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28/10/2009

MAIORI:DALLA TORRE NORMANNA AD ERCHIE

maiori costiera amalfitana interviene giuseppe liuccio
maiori costiera amalfitana interviene giuseppe liuccio

MAIORI:DALLA TORRE NORMANNA AD ERCHIE

Un ulteriore contributo per un progetto di sviluppo

Maiori, costiera amalfitana. Salicerchia è una minuscola insenatura a carezza di una covata di case all'abbraccio di brevi agrumeti. A destra la Torre Normanna sulla costa d'Amalfi, moviola di ricordi a cogliere emozioni di estati lontane a ritmo di slow sotto le stelle. Alle radici vi zampilla sempre la grotta sulfurea a pigmentare di bianco sfarinato il cobalto del mare. A sinistra, nella Grotta Pandora rifrangono desideri le stalattiti a danza d'onda. Il rigagnolo a lieve caracollo dalla gola accende bagliori al pallido sole dell'autunno su su per la macchia mediterranea. Nel verde lustro di recente pioggia squilla il rosso sangue delle bacche dei corbezzoli a promessa di delizie di frutti rasposi, scialo incontrastato di beccacce e pettirossi ciarlieri sazi di cibo a sosta di ebbri voli. Su speroni di roccia a sbalzi d'infinito i resti delle abbazie di S. Niccolò de Carbonaria e di Santa Maria de Stellis evocano splendori di monaci basiliani e cistercensi e depredazioni di pirati venuti dal mare e di malviventi calati dai monti. Ad avere gambe buone e voglia di trekking una carrareccia porta fino ai mille metri dell'Avvocata, una terrazza spalancata sull'anfiteatro del mito e della storia da Capri a Palinuro e, nei giorni limpidi, a tutto tondo dal Vesuvio alle Eolie, a prefigurare un mediterraneo esposto a capricci d'acqua e fuoco. Ma anche più giù, sulla media collina di San Vito, il territorio espone bellezze di coltivi di agrumeti e case sparse, un patrimonio da spendere con intelligente creatività sul mercato della ospitalità diffusa.

E', questo, un angolo bellissimo sottoutilizzato della Maiori turistica, che dedica attenzioni solo alla spianata ariosa del Lungomare e delle zone attigue, trascurando le tante sue ricchezze nascoste e sconosciute. Qui, a Salicerchia, si è formato, quasi spontaneamente, un nucleo di attività che qualifica l'offerta turistica della città, lontano dalla fiera chiassosa del centro, soprattutto d'estate: un residence per l'accoglienza di totale relax, un ristorante di buona qualità a margine di strada, un grappolo di case a sbalzo a comoda conquista di mare, una spiaggia minuscola ma accogliente su cui sfumano i rumori del traffico della statale e si esaltano, a sottofondo di dormiveglia smemore, le carezze delle onde alla battigia. Avrebbe bisogno di potenziare i servizi, attraverso iniziative pubbliche/private: un bar terrazza a conquista d'orizzonte di cielo, mare e monti, potenziamento dei servizi di spiaggia essenziali, creazione di un parcheggio minimamente capiente in roccia o a margine di torrente nel più rigorso rispetto dell'ambiente o in alternativa una linea di minibus, servizio, tra l'altro, necessario per l'intero territorio urbano. 

Partendo di qui si snodano quattro o cinque chilometri di strada, verso Salerno tra tornanti a strapiombo di mare e colline a scivolo di carreggiata con dall'uno e l'altro lato terrazzamenti di limoni che ridono nel trionfo del sole, con insediamenti arditi su petti di colline, lato monte, e su dirupi di rocce precipiti con il carico del verde di pinete, lecceti e macchia mediterranea lato mare. Nel primo tratto si è sviluppata timidamente l'iniziativa di pensioni (Pandora) e/o prestigiose dimore di accoglienza (Torre di Cesare) fino allo storico Cannaverde, che nella consolidata tradizione della ristorazione si sta attrezzando anche per l'accoglienza alberghiera nel panorama unico ed irripetibile di cielo e mare. Il tutto frutto del rischio di impresa dei privati nella indifferenza sempre e nello ostruzionismo qualche volta dell'Ente Pubblico. Eppure anche qui sarebbe opportuno e doveroso facilitare e potenziare l'espansione di un altro nucleo di attività produttive che avessero il segno dell'efficienza dei servizi e consentissero momenti di socializzazione all'insegna della presenza del Pubblico a sostegno del Privato.

La strada prosegue verso il Cimitero e giù è fragore di mare a spumeggiante conquista di scogli a catapulta e di falesie ambrate a ricamo di macchia. E' un angolo, orrido e bellissimo insieme, di costa frastagliata che la fantasia popolare ha battezzato del Cavallo Morto in ricordo forse di un salto sfortunato di un quadrupede imbizzarrito. Si presterebbe a gare di parapendio e/o di scalate di roccia di mare, se solo gli amministratori pubblici sbrigliassero la fantasia e non si impantofolassero nello struscio del Lungomare e del Corso Reginna tra i saluti servili e/o le ingiurie sussurrate tra i denti delle opposte fazioni. Questo tipo di iniziative rilancerebbe la città sui media nazionali con una straordinaria ricaduta di immagine e conseguente incremento dell'occupazione nella direzione di una consistente nicchia di mercato turistico, quello sportivo.

Dopo il Cimitero è un susseguirsi di emozioni tra curve a gomito e brevi rettilinei con lo spettacolo sempre nuovo e bello dei coltivi a corona di case sparse a monte e quasi ad invasione di ville a volo di mare a valle. E sotto l'ariosa tettoia naturale di una roccia all'abbraccio ardito di buganvillea eternamente in fiore l'antro di Santa Maria di Olearia, un monumento straordinariamente bello e ricco di pitture parietali sotto la guardia dei candelabri carnosi di due cactus giganteschi. Lì è conservata memoria di storia ed arte di passaggio e sosta di lavoro e preghiera di monachesimo colto e santo. Qui potrebbe e dovrebbe sorgere un altro nucleo attrezzato dell'accoglienza di prestigio, utilizzando le preesistenze (i casolari rurali ma anche le ville camuffate nel verde), tenuto anche conto che ad un tiro di schioppo, fiorito sull'abisso, brilla nella gloria della luce, carico del prestigio della tradizione, Capodorso, un gioiello della ristorazione, che i Fratelli Ferrara hanno inserito, con intelligente e creativa professionalità, nel mondo stellato delle guide enogastronomiche nazionali ed internazionali.

Poi la strada scivola dolce verso Cetara con sullo sfondo Salerno lunata a corona di porto, la Piana di Paestum a testimonianza della grande storia e Punta Licosa a fascino di mito. Pochi lo sanno, ma qui è ancora territorio di Maiori, i cui amministratori non sono ancora riusciti a sanare lo scempio della collina, che da decenni ostenta scheletri  di manufatti con i rettangoli delle sagome delle finestre, occhi di fantasmi appollaiati tra il verde. Più giù i vecchi casolari a  margine di strada squillano di bellezza nel fresco del restauro e promettono, a breve, utilizzo di dimore di decorosa accoglienza. Giù nella gola a sbocco del torrente a foce larga, pigra di sole si stende Erchie, frazione dimenticata di Maiori, borgo dell'anima deputato ad accogliere  schiere di artisti della poesia, della musica e della pittura o artigiani maestri prestigiosi della manualità. Gridano vendetta le ferite di una incauta politica dell'industria che immolò bellezza ai mostri dell'acciaio (Ilva). Che ne è di un intelligente progetto della Comunità Montana "Cento limoni per una cava", che avrebbe sanato ferite con il riso degli agrumeti? E che ne è del dibattito sull'utilizzo delle vecchie tonnare per farne un museo della protoindustria del mare? Ero fresco laureato quando partecipai entusiasta ad un interessante seminario sul tema. E' passato quasi un cinquantennio senza un nulla di fatto. Il demanio comunale di Maiori arriva a ridosso del Porto di Cetara. Maiori amministra o dovrebbe amministrare anche la spiaggia al di qua del molo e le costruzioni, qualcuna abusiva, tra il verde dei pini a scivolo di battigia.

Ho fatto a volo di uccello un giro di orizzonte su di un territorio che è di Maiori, ma che Maiori trascura e che probabilmente molti maioresi ignorano e/o non hanno mai visitato. Eppure qui ci potrebbe essere una ulteriore fonte di notevole ricchezza del turismo e non solo. Sarebbe l'ideale, tanto per fare un esempio, la creazione di un Parco Didattico sul tema della limonicoltura. Ma articolerò la proposta quando affronterò il tema dell'agricoltura. Qui è lecito chiedersi: Che ne vuol fare Maiori di questo suo territorio? E' intenzionata o no ad immetterlo con iniziative intelligenti e di grande respiro nei circuiti fecondi del mercato turistico e non solo? Che ne vuol fare di Erchie, una delle sue perle del territorio di mare? Perchè non stipulare un Protocollo di Intesa e conseguente Accordo di Programma con Cetara per rilanciarne lo sviluppo nella direzione di una offerta turistica di qualità?

E, ancora, come utilizzare un percorso via mare, dal capoluogo ad Erchie, alla scoperta di cale accoglienti, di grotte che potrebbero essere un'attrazione notevole (Pandora innanzitutto) alla stregua della Grotta azzurra di Capri e della Grotta dello Smeraldo di Amalfi, dello spettacolo di minuscoli promontori nel verde della macchia e di gole con il mare rumoreggiante ad ingravidare le rocce, dello storico Faro di Capodorso, ai cui piedi c'è memoria di battaglie nel corso dei secoli, della visita emozionante alle antiche tonnare? Perchè allora non promuovere un tour via mare, nella gloria del sole di giorno, e con l'argento della luna di notte sotto lo sguardo stupefatto delle stelle, stimolando l'iniziativa privata (cooperativa di barcaioli) a studiare percorsi diversi dagli abituali Maiori/Amalfi/Grotta dello Smeraldo/Positano/Li Galli, con un incremento dell'occupazione ed un ulteriore arricchimento dell'offerta turistica della città?

Questi sono soltanto alcuni degli interrogativi che si debbono responsabilmente porre i candidati sindaci alle prossime amministrative. Li debbono porre innanzitutto a se stessi e si debbono dare convincenti risposte da sottoporre, poi, al vaglio degli elettori. E tanto per incominciare vorrei suggerire a chi ambisce alla carica di farsi una o più passeggiate alla scoperta di angoli di terra e di mare di questo vasto territorio dimenticato o quasi dall'Ente Comune, di interiorizzarne le emozioni per poi razionalizzarle in problemi e successivamente sbrigliare la fantasia per ipotizzarne le soluzioni.

Dimenticavo di sottolineare che la Statale 163 è una delle strade più belle del mondo in grado di scatenare forti emozioni ad ogni curva con l'alternarsi di paesaggi sempre più coinvolgenti. Non sempre è tenuta bene per pulizia ed arredo floreale. E' compito di un sindaco chiamare, con voce forte e pubblica, al senso di responsabilità l'Anas a curarne la manutenzione spalmando sui fuoristrada piante e fiori. Sarebbe in verità compito di tutti i sindaci della costiera, ma principalmente di quello di Maiori, nel cui territorio ricade il più lungo tratto di strada non intensamente abitato.

Buon lavoro!

Giuseppe Liuccio

email:g.liuccio@alice.it

 

P.S.

E' opportuno ribadire che questo mio contributo di idee, per quel poco che può valere, è dettato soltanto dalla mia passione di giornalista, che mi spinge ad occuparmi dei problemi della Costiera, come faccio da quarant'anni, senza retropensieri di nessun genere.




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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