poco rispettosi delle limitazioni imposte dal delicato assetto idrogeologico. Così, nonostante il 76% delle amministrazioni monitorate da Ecosistema Rischio Campania di Legambiente  preveda nei propri piani urbanistici vincoli di edificabilità per le zone a rischio, un sovrabbondante 81% dei comuni presenta abitazioni in tali aree. E le delocalizzazioni procedono a rilento: solo nell’8% dei casi, infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio. Zero assoluto, invece, per quanto riguarda le delocalizzazioni di strutture industriali.

 

 




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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