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30/11/2009

Il video con la Mussolini e Fiore fu offerto a Palazzo Chigi

Fiore e Mussolini
Fiore e Mussolini

Aggiornamento

Fiore e Mussolini saranno sentiti dal pm

Potrebbero essere ascoltati come testimoni. Forza Nuova: «Miserabile sforzo di estorsione, il video non esiste»

Il presunto video intimo con Alessandra Mussolini e Roberto Fiore è finito al centro di un'inchiesta della Procura di Roma. O meglio, i pm capitolini vogliono fare luce sui tentativi di vendere attraverso l'invio di una mail alla Presidenza del Consiglio un filmato a luci rosse che ritrarrebbe una deputata del Pdl ed un eurodeputato mentre fanno sesso . Per il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, titolare degli accertamenti, i due parlamentari ai quali si fa riferimento nella mail potrebbero essere proprio Mussolini e Fiore. Per questo i due politici potrebbero essere convocati prossimamente in procura come testimoni. A Piazzale Clodio però sono stati espressi dubbi sulla esistenza del video.
 
IL RUOLO DI A.C. - Per questa vicenda è indagato un uomo, A.C., per tentata estorsione: è stato lui a scrivere una lettera a Palazzo Chigi, con richiesta di denaro (un milione di euro), in cui era segnalata l'esistenza di un video che ritrae un parlamentare europeo e una deputata mentre fanno sesso. L'uomo, con precedenti per truffa, sostiene di essere un produttore televisivo. Il procuratore aggiunto Saviotti lo interrogherà a breve. A. C. è stato già sentito dalla Digos ma, pur ammettendo di essere l'autore della missiva («avevo bisogno di soldi»), ha negato di essere in possesso del filmato. Il sedicente produttore ha dichiarato che la richiesta di danaro è stata una sua iniziativa personale. A.C., in particolare, ha affermato di essere stato avvicinato a settembre da persone a lui sconosciute le quali gli avrebbero chiesto se era interessato al video, girato con un telefonino. L'uomo sostiene, secondo quanto si è appreso, di aver visionato il filmato, che le immagini non sono chiare e di aver appreso dai suoi interlocutori che si tratta di due parlamentari. Nel corso di una perquisizione in casa di A.C. è stato sequestrato un computer. A breve sarà affidato agli esperti della polizia postale. Gli inquirenti, che prossimamente convocheranno A.C. a piazzale Clodio, vogliono verificare cosa ci sia in quel pc.
IL «PARTITO DEGLI ARTISTI» - Forza Nuova parla di un «video inesistente», «una montatura da cui emergono truffatori da quattro soldi» e annuncia «un processo per danni» nei confronti del direttore de Il Giornale Vittorio Feltri. Non solo. La formazione politica guidata da Fiore, spiega che «il signor A.C., indagato per aver scritto una lettera a Palazzo Chigi indirizzata al Presidente del Consiglio è in realtà un esponente del cosiddetto "Partito degli artisti"». Insomma, si tratta - afferma la portavoce dell'ufficio stampa di Forza Nuova, Anna Lami - «di un miserabile sforzo di estorsione a Berlusconi per vendergli un video che non esiste».
CAUSA A FELTRI - «Dopo queste novità, ci pare evidente come la bufala sia ancor più bufala: un falso scoop legato a personaggi oscuri vicini al mondo dello spettacolo a cui sono seguiti strani comunicati - continua - . Riprendiamo la giusta accusa fatta da Indymedia nei confronti de Il Giornale, un quotidiano che sulla base di fonti anonime senza alcun reale riscontro ha cercato di costruire una montatura da cui emergono truffatori da quattro soldi. La spregiudicatezza del signor Feltri sarà evidenziata nel processo per danni che Fiore intenterà nei suoi confronti

Chiesto un milione. Denuncia alla Procura che ora cerca il filmato

ROMA — Un video «che ritrae un parlamentare europeo e una deputa­ta mentre fanno sesso» fu offerto agli inizi di settembre alla Presidenza del Consiglio. Con una lettera inviata alla sede di governo, un uomo de­scrisse le immagini e chiese un milio­ne di euro. Non fece alcun nome, ma la convinzione dei magistrati è che si riferisse al filmato che ritrarrebbe Alessandra Mussolini e Roberto Fio­re. Per questo la Procura di Roma — attivata proprio da palazzo Chigi — adesso indaga per tentata estorsione. Il sospetto è che dopo Piero Marraz­zo anche i due esponenti di destra sia­no rimasti vittima di un ricatto non economico, ma politico: la richiesta di soldi sarebbe servita soltanto per far circolare la notizia.

Il mittente della missiva è stato in­dividuato e perquisito. Ora si cerca­no eventuali complici, ma soprattut­to si tenta di scoprire chi si sia mos­so dietro questa vicenda. Nel 2005, durante la campagna elettorale per la presidenza della Regione Lazio, sia Marrazzo sia Mussolini furono vittime di un'attività di spionaggio illecito messa in piedi da alcuni col­laboratori del terzo candidato, Fran­cesco Storace. I pubblici ministeri stanno dunque verificando se i due episodi possano essere legati da una regia comune. Ma vogliono anche accertare se siano in circolazione al­tri video, se altri uomini delle istitu­zioni siano finiti sotto ricatto. L’in­chiesta sulle «pressioni» al governa­tore sorpreso con un transessuale non esclude infatti che diversi perso­naggi pubblici possano essere stati messi in scacco con filmini e foto.

L’avviso dell’ispettorato

Si deve tornare agli inizi di settem­bre, dunque. È in quei giorni che la lettera viene spedita alla Presidenza. La descrizione del filmato è molto esplicita, anche se vengono tenuti ce­lati i nomi dei protagonisti. Attraver­so l'ufficio di sicurezza interno si de­cide di avvisare la Procura di Roma. In calce c'è una firma, ma si pensa a un episodio di mitomania, il docu­mento viene di fatto accantonato. La storia assume una valenza del tutto diversa venerdì scorso, quando in prima pagina, sopra una grande fo­to, Il Giornale titola: «Sesso e filmati, ricatto alla Mussolini». Il procurato­re aggiunto Pietro Saviotti capisce che la lettera potrebbe riferirsi pro­prio a quel video e ordina alla Digos di rintracciare l’autore. A.C., inserito nella mailing list di Forza Nuova, vie­ne interrogato e perquisito.

Ammette di aver spedito la lettera «perché non c’ho un soldo e speravo che Silvio Berlusconi fosse interessa­to e mi pagasse». Poi aggiunge: «Quel video non ce l’ho, non sono stato io a girarlo. Ho soltanto fatto da intermediario». Una difesa ritenu­ta «non credibile» da chi indaga. Del resto l’uomo non aggiunge altri det­tagli sull’identità delle persone che lo avrebbero incaricato di negoziare o comunque di veicolare l’informa­zione. Dal suo appartamento viene portato via un computer che i tecni­ci della polizia Scientifica stanno adesso analizzando. Si cerca il video, si verifica se ci siano altre immagini, si esplorano i contatti di A.C. per sta­bilire se abbia fatto tutto da solo o se effettivamente esistano dei compli­ci. Ma l'indagine mira pure a verifica­re quante persone siano state contat­tate per proporre la vendita.

Il post su «Indymedia»

Nell’articolo pubblicato venerdì scorso da Il Giornaleè scritto che «in Transatlantico circola un lancio di Indymedia, sito area no global, se­condo il quale 'esisterebbe un video che ritrae Mussolini e Fiore in inti­mità, sesso esplicito nella sede ro­mana di Forza Nuova'». Il quotidia­no diretto da Vittorio Feltri chiari­sce: «Siamo costretti a parlarne per­ché nella nota si dice che 'il filmato sarebbe ancora in circolazione e in vendita e la proposta è arrivata an­che alla redazione de Il Giornale che lo ha potuto visionare'. Possiamo garantire che non risponde al vero perché tale video ci è stato offerto te­lefonicamente, ma abbiamo rispo­sto di no, che non ci interessava ne­anche vederlo».

Il giorno dopo «Indymedia» nega di aver mai messo in circolazione un comunicato. Anzi, chiarisce che si tratta di un «post» inserito il 20 novembre e sottolinea: «È molto fa­cile sfruttare l’open publishing per pubblicare sciocchezze a cui dare parvenza di verità. Tanto più che per proteggere la privacy non con­serviamo i log di chi accede al sito. Chi vive questo media sa bene come funziona e non si lascia ingannare da un post senza firma, senza fonte e senza alcun riscontro, che chiun­que può avere pubblicato con i più disparati intenti: satira, disinforma­zione, ecc. O forse più semplicemen­te qualcuno era in cerca di uno sco­op da costruire?». Poi una frecciata diretta proprio al quotidiano: «A Il Giornale poniamo una domanda. Avete aspettato una settimana per lanciare il caso? Speravate che qual­che quotidiano un po’ più credibile di voi se ne accorgesse prima, dan­dogli una patente di autenticità e spianandovi la strada?».
 
Fiorenza Sarzanini    inserito da michele d elucia
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