Un po’ di sacro …dall’Africa
Come direbbe Max Weber, mentre la nostra epoca è contrassegnata dal disincanto del mondo,l’Africa non è,a tutt’oggi, ancora toccata da questo, appare sempre lo stesso continente incantato, come fermo in un tempo magico,nonostante i suoi mille problemi politici economici e sanitari.
In questo mio brevissimo e niente affatto esaauriente excursus sulla religiosità africana, (ci sarebbero volute pagine e pagine),la prima cosa da dire è che il sacro africano non è della stessa natura di quello cui fanno riferimento le religioni monoteiste che conosciamo. Infatti nella nostra mentalità la parola sacro indica separazione ,il distacco cioè da un’area definita per contrasto profana. Invece le religiosità africane propongono universi continui. Alla cima di una scala gerarchica di esseri c’è un Creatore unico, lontano ,inaccessibile, indifferente alle vicissitudini del mondo, che non è oggetto di venerazione effettiva. Infatti la maggior parte dei miti pongono come punto di partenza dell’umanità la trasgressione di un qualcosa di proibito ,in seguito a cui il Creatore si ritira per assumere il ruolo del deus otiosus delle religioni storiche ; non si ricorrerà a lui che nelle situazioni molto gravi .Restano sulla scena del mondo l’antenato supremo , talvolta accompagnato da parecchi gemelli e una moltitudine di esseri invisibili agli uomini che costituiscono la cosiddetta “demografia dell’aldilà” :sono essi a dominare la vita degli uomini. Infatti l’uomo fa parte dell’universo , ma ne è solo l’utilizzatore, non il padrone, e si sottomette perciò alla volontà di questi esseri invisibili .Si tratta di un atteggiamento di dipendenza tipico delle società agrarie del passato. Le religioni africane sono quindi realtà locali legate ad un determinato territorio ,ad un certo popolo e alle potenze nascoste della natura.
Non si sa infatti se il fiume fornirà pesci, la foresta la selvaggina , il campo il grano, se la sposa concepirà o se ci si potrà mantenere in buona salute. Gli eventi si svolgono come se acqua terra e carne, fossero animate di proprie intenzioni e finalità Così vengono attribuiti alla natura comportamenti difficili da prevedere e la religione dà un nome a queste presenze da cui dipende la sopravvivenza. Questi esseri nascosti costituiscono la grande famiglia degli spiriti , degli antenati , dei feticci, rappresentati da statuette o da oggetti sacri disparati ,da onorare. Ancora nelle società cultuali sudanesi questa potenza delle cose – divinità, una volta riattivata con i sacrifici,si manifesta con l’esibizione della maschera, figura mostruosa che unisce tratti e gesti di parecchi animali selvatici ed emette una voce abbastanza deformata,da non sembrare umana. A proposito di voce ,c’è tutta una filosofia africana sorta intorno alla parola e la sua posizione in rapporto alla scrittura, ben riassunta dalla celebre frase del grande erudito del Mali, Hamputè Ba che diceva:” In Africa nera quando muore un vecchio brucia una biblioteca” .Questo tratto ormai non appartiene più, ahimè, alla nostra società eternamente giovane !!!!E’ bene sapere poi che in Africa esistono 1700 lingue e altrettante diverse tradizioni da trasmettere. Pur conoscendo i sistemi di scrittura ,l’Africa sia musulmana che cristiana, ha dato alla tradizione orale il predominio. Per l’africano la parola è magia:esalta, guarisce, consola,calma e suscita turbamento. Da notare un fatto importante : quando si tratta di credenze importate , gli africani non hanno alcun problema a diventare lettori e scrittori. Ma quando si tratta delle loro tradizioni ancestrali il comportamento è ben diverso. Nella tradizione swahili, molto raffinata, da secoli la scrittura è conosciuta,ma quando si tratta di testi ,miti e leggende loro,non vengono messi per iscritto, si imparano a memoria. Presso i Tuareg, dove gli uomini sono più velati delle donne, l’uso della scrittura è affidato alle sole donne I Dogon in Nigeria, dispongono di segni grafici e di simboli cui affidano la trasmissione della tradizione cosmologica orale di cui sono depositari. Ecco perché per gli africani canto e musica hanno un valore predominante nella loro cultura:la voce che canta è uno strumento e gli strumenti sono voci che parlano. Per cui appare chiaro che il migliore supporto delle tradizioni resta la memoria.
I grandi rituali , i loro scenari e le formule erano argomenti di lunghi testi tenuti segreti e imparati parola per parola, sotto pena di morte , recitati solo davanti al re. La difficoltà che noi occidentali troviamo nei riguardi della religiosità africana, sta nel fatto che questi dei sono troppo a portata di mano,per meritare davvero questo nome . Perciò sia che la loro presenza venga prodotta sotto forma di oggetti misteriosi, sia che la si indovini nella ombra di una albero o in un vortice e di polvere,tutto ciò è solo indice di un ‘altra nozione di divino e non di una teologia primitiva. Per loro la potenza del dio non è legata alla sua insondabile assenza,ma alla indefinita molteplicità dei suoi travestimenti e al carattere esuberante delle sue manifestazioni Si può parlare anche di religione cosmobiologica , in quanto un altro fattore importante è che il cosmo viene percepito come vita a cui si oppone la morte , e per gli africani il cosmo può avere perciò due facce complementari .La faccia visibile a tutti che è quella delle apparenze, in quanto la realtà che conta è nascosta a quelli che vengono chiamati “ i semplici “. I veri uomini sono quelli che possiedono “quattro occhi”, cioè hanno il potere di percepire il mistero del mondo nascosto. Fra costoro che sono dotati di veggenza, ci sono i sacrificatori ,gli indovini,i guaritori, i signori della pioggia. Si crede che siano dotati di poteri extanaturali, sdoppiamento ,ubiquità ecc. Si attribuisce loro parte degli eventi sfortunati, in quanto sono considerati molto potenti.
La società ha bisogno di questi detentori del potere, ma quando le cose vanno male, il sospetto ricade su di loro e saranno eliminati.. C’è quindi un forte legame tra potere e sapere: coloro che sanno, sono i signori della comunità, gli ignoranti sono in situazione di loro dipendenza. In più la nozione di salvezza è un concetto relativo,ciò che conta è la continuità tra morti , i vivi e coloro che nasceranno La persona ha solo un valore legato al ruolo che detiene all’interno del gruppo, la perfezione consiste nello stare al proprio posto e rimanervi. .Il peccato maggiore è la gelosia verso gli altri uomini, verso gli spiriti e verso Dio. Appare chiaro che le religioni africane costituiscono il nucleo delle culture su cui si fonda il sentimento di appartenenza etnica.
Come abbiamo visto , potere e religione , tradizione e storia restano saldamente ancorate, per cui nessuna crisi individuale o di Stato trova una completa soluzione senza intervento o manipolazione del sacro. La storia dell’Africa infatti ,vede la religione come una forza di trasformazione dei rapporti di potere sociale
Ci sarebbe tanti ancora da dire e certamente anche da imparare, m,vi saluto con una bella poesia di Sengor sull’Africa, una sorta di richiamo alla sua anima più profonda e che ci invita a riflettere:
“ Sì , narratori e romanzieri negri,
batteteci il buon tam-tam
e al suo ritmo cantateci,
danzateci i vostri racconti.
Cantateci e danzateci i vostri poemi,
amici,
come me accovacciati ai bordi del tempo.”
Trudy Borriello
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