L’inizio del mese di novembre la Chiesa conosce la commemorazione dei defunti da tempo immemorabile ed io vorrei ricordare questo momento così particolare dell’anno parlando dell’uso dell’incenso nei riti sacri perchè questo mi è sembrato un modo diverso, ma ugualmente degno di ricordare coloro che non ci sono più. Da sempre nella Bibbia viene detto che Dio gradisce i profumi,perché secondo la tradizione ebraica l’odorato, fra i cinque sensi, è quello meno inquinato dal male , il meno alterato rispetto agli occhi o alle orecchie ,colpiti e direi feriti,da immagini ,suoni o parole molto spesso poco edificanti! Per questo i profumi sono divenuti simbolo della preghiera , della realtà invisibile, perché si espandono e si diffondono senza che noi li vediamo e Dio riconosce il profumo di un cuore puro:” Profumo soave per il Signore” ( Lv.1,9) .Attraverso le narici il bambino riceve il soffio della vita che egli conserverà fino all’ultimo respiro, è il dono più prezioso che egli può ricevere. Ma noi trascuriamo l’odorato ,il più delle volte pecchiamo di omissione e dimenticando di respirare bene, di sentire ,di vivere in sintonia col nostro respiro,perdiamo così la pace del corpo e dell’anima. .Perciò l’incenso è stato considerato da sempre prezioso come l’oro e adoperato nei riti sacri da almeno 3000 anni. E in molte culture era usato per curare quasi tutte le malattie e si cominciò a bruciarlo poiché si riteneva in questo modo di poter liberare i malati dagli spiriti maligni e di purificarne sia il corpo che l’anima. Alcuni lo ritenevano utile nei morsi di serpenti. In natura l’incenso è è una gommonoresina che bruciando profuma l’aria e la purifica predisponendo così l’uomo all’incontro con Dio.. Infatti alcuni popoli orientali quando paraticavano il culto dei morti , credevano che il fumo dell’incenso che andava verso il cielo guidasse le anime dei defunti nell’aldilà. E anche presso i pagani l’incenso veniva bruciato per riverenza davanti alle immagini degli dei e dell’imperatore considerato persona divina. Nel cristianesimo invece venne inserito l’uso dell’incenso nel culto dopo l’editto di Costantino, nel quale si proclamò il cristianesimo religione di Stato. In questo modo si voleva differenziare il culto cristiano da ogni forma pagana. Comunque ritroviamo la presenza dell’incenso già nella liturgia dell’Antico Testamento , sempre legato al culto divino e in particolare nella ricorrenza annuale della grande festa dello Yom Kippur, Giorno dell’Espiazione, in cui il sommo sacerdote oltrepassava il velo del Tempio e entrava con l’incensiere nel Santo dei Santi ( paragonabile al nostro Tabernacolo) per “bruciarvi due manciate di incenso odoroso polverizzato.cosiccchè una nube densa e profumata avvolgeva ogni parte del luogo santissimo in cui era l’Arca”( Lv 16,12),.Ingatti per l’ebreo vedere Dio in faccia significava morire per cui la nube dell’incenso avrebbe coperto il Volto di Dio Inoltre in Israele per la purificazione,si incensavano le persone , gli oggetti e i luoghi riservati al culto e tutti coloro che partecipavano al rito divino, erano invitati ad effondere soave profumo: “Ascoltate figli santi…Come incenso spandete un buon profumo”( Sir.39,13)Ricordiamo poi nel Nuovo Testamento l’omaggio dell’incenso fatto a Gesù dai Magi in segno di riverenza a Betlemme, e anche che l’uso di profumare il Santo Sepolcro a Gerusalemme che vuole ricordare le donne che portarono oli aromatici al sepolcro per imbalsamare il corpo di Gesù il giorno della Resurrezione.
Comunque nella S.Messa l’uso dell’incenso è facolatativo, ma è molto bello, secondo me, l’incensazione che il sacerdote compie all’inizio della S. Messa presso l’altare e poi verso il popolo o durante la proclamazione del Vangelo . Tutto questo rito va inteso in riferimento alla condizione di riverenza da dare alla mensa dell’altare di Dio o alla parola di Dio . Riguardo poi a noi ,popolo di Dio, l’incensazione vuole soprattutto ricordarci il nostro essere Corpo-Tempio dello Spirito. Perciò anche i defunti , i cui corpi sono unti dai sacramenti, vengono poi incensati a ricordo di tutto ciò.
Una curiosità:tra il XIII ed il XIV secolo è possibile che cominciasse a funzionare il "Botafumeiro", uno dei più conosciuti elementi storici e popolari della basilica di Santiago di Compostela.
Simbolo della purificazione spirituale, questo grande incensiere, che necessita per essere fatto oscillare dalle parti alte della cattedrale, di un gruppo di 8 uomini, noti col nome di "tiraboleiros", fu dall'inizio uno dei numerosi motivi di stupore e meraviglia dei pellegrini raccolti nelle navate della cattedrale. L'attuale "botafumeiro" ha un'altezza di 1.10 m, pesa 50 chili ed è di ottone argentato e fu realizzato a Santiago nella metà del secolo scorso. Questo rituale spettacolare rappresenta bene il culmine del “cammino de Santiago”, la trasfigurazione del pellegrino, che qui giunto purificato da giorni e giorni di cammino, fatica,solitudine e preghiera,è infine riconciliato anche da questa solenne e caratteristica incensazione. E a proposito del senso e del valore più profondo da dare al pellegrinaggio, vorrei concludere con un pensiero del rabbino capo della comunità di Roma, Riccardo di Segni:
“Lo spirito vola, e il sacro si concentra su un luogo e chiama l'uomo a sé per estrarlo dalla banalità e farlo crescere. La destinazione del pellegrinaggio è il luogo speciale dove l'uomo si mostra al sacro, e il sacro l'osserva per benedirlo; il rapporto è bidirezionale, e foriero di benedizione, ma a condizione che per il pellegrino il percorso che ha fatto sia quello della salita e dell'onesta purificazione.”
Trudy Borriello
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