Sant’Antonio Abate. Pratica edilizia garantita, purchè l’imprenditore interessato fosse pronto a pagare 100mila euro. Anzi, prima i soldi venivano versati e più aumentavano le possibilità del rilascio dell’autorizzazione al Comune. Un sistema sperimentato per la prima volta da due geometri residenti nell’area dei Lattari e prontamente scoperto dai carabinieri di Sant’Antonio Abate. Ieri mattina, infatti, i militari abatesi guidati dal maresciallo Angelo Arienzo, hanno arrestato i due tecnici (di cui uno in servizio presso l’ufficio urbanistica del Comune) su ordine di custodia cautelare emesso dai magistrati della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Si tratta di Ciro Del Sorbo, 58 anni, di Sant’Antonio Abate, geometra comunale, e Salvatore Vicidomini (56), di Lettere: entrambi hanno beneficiato dei domiciliari, in quanto incensurati, e dovranno rispondere di tentato millantato credito e tentata concussione. Le indagini sono scattate nel settembre scorso, in seguito a una denuncia dell’imprenditore abatese taglieggiato che sosteneva di subire dai due geometri pressanti richieste di denaro per il buon esito di una pratica di finanziamento per un’opera edilizia. In particolare dalle indagini è emerso che, agendo in concorso tra loro, il geometra del Comune e quello libero professionista avevano chiesto all’imprenditore 100mila euro con il pretesto di dover comprare il favore di altri funzionari o di doverli remunerare al fine di portare a compimento il procedimento amministrativo. I due geometri sono giunti poi a vere e proprie intimidazioni per ottenere la somma, minacciando l’imprenditore di non rilasciare le autorizzazioni dovute. Nemmeno la nomina di un altro professionista da parte della vittima, che aveva evidenziato le anomalie della condotta tenuta dai due geometri arrestati, aveva posto fine alle pretese di Del Sorbo e Vicidomini, il cui atteggiamento è definito dal gip di Torre Annunziata di «eccezionale protervia e arrogante tracotanza». Secondo i magistrati, le condotte ascritte agli indagati sono solo «un frammento di una più ampia condotta delinquenziale che impronta di usualità l’esercizio dei rispettivi ambiti professionali». Anche alla luce della normale frequentazione dello studio privato da parte del tecnico del Comune, che ha sfruttato la sua funzione pubblica per ottenere un illecito guadagno, svolgendo insieme la gestione delle pratiche edilizie. «Il buon esito delle indagini – affermano in una nota congiunta il procuratore della Repubblica Diego Marmo e il procuratore aggiunto Raffaele Marino – testimonia che quando il privato vessato decide di far valere il suo diritto–dovere di denuncia, non manca una pronta e autorevole risposta giudiziaria da parte degli uffici preposti. Uffici che restano impegnati in un continuo e capillare controllo di legalità dell’azione amministrativa, troppo spesso connotata nel territorio di questo circondario dal crisma dell’illegalità e dall’asservimento della funzione pubblica all’arricchimento privato, che finisce col rendere suddito il cittadino».