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18/12/2009

Mezzo secolo di... carità e fedeltà. Ecco la forza dell´Opera S.Francesco

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 Immigrati

Mezzo secolo a servizio degli ultimi. Il prossimo fine settimana l'Opera San Francesco di Milano festeggia i suoi (primi) cinquant'anni di attività. Il 20 dicembre 1959 veniva infatti inaugurata la mensa di viale Piave dall’allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Morini.

Tutto comincia qualche anno prima con un pentolone di minestra calda. Quella che Fra Cecilio versa nelle ciotole dei poveri in fila davanti al convento dei francescani di viale Piave. La portineria diventa così un luogo di accoglienza e di carità. In tanti, troppi, vengono a chiedere una tazza di brodo caldo e per sfamarsi sono disposti ad aspettare ore. Al freddo o sotto la pioggia. Emilio Grignani, un industriale milanese nel 1958 decide di donare al convento i soldi necessari per costruire una mensa che viene inaugurata l’anno successivo.

Cinquant’anni dopo e chissà quanti milioni di pasti caldi serviti, l’Opera San Francesco festeggia questo importante traguardo con un pranzo speciale, sabato 19 alla mensa di via Concordia. Mentre domenica il Cardinale Dionigi Tettamanzi celebra la messa solenne delle 10.30 nella chiesa di Viale Piave. Inoltre fino al 31 dicembre è possibile partecipare al concorso Rinascere Uomo, presentando una foto o un video legati al tema della solidarietà. Il bando del concorso di può scaricare dal sito www.operasanfrancesco.it/50anni/concorso.cfm.  

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La mensa dell'Opera San Francesco

L’anniversario è anche l’occasione per fare un bilancio di questi 50 anni di solidarietà, carità, amore per il prossimo. L’Opera San Francesco oggi offre ai poveri la possibilità di nutrirsi, lavarsi, vestirsi, curarsi e sentirsi accolti. Solo quest’anno la mensa, aperta dal lunedì al sabato, a pranzo e a cena, ha servito 616 mila pasti caldi, quasi duemila al giorno. Sono state garantite 19 mila le docce, 18 mila pediluvi, 15 mila barbe e 7 mila i cambi d’abito. 31 mila sono invece le prestazioni sanitarie erogate dai medici volontari. I numeri di Opera San Francesco sono anche quelli dei tanti benefattori, che hanno contribuito con il loro sostegno a far crescere l’Opera e i volontari, oltre 500 persone che ogni giorno donano un po’ del loro tempo a chi ne ha più bisogno.

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Padre Maurizio Annoni

Alla vigilia del cinquantesimo anniversario Opera San Francesco guarda già al futuro. Un mese fa è stato inaugurato il nuovo centro di raccolta di abiti, scarpe e coperte, in via Vallazze 113. Più grande e meglio organizzato. E tra i prossimi obiettivi c’è il trasferimento del poliambulatorio in una nuova struttura nel convento dei cappuccini di Piazzale Velasquez. Padre Maurizio Annoni, presidente dell’Opera San Francesco, racconta ad Affari il mezzo secolo d'attività.

Cosa rappresenta questo anniversario per l’Opera San Francesco?
“L’Opera San Francesco è un punto fermo per la città di Milano. I suoi 50 anni di vita rappresentano quindi una conferma, evocano la fedeltà a un progetto di carità e solidarietà, cominciato più di mezzo secolo fa quando Fra' Cecilio accolse i primi poveri”. 

In che senso si parla di fedeltà?
“Fedeltà è la nostra mission. Significa infatti mettersi al servizio dell’altro ogni giorno, per tutto l’anno”.

La storia dell’Opera San Francesco è anche quella dei suoi volontari…
“Posso dire che in questi 50 anni abbiamo fatto anche la storia del volontariato. I nostri volontari, oggi più di 500, non mettono a disposizione dell’altro solo il proprio tempo, ma anche le proprie competenze. Come accade per esempio nel poliambulatorio dove prestano servizio medici professionisti. Per questo è importante la formazione che noi facciamo periodicamente, per dare a tutti gli strumenti per aiutare il prossimo nel modo migliore”.

Qual è invece il rapporto con l’esterno?
“Soprattutto in questi ultimi anni l’Opera San Francesco ha costruito una rete di collaborazione con numerosi enti no profit e con alcune istituzioni, in primis il Comune di Milano. Questo ci ha permesso di portare avanti alcuni importanti progetti come la prevenzione all’Hiv o alla Tbc”.

Come è cambiata la povertà in questi 50 anni?
“I poveri fanno parte della società in cui viviamo. Se negli anni del boom economico ad avere bisogno di aiuto erano soprattutto gli emigranti del Sud Italia, oggi sono gli extracomunitari i nostri principali utenti. Tra cui troviamo anche alcune donne, cosa che 50 anni fa era impensabile. Per loro sono stati introdotti alcuni servizi, come le visite ginecologiche al poliambulatorio”.

Questo dimostra il legame profondo che c’è tra le esigenze dei poveri e i servizi che offrite…
“Il nostro obiettivo non è quello di soddisfare un bisogno quando si manifesta, ma più semplicemente dare attenzione alle persone. Le scelte fatte, i progetti portati avanti e le strutture costruite sono nate dall’ascolto dell’altro. Cito Papa Benedetto XVI, quando dico che quello dell’Opera ‘è un cuore che vede con amore e agisce di conseguenza’”.

Qual è il punto forte dell’Opera?
“Avere investito nell’organizzazione. Il Cardinale Martini definì le attività dell’Opera ‘carità organizzata’. I nostri progetti non sono improvvisati, ma si costruiscono giorno per giorno con attenzione e anche con il coraggio di aspettare il momento adatto per realizzarli. Se siamo riusciti ad arrivare al mezzo secolo di vita è anche perché quando offriamo un nuovo servizio siamo sicuri di avere tutte le carte in regola per farlo durare nel tempo…”

Quali sono i progetti futuri?
“Stiamo ristrutturando il convento di Piazza Velasquez per trasferire lì le attività del nostro poliambulatorio. Per noi è un po’ come tornare alle origini, la dimostrazione che il convento è ancora un luogo aperto ai poveri, come lo era per Fra' Cecilio. Inoltre stiamo studiando un progetto di accoglienza notturna diverso dal dormitorio, un servizio riservato a chi, magari per lavoro, ha bisogno di uno spazio in cui stare per qualche ora durante la notte senza essere vincolato da orari. Probabilmente lo metteremo in moto nel 2010. E poi ci sono i nostri progetti quotidiani: continuare a offrire i nostri servizi 365 giorni l’anno. Come recita il motto dell’Opera: Una mano all’uomo. Tutti i giorni”.

foto e testo tratto da affaritaliani.it            inserito da michele de lucia




Inserito da:
Michele De Lucia - michelepositano58@libero.it

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