
Già ti vedo … mi stai chiedendo: che c’entra adesso la preghiera del ‘Padre Nostro’? Non avresti dovuto parlare in questa puntata della Teoria della Relatività? Come vedi … ho cambiato idea … rimando la relatività al prossimo numero. Ho deciso di modificare la scaletta dei miei articoli perché l’ultimo mio pezzo “LE PARTICELLE ELEMENTARI. Breve viaggio nel microcosmo” ha suscitato l’interesse di parecchi lettori. In particolare, la domanda conclusiva del mio articolo “Le stringhe sono i neuroni di Dio?” ha suscitato riflessioni e interrogativi che mi sono stati rimbalzati via e-mail. Per qualcuno questa frase ha avuto lo stesso effetto dell’apertura di uno spiraglio di luce in una caverna buia. Incuriositi, costoro si sono affollati intorno alla fessura nella roccia per guardare fuori: in molti mi hanno chiesto di approfondire il concetto di unicità.
Nel corso dei millenni siamo stati educati al dualismo. Come tutti sanno, la preghiera del ‘Padre nostro’ comincia così: “Padre nostro che sei nei cieli”. C’è Lui e ci siamo noi, Lui sta su … noi stiamo giù: questo è il dualismo. E qui comincia la separazione da nostro Padre: noi stiamo sulla Terra, Lui sta in alto nel cielo. L’etimologia di cielo è “caelum” come in celare, nascondere. Il Padre si nasconde nei cieli, nell'altrove … così noi siamo diventati suoi orfani! Quand’è che conosceremo veramente il Padre? La preghiera originaria non diceva così. Il testo in aramaico citato da Matteo dice: “Padre nostro che sei ovunque”. Perché ci hanno ingannato facendoci credere che il Padre sia ‘altro’ da noi e che risieda "altrove", nei cieli? Semplice … solo così si giustifica il processo di intermediazione fra Dio e l’uomo. Le strutture di intermediazioni, come la Chiesa cattolica, si sono assunte il diritto di rilasciare il passaporto per poter accedere al Padre. Da ciò nasce il loro grande potere politico, culturale ed economico.
Il dualismo padre-figlio si riflette poi nel dualismo corpo-anima, vita e morte, bene e male, io e gli altri, la Terra e il cielo. Tutto quello che vediamo, lo vediamo diviso, separato. Vediamo noi e gli altri, vediamo gli oggetti intorno a noi distinti e separati, vediamo le stelle e i pianeti e immaginiamo che in mezzo ci sia il VUOTO.
In contrapposizione al dualismo c’è il non-dualismo o meglio il monismo. Il monismo esprime il concetto della sostanziale unità dell'essere: tutto è Uno. Vedremo insieme più avanti che la teoria della relatività ma più ancora la meccanica quantistica confermano la tesi che tutto sia Uno, cioè che l’Universo (verso l’Uno) sia un’unica struttura organica, senza spazi vuoti, di natura intelligente.
Prima però vorrei dire qualcosa sul monismo nella storia della filosofia. Il concetto di monismo è antichissimo, ed è stato espresso in modo chiaro e univoco da Parmenide. Anche le filosofie orientali come il Vedanta indiano e il Taoismo cinese sono forme di monismo. Come vedi, queste idee non sono nuove ed hanno una vasta diffusione anche al giorno d’oggi. Purtroppo, soffocati come siamo nella cultura dualista voluta dal potere teologico - politico, nella nostra società occidentale queste sono solo idee ‘marginali’. Ma anche nella cultura occidentale abbiamo avuto contributi significativi alla tesi monista. Ricordo Giordano Bruno, bruciato vivo sul rogo per le sue idee, e Baruch Spinoza che per non fare la stessa fine non ebbe il coraggio di pubblicare la sua ‘Etica’ mentre era in vita. Fra i filosofi italiani più recenti, Benedetto Croce, Giovanni Gentile ed Emanuele Severino possono essere considerati filosofi monisti.
Spinoza nel suo meraviglioso trattato, l’Etica, così si esprime:
“Per Dio intendo l’ente assolutamente infinito, cioè la sostanza che consta di infiniti attributi”. (Etica I, Def. VI)
“La sostanza assolutamente infinita è indivisibile”. (Etica I, Prep. XIII)
“All’infuori di Dio non può esserci, né essere concepita, alcuna sostanza”. (Etica I, Prep. XIV)
In altre parole, secondo Spinoza, c’è un’unica sostanza e questa sostanza è Dio. Pensaci un attimo: se Dio è assolutamente infinito come può esserci qualcosa all’infuori di Dio? Come può esserci un creato all’esterno di Dio? Il creato non è ‘altro’ da Dio. Il nostro Universo quadridimensionale è solo uno dei possibili infiniti modi di manifestarsi dell’unica sostanza, Dio.
Ma se c’è una sostanza unica, come si spiega la molteplicità delle cose che ci circondano nel mondo minerale, vegetale, umano ed etereo? Com’è possibile che un corpo umano, le nuvole, l’oceano, le stelle siano della stessa sostanza, che abbiano cioè origine da un substrato comune? E, soprattutto, com’è possibile che il pensiero e la materia siano della stessa sostanza? Due cose così diverse possono essere della stessa sostanza? Cartesio, per esempio, affermava, sbagliando secondo i monisti, che il pensiero e la materia sono due sostanze nettamente distinte e separate (ancora il dualismo): la ‘res cogitans’, il pensiero e la ‘res extensa’, la materia.
Spinoza diceva invece che l’unica sostanza è costituita da infiniti attributi ciascuno dei quali si manifesta ai nostri sensi in infiniti modi. Quindi, un quark è una modalità di manifestazione di Dio. Anche un protone, un atomo, un corpo umano, una stella nel cielo sono modalità di manifestazione sempre della stessa sostanza, cioè di Dio.
Faccio un’analogia. Immagina un grande oceano calmo e immobile. L’acqua del mare è costituita da un numero indefinito di molecole di H2O. Ora immagina che, in un punto imprecisato della distesa d’acqua, una decina di molecole di acqua passino dallo stato liquido allo stato solido trasformandosi in una piccola massa di ghiaccio. Lo stesso accade a un’altra decina di molecole d’acqua localizzate qualche metro più in là. Ora, nella vasta distesa di acqua ferma e trasparentissima, abbiamo due piccoli pezzi di ghiaccio, localizzati a una certa distanza l’uno dall’altro, ciascuno costituito da una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio, tutti aventi una base di forma esagonale, ma ognuno di forma diversa (hai senz’altro visto da qualche parte le bellissime e infinte forme che può avere un cristallo di neve). I due pezzetti di ghiaccio sono quindi diversi uno dall’altro e, se avessero una coscienza, ciascuno potrebbe dire: sono un individuo, ho una forma, io sono ‘io’.
Noi siamo come le due particelle di ghiaccio.
Mi metto nei panni di uno dei due pezzetti di ghiaccio, mi guardo intorno e vedo l’altro pezzo di ghiaccio a una certa distanza da me. Essendo l’acqua intorno a me trasparentissima ne deduco che fra me e lui ci sia il vuoto. Ora la temperatura si alza, io mi sciolgo e divento oceano. Ma allora, io sono oceano o la piccola massa solida di prima? Sono contemporaneamente sia oceano sia ghiaccio (dico contemporaneamente perché, dal punto di vista della sostanza, il tempo non scorre: è un eterno presente). Cosa ne è della distanza sperimentata prima? Semplicemente non ci sono più distanze: l’oceano è ovunque! E cosa ne è del vuoto? Il vuoto non esiste. Esiste solo l’oceano che nella nostra analogia rappresenta la sostanza, il plasma energetico o energia pensante.
Andiamo avanti con l’analogia. Rifletti con me. Io non posso dire di essere nato quando mi sono costituito a ghiaccio, come non posso dire di essere morto quando il ghiaccio si è sciolto. Io c’ero prima e ci sono dopo. Io esisto sempre. Nel processo io non divento ‘altro’, sono sempre acqua. Allora la morte non esiste? No, noi non moriamo, la nostra essenza è eterna: "Ogni cosa che ha la proprietà di essere ha, per la stessa natura dell'essere, la proprietà di essere eterna" (Emanuele Severino). Non devi però confondere questo concetto d’immortalità con l’immortalità di cui parla la religione cattolica. La morte individuale esiste, il ghiaccio ‘individuo’ in effetti si scioglie. Noi non conserviamo, dopo la morte, la nostra mente con i ricordi, gli affetti. Allora cosa saremo dopo la morte individuale? Saremo quello che eravamo prima di nascere … e non arrischiarti a pensare che prima della nascita noi eravamo NIENTE … :-( .
Perché non riusciamo a vedere l’unicità e vediamo invece molto bene la molteplicità nel mondo minerale, vegetale, animale e cosmico? Come mai vediamo tutte le cose distinte, differenziate, divise e separate da spazio vuoto?
La risposta è che per noi la realtà obiettiva è fatta di sole percezioni sensoriali che purtroppo, come provato dalle scienze moderne, sono limitate in maniera preoccupante. La nostra percezione dell’Universo è semplicemente un insieme confuso di impressioni oscurato dall’imperfezione dei nostri sensi. Per esempio, cosa può vedere l’occhio umano?
Noi vediamo perché un raggio di luce colpisce le cose che ci circondano e rimbalza nel nostro occhio impressionando la retina. Ora cos’è la luce? La luce è una radiazione elettromagnetica composta di onde. La distanza fra due creste d’onda è la lunghezza d’onda della radiazione. Ora l’occhio umano è in grado di percepire solo la luce con lunghezza d’onda fra 0,00004 e 0,00007 centimetri. Ma il sole emette moltissime altre radiazioni. I raggi infrarossi, per esempio, hanno una lunghezza d’onda da 0,00008 a 0,032 cm. Noi sentiamo sulla pelle il loro effetto sotto forma di calore ma la loro lunghezza d’onda è troppo lunga perché riesca a eccitare la retina del nostro occhio. Noi non vediamo la luce infrarossa mentre i serpenti sì. Come pure non vediamo la luce ultravioletta che l’occhio delle api, invece, riesce a percepire.
In pratica, dello spettro elettromagnetico, vedi la figura qui sotto, noi siamo in grado solo di percepire una piccolissima parte. Non possiamo percepire i raggi cosmici, i raggi gamma, i raggi X, e la luce ultravioletta perché hanno una lunghezza d’onda troppo piccola per il nostro occhio mentre non possiamo percepire la luce infrarossa, le micro-onde, le onde radar, i segnali TV e radio perché hanno una lunghezza d’onda troppo grande.
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I numeri in figura sono indicati con potenze di dieci, cioè 103 significa 10x10x10=1000; 10-2 significa 1/10x1/10=1/100=0.01. Per esempio, le onde radio hanno, mediamente, una lunghezza d’onda di 1.000 metri e una frequenza di 10.000 onde in un secondo.
Il fatto che noi non riusciamo a percepire la maggior parte delle onde della radiazione elettromagnetica non vuol dire che esse non siano là a colmare tutto lo spazio intorno a noi. Se il nostro occhio avesse la capacità di percepire tutto lo spettro elettromagnetico ci renderemmo conto che lo spazio vuoto non esiste. Lo spazio nella tua stanza, dove in questo momento te ne stai seduto davanti al computer, non è vuoto: è letteralmente intasato da un’infinità di raggi cosmici, di onde radio, di luce ultravioletta e infrarossa, da gravitoni, bosoni W+, bosoni W-, neutrini, muoni e chi più ne ha più ne metta … tutti vibranti a velocità pazzesche. I raggi cosmici, per esempio, hanno una frequenza di 1020 (pensa un po’: 1 seguito da 20 zero cicli al secondo). Per ogni secondo che passa, miliardi di miliardi di onde cosmiche investono il tuo corpo e tu te ne stai lì seduto impassibile senza accorgertene. Nello spazio non esiste alcun interstizio vuoto. Il vuoto, visto con gli occhi della realtà, è un magma vibrante di energia.
Ma anche la materia non scherza in quanto a vibrazioni. Come sai, la materia è costituita da atomi. Nel mio precedente articolo, per semplificare, ho descritto l’atomo come una specie di sistema solare in miniatura composto di un nucleo centrale circondato da un numero variabile di elettroni (1 per l’idrogeno, 92 per l’uranio) ruotanti in orbite ellittiche o circolari attorno allo stesso nucleo. Ho anche descritto gli elettroni come particelle elementari puntiformi, cioè come piccolissime sfere elastiche. Non è così … o meglio, la meccanica quantistica ha dimostrato che gli elettroni sono, contemporaneamente, sia particelle, sia onde. Com’è possibile una cosa del genere?
Il fatto è che uno scienziato non pur far altro che render conto delle proprie osservazioni. Così, se esegue due esperimenti con strumenti diversi, uno può rilevare che la luce è costituita di particelle e l’altro che la luce è composta di onde. Lo scienziato in questione deve accettare ambedue i risultati considerandoli non contraddittori ma supplementari.
Ma se l’elettrone è un’onda questo vuol dire che è de-localizzato, cioè non ha una determinata posizione nello spazio, né ha una determinata dimensione. Il fisico astronomo inglese Sir James Jeans affermava: “La sfera solida ha sempre una posizione ben definita nello spazio; l’elettrone, apparentemente, non l’ha. Una sfera solida occupa un certo spazio; parlando di un elettrone non ha probabilmente alcun significato discutere quanto spazio esso occupi, come non ha significato discutere quanto spazio occupi la paura o la felicità”.
Ma non solo l’elettrone è contemporaneamente particella e onda. Anche l’atomo e addirittura le molecole producono, in alcuni casi, le caratteristiche figure di diffrazione tipiche delle onde. E così tutte le unità fondamentali della materia, ciò che Clerk Maxwell chiamava “le indistruttibili pietre fondamentali dell’universo”, gradualmente si spogliano della loro materialità. L’elettrone puntiforme sferico si trasforma in una carica ondulatoria di energia, l’atomo in un sistema di onde che si sovrappongono. Si potrebbe concludere che tutto la materia, anche il nostro corpo, è composta di onde e che, quindi, noi siamo onde in un mondo di onde.
Vittorio Marchi, fisico, ricercatore e apostolo del monismo, scrive: “Le particelle oltre a essere se stesse sono anche lo spazio che intercorre tra loro e di ciò ne sono informatissime perché, essendo esse stesse spazio, non hanno bisogno di comunicare tra loro. E ciò fa sì che, sempre per essere spazio, esse non hanno neppure bisogno di doversi connettere fra di loro perché, in realtà, non sono mai state disconnesse o disgiunte“.
Sembra quindi che le particelle-onde, in quanto anche spazio, siano connesse una all’altra in un continuo intelligente come le cellule del nostro corpo sono connesse fra di loro a formare un unico organismo.
Vediamo, per esempio, come agisce la forza di gravità nello spazio fra la Terra e il Sole. Nel 1687, Isaac Newton enunciò la legge di gravitazione universale: "Due corpi si attraggono con una forza d’intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa." La formula della gravitazione è confermata pienamente dalle evidenze sperimentali (a meno di un dettaglio relativo al perielio dell’orbita di Mercurio) ed è ancora pienamente valida. Ma c’è un problema. La teoria di Newton presuppone che la forza gravitazionale sia trasmessa istantaneamente con un meccanismo fisico non ben definito e indicato con il termine "azione simultanea a distanza". Lo stesso Newton riteneva tale azione a distanza una spiegazione insoddisfacente sul modo in cui la gravità agisse. In effetti, se si ragiona in termini di trasmissione di una forza attraverso lo spazio vuoto, non si capisce come una variazione di massa del Sole possa essere comunicata immediatamente alla Terra per adeguare di conseguenza la forza di gravità alla nuova massa del Sole.
Una spiegazione soddisfacente della gravità è data, nell'ambito della teoria delle stringhe, dall'esistenza dei gravitoni. Secondo il “teorema di non-località” di Bell, i gravitoni di una massa sono connessi fra di loro tramite un legame fuori dello spaziotempo quadridimensionale (ricorda che la teoria delle stringhe propone una realtà a 10 dimensioni). Per propagare un’informazione, i gravitoni non devono percorrere uno spazio né impiegare un certo tempo. Per questo motivo, tutte le masse delle oceaniche galassie del cosmo, una volta sollecitate in un punto dell’universo sono in perfetto sincronismo correlate e informate sull’evento prodotto in quel punto.
Questa sembra una cosa sconvolgente … ma a pensarci bene la stessa cosa succede anche in un modello di organismo molto più piccolo, il corpo umano. Nel corpo umano ci sono trilioni di cellule così come nell’universo ci sono trilioni di corpi celesti. Se tu solleciti una sola cellula del tuo corpo, magari con la punta di uno spillo, tutto il tuo organismo ne sarà immediatamente informato e reagirà di conseguenza.
Nota la similitudine fra l’organismo umano composto da trilioni di cellule, a loro volta costituite di atomi e particelle, e l’organismo cosmico formato da trilioni di corpi celesti fra cui la Terra abitata dall’uomo. Prova a pensare in astratto: se tralasci le dimensioni, che differenza c’è fra corpo umano e una galassia? Volendo esagerare nell'astrazione, noi potremmo pensare che la correlazione fra la cellula umana e il corpo umano, sia la stessa che intercorre fra uomo e galassia. In altro parole, sarebbe veramente assurdo pensare che l’uomo non sia altro che una ‘particella’ dell’universo?
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Guarda la foto. Vi è rappresentato un piccolo pezzo della nostra galassia, la Via Lattea. Su un fondo oscuro, nero, puoi vederci tanti puntini ciascuno dei quali è un corpo celeste, un pianeta, un sole, un satellite. Immagina anche che tutti i corpi celesti che vedi non sono fermi, sono tutti in rapido movimento.
C’è poi quel punto di colore azzurro chiaro indicato dalla freccia: quella è la Terra. La foto è stata presa da una navicella spaziale da una distanza di circa tre miliardi di chilometri. Pensa un po’: su quel puntino azzurro, miliardi di strani animali bipedi, alti un po’ più di un metro e mezzo, si dimenano in giro come formiche impazzite. Siamo noi con le nostre gioie, i nostri dolori, i nostri problemi quotidiani. Siamo noi, gonfi del nostro immenso egocentrismo che ci fa credere di essere al centro di tutto. (Prova a riflettere, quand’anche l’umanità si dovesse estinguere nei prossimi cinquanta anni a causa dell’effetto serra, cosa cambierebbe nell’equilibrio cosmico di masse e movimento che vedi nella fotografia?).
Tutta la storia dell’umanità, le guerre fratricide, le vittorie e le sconfitte, i cataclismi, le pandemie … i roghi umani e le crocefissioni sono avvenute su quel puntino azzurro perso nello spazio. Non so cosa tu prova a vedere questa foto, ma quando io vedo la Terra da questa prospettiva provo una sensazione profonda di appartenenza al tutto. Come si fa a pensare, da questa prospettiva, che noi siamo qualcosa di separato dall’universo o che l’universo, come insegna la religione, è stato creato a nostro esclusivo beneficio?
Ma il motivo per cui ho messo questa foto è un altro: volevo attrarre la tua attenzione sul fondo scuro che si vede in background dietro le stelle e i pianeti. Si tratta forse dello spazio vuoto interstellare? Neanche per sogno. Abbiamo già visto che lo spazio fra i corpi non è vuoto perché intasato dalle vibrazioni delle onde elettromagnetiche ma quello che vediamo nella foto è un’altra cosa: è una componente importante delle galassie, è la materia oscura. Si tratta di una forma di materia che non emette né assorbe radiazioni e perciò non è rivelabile in altro modo se non attraverso i suoi effetti gravitazionali sulla materia visibile, come le stelle o il gas. L'analisi della dinamica di molte galassie, e quindi del campo gravitazionale al quale esse sono soggette, ha rivelato alcune anomalie. Soltanto ipotizzando che queste galassie siano circondate da giganteschi aloni massicci di materia oscura si possono spiegare queste anomalie. Anche le galassie negli ammassi sembrano legate tra loro da enormi quantità di materia oscura.
Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, ha dimostrato che solo la miliardesima parte dell’Universo esistente è fatta di materia ‘visibile’. Il che significa che se si osserva solo la materia visibile, come per secoli ha fatto la scienza newtoniana, ben che vada, arriviamo a capire solo un miliardesimo della realtà. Certo la materia oscura che permea tutto l'universo è una forma di materia di natura ancora sconosciuta, ma una cosa è certa: essendo materia, la materia oscura è energia. Lo spazio nero che permea tutto lo spazio interstellare non è altro che energia. E cosa sono in fondo le stelle, i pianeti e tutti i corpi celesti e il nostro stesso corpo umano? Sono ammassi di energia solidificata. Einstein con la celebre formula E=mc2 ha dimostrato l’equivalenza fra materia ed energia. Pensa a quanta energia è liberata frantumando un atomo di uranio nelle esplosioni nucleari!
Come i pezzetti di ghiaccio nell’analogia di prima non sono altro che acqua dell’oceano solidificata, così le galassie, le stelle, il pianeta Terra, i nostri corpi e tutte le cose che ci circondano non sono altro che energia materializzata.
“Il complesso armonico dell’energia totale dell’Organismo Universale, l’Uno detto Dio, è identificabile con tutti gli altri complessi armonici dell’Esistente, ciascuno naturalmente differenziato e autonomo, ma pur sempre connesso e inseparabile dall’energia universale che, invece, è indifferenziata e priva di individualità e personalità specifica” (Vittorio Marchi).
In fondo, sostanzialmente, tutto è uno, tutto è energia. Ma non si tratta di energia amorfa, indifferente, ottusa. Se la definizione di energia è la capacità di compiere lavoro, allora nel lavoro svolto dall’energia nel produrre la bellezza incredibile del cosmo si coglie un’intelligenza sconvolgente, infinita, “al cui cospetto tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è che un riflesso assolutamente nullo” (Einstein).
Riprendo la domanda iniziale: “Le stringhe sono i neuroni di Dio?”.
Prima di rispondere faccio una premessa. Alcuni danno alla parola ‘mistico’ una valenza dispregiativa. Io non mi vergogno invece di riconoscere il mio innato misticismo. Faccio del mio meglio, però, per tenere il mio misticismo sui binari della logica e della scienza. La cosa è possibile; Einstein, per esempio, anche essendo un grande scienziato, era un mistico. Ora, io cerco di basare il mio misticismo su teorie scientifiche provate e consolidate come la teoria della relatività e la meccanica quantistica ma anche su una teoria solo plausibile ma non confermabile come quella delle stringhe. Ora se le stringhe sono l’energia vibrante, il substrato, la sostanza unica che “sta sotto” tutta la materia, sotto lo spazio e il tempo della nostra realtà quadridimensionale, allora sì …. le stringhe sono in neuroni di Dio.
Mmmm …. anche questo articolo sta diventando troppo lungo :-( . Ma non posso fermarmi qui, devo dire qualcosa sui riflessi del monismo sull’etica, sui comportamenti individuali.
Certo, il monismo è solo per pochi. Possono fare il grande salto verso il monismo solo chi riesce a liberarsi dall’indottrinamento asfissiante al dualismo che abbiamo ricevuto nella nostra prima infanzia, quando il cervello è facilmente plasmabile come creta bagnata.
Per i pochi che fanno il salto c’è, però, una ricompensa: il monismo fornisce una visione olografia della realtà e un'etica della vita completamente nuova, un etica fondata sull’amore, tolleranza e comprensione reciproca.
Nell’omelia durante la cerimonia di matrimonio di una mia nipote, il sacerdote officiante ha detto: “L’amore non è solo un sentimento è anche una forza”. Forse il sacerdote voleva dire che l’amore ci da la forza per superare le avversità e le incomprensioni che necessariamente si creano in ogni coppia. Io ho riflettuto invece in maniera diversa. Ho pensato “Sì, l’Amore è la Forza che tiene armoniosamente insieme l’Universo. “
L’Amore è la forza infinita ed eterna che sorregge la totalità dell’Essere nelle sue molteplici espressioni. E’ il “conatus sese conservandi”, quella forza che sostiene la conservazione dell’Essere totale e quindi di ciascuna sua singola parte: l’amore è la forza “… che move il sole e l'altre stelle” (Dante, Paradiso).
Spinoza ha scritto:
“L’amore intellettuale della Mente verso Dio è l’Amore stesso di Dio, con cui Dio ama se stesso. […] questo amore della mente verso Dio è una parte dell’Amore infinito con cui Dio ama se stesso”. (ETICA V, prop. XXXVI)
“[...] Ne consegue che Dio, in quanto ama se stesso, ama gli uomini e, di conseguenza, l’Amore di Dio verso gli uomini e l’Amore intellettuale della mente verso Dio sono una sola e medesima cosa”. (ETICA V, Prop. XXXVI, cor.)
In altre parole, se siamo tutti Uno, allora soggetto e oggetto dell’amore coincidono. Amare il prossimo, amare la natura, amare Dio non è altro che amare me stesso. A questo punto che senso ha per me il comandamento cristiano di amare il mio prossimo come me stesso? Quando capisco che l’altro è semplicemente me stesso, la sua gioia diventa la mia gioia, la sua pena diventa la mia pena. Non ho più alcuna scappatoia, l’altro mi coinvolge intimamente, non posso ignorarlo. E questo non certo per un premio o castigo nell’aldilà. Altro che guerre fratricide e attentati terroristici perpetrati sulla base della filosofia dualista!
Ma anche tutte le cose della Natura partecipano all’amore cosmico. Amare gli animali, la natura in tutti i suoi aspetti, rispettarla e salvaguardarla ad ogni costo è una logica conseguenza del monismo. L’amore per le nuvole basse che oggi coprono i monti, per la pioggerellina mista a neve che comincia a cadere, per i pini del bosco che vedo dalla mia finestra mi danno una gioiosa, quasi euforica, sensazione di comunione in Dio che unisce il mio spirito a quello delle nuvole, a quello degli alberi del bosco … a quello del Tutto.
A presto
Luigi Di Bianco
PS: Questa è la mia verità, la tua cercala, è possibile che sia anche simile alla mia... ma non è detto
Critiche e commenti sono apprezzati. Scrivere a: ldibianco@alice.it
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