Un ulteriore contributo al dibattito preelettorale
Maiori, nella Costa di Amalfi, è un grande contenitore di storia, arte e tradizioni, poco conosciuto e, spesso, evitato dai turisti frettolosi che,indignati dallo scempio urbanistico ad esposizione di Lungomare arioso con palazzi brutti e, spesso, volgari, passano oltre. Chi si ferma per gradevolezza di accoglienza negli alberghi gestiti, quasi sempre, con signorile professionalità, è attratto, prevalentemente, dalla comoda balneabilità dell'ampio litorale non sempre attrezzato, però, con servizi di qualità e spesso gestito con criteri clientelari. Raramente si avventura verso l'interno a penetrazione del cuore antico della città e, quando lo fa, si limita alla sosta negli accoglienti ritrovi lungo la spianata del primo tratto del Corso Reginna a tirar tardi in gradevoli conversari. Mai che sia fecondato dalla curiosità della scoperta dei vicoli, che ossificano storia, o dalla esplorazione del fiume al di là del Palazzo Municipale.
Pigrizia certamente dei turisti, ma anche e, forse, soprattutto mancanza di valide iniziative dell'Amministrazione Pubblica, che non stimola alla fruizione di una città segreta e pudica, bella e riservata, che riserva sorprese di grande coinvolgimento emotivo a chi ha occhi per l'arte, orecchi adusi ad ascoltare la storia, cuore sensibile per scaldarsi alle tradizioni. E' questa la Maiori che rivela il volto migliore di sè, quello poco conosciuto e valorizzato, purtroppo. E' la Maiori di Santa Maria a Mare con l'incanto di quella statua di pregevole fattura in cedro del Libano del XII secolo, di stile ellenistico, del ricchissimo soffitto a cassettoni dorato, della Madonna con il Bambino e dei putti in legno dorato di epoca cinquecentesca e di scuola spagnola. E la Chiesa Madre, che domina il centro abitato con le ridescenze della cupola maiolicata, è simbolo della storia religiosa, e non solo, di Maiori con quel gioiello di statua della Vergine che i Maioresi raccolsero in mare con parte del carico che una nave, reduce da Costantinopoli, fu costretta a gettare in acqua per sfuggire ad un violento temporale. L'edicola di S. Maria delle Catene è memoria dei ceppi dei prigionieri miracolosamente scampati alle incursioni del corsaro Barbarossa. E' testimonianza di fede e di ringraziamento dei sopravvissuti alla terribile pestilenza del 1656 la chiesetta di S. Rocco, che sul paliotto dell'altare conserva l'antico stemma cittadino. Nella frazione di San Pietro si respirano atmosfere d'altri tempi con quel borgo disteso nella verde conca assolata con colline che s'incurvano ed agrumeti e vigneti che s'inarcano a cupole di cielo ed il carrubo che respira flebile a carezze di vento gravide di mare. La minuscola piazza è un salotto raccolto con la facciata della bella chiesa a far da quinta. E dalle nebbie del passato fanno capolino il dio Vertumno soppiantato dall'Apostolo Pietro e dgli Etruschi cacciati dai Romani. Santa Maria delle Grazie veglia sul fiume che scorre sonnolento a gabbia di muraglioni a memoria di quel tragico ottobre del 1954, quando si gonfiò delle piene del Chiunzi e di Tramonti e travolse case strade. Oggi lambisce lieve ed inoffensivo le fondamenta di un antico opificio. La basilica trinavale è del VI secolo, con rifacimenti successivi, e vanta intatta nella sua bellezza La Crocifissione della scuola del Sabatini. Vecite è una frazione di campagna a gelosa custodia di tradizioni secolari e di antichi sapori in cui la fa da regina la "melanzana al cioccolato". Un pugno di case gioca a girotondo sul fiume e scala la collina fin lassù al boschi del demanio. In cima, luminosa nella gloria del sole, la chiesetta di S. Martino, vescovo, conserva la statua settecentesca del santo ed un piccolo dipinto su metallo raffigurante la Madonna del Carmine. Ponte Primario è l'ultima frazione ed anticipa il verde dei coltivi dei pianori di Tramonti. Sulle ali del vento, che sibila dalle gole del Chiunzi, corre l'eco della rappresaglia di Silla contro chi gli si oppose durante le Guerre Sociali. Qui sono le radici dell'anima più antica di Maiori, "il principio" della sua storia. E proprio alla Madonna del Principio è dedicata la piccola chiesa, del VII secolo, che conserva una statua lignea opera di un pastore del XIII secolo andata perduta e poi miracolosamente ritrovata da un contadino intento ai lavori dei campi. Il mare è lontano, anche se nei giorni di libeccio vi arriva l'acre dello iodio. Qui, per lo più, si respira aria di campagna e con la tramontana vi rotola l'eco dei campanacci delle mandrie alla pastura.
Questa è soltanto una parte dell'enorme patrimonio inutilizzato che la città deve immettere con valide ed intelligenti iniziative nel circuito virtuoso del mercato turistico, per arricchirne e diversificarne l'offerta, innanzitutto, ma anche per un doveroso e responsabile atto di giustizia distributiva, ad evitare che le frazioni periferiche continuino a recitare il ruolo di parenti poveri al ricco banchetto dell'economia della città. Non basta più mettersi in pace con la coscienza con un contributo alle rispettive feste patronali e sfilare in processione con la fascia tricolore per la semplice vanità dell'apparire. Occorre progettare iniziative valide per dotare il territorio di servizi efficienti e stimolare l'iniziativa dei privati per disseminare in tutto il vasto territorio, a monte del Palazzo Comunale, investimenti nel settore dell'accoglienza e della ristorazione e non solo. Urge una valorizzazione a tutto tondo di quegli autentici gioielli di oasi di relax nella intatta verginità del territorio, che sono San Pietro e Ponte Primario, mete deputate alle escursioni da trekking con attrezzati punti di ristoro e punti di eccellenza dell'ospitalità diffusa. Soprattutto Ponte Primario sarebbe l'ideale per uno esperimento di paese albergo, come lo sarebbe in parte San Pietro, Santa Maria delle Grazie, soprattutto la parte non violentata da urbanizzazione da rapina, e Vecite che, al di là della Nuova Chiunzi, è un esempio ancora integro di insediamento rurale.
Questo è ovviamente un processo lento, ma una nuova Amministrazione consapevolmente responsabile deve approntare, secondo il mio modesto parere, una progettualità che vada in questa direzione ed attivare iniziative che perseguano questo obiettivo, del tipo:
1) visite guidate alle chiese e ai centri abitati del borghi 2) concerti di musica nelle piazzette, che sono naturali salotti accoglienti 3) recitals di poesie ed incontri letterari diffusi 4) istituzionalizzare una sorta di "sabato del villaggio", in cui gli abitanti delle frazioni riscoprano l'orgoglio di identità e di appartenenza ed esaltino saperi e sapori della tradizione 5) corse di minibus a frequenza ravvicinata che tocchino tutti i centri periferici 6) una seria e razionale politica del traffico e dei parcheggi, utlizzando gli ampi spazi a monte, a comiciare dal campo sportivo inutilizzato e ridotto, spesso, a ricettacolo abusivo di smaltimento dei rifiuti e liberando, così, la Nuova Chiunzi dalla ressa al posto macchina che nei mesi estivi la degrada a chilometri di lamiere roventi (ma questo tema sarà oggetto di una mia riflessione apposita). Il tutto in accordo con gli operatori turistici (ristoratori ed albergatori) che sappiano consigliare ed offrire una vacanza diversificata e carica di sorprese ai loro ospiti e che potrebbe stimolare conoscenza ed interesse per investimenti in un territorio, che è bello e coinvolgente nella sua intatta verginità.
Ma ci sono altri esempi di straordinario patrimonio urbanistico, pubblico e privato, a cominciare dal Palazzo Mezzacapo (ex-casa comunale), al convento di San Domenico, che rischia di crollare nello sfacelo del degrado, che potrebbero diventare straordinari contenitori di iniziative di respiro e spessore quanto meno comprensoriale e come tali utili a Maiori e a tutta la Costiera. Ma me ne occuperò a breve così come mi occuperò della riscoperta e valorizzazione del fiume e dell'enorme patrimonio ambientale, di cui si è interessato con serietà, competenza e professionalità Gioacchino De Martino, evidenziando flora, fauna e percorsi da trekking da immettere con intelligenze nel mercato dell'offerta e della fruzione turistica.
Giuseppe Liuccio
g.liuccio@alice.it
P.S. E' sempre il caso di ripetere fino alla noia che questo mio interesse per Maiori è dettato soltanto dal mio lavoro di giornalista innamorato della costiera e non altri retropensieri e men che meno velleità elettorali, anche se intende dare, per quel poco che vale, spunti e stimoli per un dibattito elettorale.