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25/11/2009

Screams, opere di Donato Maniello

Patibolo_1, Donato Maniello 2008
Patibolo_1, Donato Maniello 2008
 

Il giorno 5 Dicembre alle ore 16.30 sarà inaugurata, presso il Complesso Monumentale dell’Annunziata Sala Ipogeo (Via Annunziata 36 in Napoli), la mostra di pittura intitolata “Screams” a cura di Elena Santoni. Col patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, della Regione Campania e dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia sarà in permanenza fino al 28 dicembre.
 
Testo critico della mostra
 
Ogni essere umano può riconoscere il dolore nella semplice iconografia del volto urlante, giacché il dolore è un’oscura commistione di individuale e totale. E’ proprio l’aspetto collettivo del dolore che permette la sua descrivibilità, che fa in modo che il dolore giunga alla parola e non rimanga l’esperienza muta che è. Se il dolore è descrivibile è a maggior ragione visibile. Questo il tema della mostra intitolata “SCREAMS”.
Ciascun quadro proposto attinge dal reale. Sono infatti rappresentate persone, conosciute e non dall’artista, alle quali è stato chiesto di essere coinvolte nel progetto, prestando il loro urlo alla fase di rappresentazione. Le opere sono descrittive, prive di enfasi, esplicitamente figurative, spoglie di decorazione intesa come campo di fascinazione e indeterminatezza che distolga dal principale settore di attenzione su cui si ferma il soggetto. Non c’è spazio per lo sfondo, abbiamo solo il volto col quale siamo obbligati a confrontarci. Rimane solo la mimica facciale, ed il linguaggio del corpo è eliminato.
In un certo senso la sofferenza è naturale, così com’è naturale che l’uomo sia esposto alla vita. Sotto questo aspetto il dolore è innocente, privo di colpa quanto le sue vittime. Diventa perciò impossibile trovare la causa del dolore, ma solo darne espressione, presentarlo senza la pretesa di capirlo, come è rappresentato in queste opere. La figurazione è ben salda, in alcuni casi sfocata, come se fosse vista attraverso un vetro che non permette di vedere bene, di conoscere. L’immagine è allestita in modo teatrale, dove il patibolo è la sofferenza inflitta e l’urlo l’espressione di dolore. I volti sono frontali, quasi ieratici, hanno qualcosa di sacrale che viene barbaramente violato. La sofferenza può diventare fonte di forza creativa. Sono immagini significato, che si rivolgono ad uno spettatore – testimone con cui l’autore vuole instaurare una relazione. La reazione immediata ed istintiva dell’urlo non si compie solo nel disperato bisogno di esprimere il dolore e liberarsi dalla sofferenza, ma invoca un ascolto, esige un testimone; l’urlo ha necessità di essere sentito.



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