Un provocatorio scritto dell’apostolo Paolo:Lettera a Filemone
Ormai “vecchio e prigioniero”, quasi alla fine della sua vita,S. Paolo compone questo breve scritto definito da molti un vero capolavoro “di tatto e di cuore,” e dal quale traspare tutta l’attualità del pensiero di questo apostolo, nato ebreo,convertito e morto martire per aver vissuto conformemente a quanto andava affermando . .Il tutto mi appare estremamente calzante e materia di riflessione per noi,giornalmente bombardati dalle storie di personaggi di tutt’altro spessore esistenziale e morale!
Questa lettera neotestamentaria è indirizzata ad un certo Filemone, un amico ricco e generoso dell’Apostolo, al quale Paolo chiede un favore piuttosto singolare. Durante la sua carcerazione (in realtà durante gli arresti domiciliari di Roma, attorno agli inizi degli anni 60), Paolo aveva incontrato e illuminato nella fede cristiana uno schiavo di nome Onèsimo, fuggito proprio dalla casa di Filemone; secondo il diritto romano, egli doveva essere restituito al padrone per la giusta punizione (anche la pena di morte).
La proposta di Paolo a Filemone rispecchia la nuova visione che il cristianesimo tentava di introdurre nelle relazioni sociali del tempo, e per questo la lettera, anche se breve, è della massima importanza sotto il profilo cristiano; egli, infatti, invita l’amico a riaccogliere Onèsimo non più come “schiavo”, ma come “fratello carissimo”, perché ormai in Cristo non c’è più “né schiavo né libero”, ma tutti sono una cosa sola in lui. La lettera è dunque un invito all’amore, alla genuina libertà cristiana, alla fraternità che deve superare le distinzioni sociali e le classi.
Di conseguenza può anche darsi che Filemone abbia concesso a Onesimo la libertà: Paolo lascerà a lui la decisione. Ma Filemone appare in ogni circostanza vincolato al comandamento dell’amore, la cui forza rinnovatrice diviene efficace proprio nella comunione fraterna con lo schiavo che ritorna. Comunque Paolo nel testo, si dice convinto che Filemone farà ancor di più di ciò che l’apostolo gli ha detto.
Questa lettera è dunque l'esempio tipico del modo in cui i cristiani delle origini potevano affrontare un problema socio-politico come quello della schiavitù, tenendo conto del vangelo di Cristo, del loro statuto di fratelli all'interno della comunità e del contesto sociale nel quale vivevano. Paolo non inserisce nel suo programma apostolico l’abolizione della schiavitù dalla società greco-romana; si sforza piuttosto di trasformare l'immagine che gli schiavi hanno di loro stessi, inducendoli a prendere coscienza della dignità di “persone affrancate da Cristo” e attribuendo contemporaneamente lo statuto di “schiavi di Cristo” agli uomini liberi diventati cristiani (1Cor 7, 17-24). Nel nostro caso insiste perché sia riconosciuto a Onesimo lo statuto di “fratello” di cui godevano tutti i membri della comunità. Paolo dunque, dal suo punto di vista, pone i principi che, nel corso dei secoli, influenzeranno le coscienze e porteranno a considerare la schiavitù come una pratica disumana da estirpare completamente, cosa che avverrà molto più tardi. Ma gli inizi datano da lì…..Meditiamo!
Una curiosità:Sant' Onesimo Martire .che , in greco, significa “utile”, “giovevole”.si festeggia il 15 febbraio. Il “Martirologio Romano” parla del suo martirio, raccogliendo una tradizione per cui Onesimo, consacrato vescovo da S. Paolo che lo lasciò ad Efeso come sostituto di Timoteo, sarebbe morto martire a Roma lapidato, sembra sotto Domiziano.
Vorrei ancora una volta evidenziare la modernità dell’argomento narrato nella lettera .Siamo in un momento storico difficile dove la paura della differenza può generare mostri e noi siamo chiamati tutti continuamente e in modo sempre più pressante,ad affrontare questa alterità, che ci piaccia o no. Interiorizziamo il fatto che Paolo qui esorta l’amico Filemone a non pensare solo alla sua giustizia e sicurezza personale,ma ad andare oltre in nome della sua fede e traiamo le nostre conclusioni ,non dimenticando certo che anche lo schiavo Onesimo ha fatto un suo cammino interiore di libertà e che l’incontro tra i due è stato perciò molto più facilitato.
Non aggiungo altro e termino con una breve poesia di B.Brecht che mi ha fatto comunque riflettere sul desiderio , anche se a volte più che giustificato, di “eliminare “ il diverso da noi:
«Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare»
Trudy Borriello
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