
Positano ospiterà questa sera, nell'ambito del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, la proiezione del film Fortapasc a all'hotel Le Agavi alle ore 18. La storia di Giancarlo Siani, il giovane giornalista de Il Mattino ucciso dalla Camorra a Torre Annunziata, vedrà poi un dibattito al quale parteciperà il fratello Paolo Siani ed il regista Marco Risi, con tutte le autorità locali e i giornalisti italiani che sono riuniti per l'occasione per il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, cui profittiamo per dare un saluto e l'augurio di buon lavoro, un evento di rilievo per la cittadina della costa d' Amalfi . Domani invece di sarà il Premio Bovio con interventi dei presidenti Marcello Pera e Luciano Violante ci cui ha parlato Positanonews . Fortapasc “è un film onesto e poetico, descrive mio fratello proprio così com'era - dice Paolo Siani - un ragazzo pieno di vita, un giornalista-giornalista, come si racconta nel film. Credo che Marco Risi abbia fatto il più bello dei risarcimenti a Giancarlo e sono sicuro che lui l'avrebbe amato”. Fortapasc si apre con la voce narrante di Giancarlo Siani pochi minuti prima di essere ucciso, la sera del 23 settembre del 1985. E' sulla sua Citroen color pistacchio, corre lungo la costa, verso casa per una doccia e poi dalla sua fidanzata. La radio trasmette “Ogni volta” di Vasco Rossi, "non so, se avessi saputo che di lì a poco sarei morto, se avessi ascoltato proprio quella canzone" dice Siani, voce fuori campo. Il film racconta gli ultimi quattro mesi di vita del giornalista napoletano che lavorava come praticante abusivo a Torre Annunziata per Il Mattino. Giancarlo Siani è stato l’unico giornalista ucciso dalla camorra perché le sue indagini e le sue verità erano scomode, tanto che la sentenza di morte per Siani arriva il giorno dopo la pubblicazione di un suo articolo su Il Mattino riguardante l’arresto del boss Valentino Gionta. Si rivela, nell’articolo, che l’arresto è avvenuto grazie ad una soffiata. Giancarlo Siani era un “giornalista-giornalista”, secondo la definizione che ne dà il suo caporedattore Sasà, distinguendo questi ultimi dai “giornalisti-impiegati”. Una delle intenzioni polemiche del film è proprio il rapporto dei giornalisti con la realtà, con l’onestà intellettuale che si richiede ad un giornalista nell’adempimento del suo lavoro. Giancarlo Siani era un giovane praticante che stava sulla notizia, verificava le fonti e soprattutto aveva una grande passione per il suo mestiere. Fanno da sfondo alla vicenda personale di Siani, le gesta dei clan. Tra le scene più forti del film va annoverata quella, parallela, di una seduta del Consiglio comunale e quella segreta tra i boss. “E’ un omaggio a Francesco Rosi e al suo Le mani sulla città” ha dichiarato Marco Risi all’anteprima nazionale che si è tenuta il 16 marzo al San Carlo di Napoli, durante la quale il regista ha dedicato il film al padre Dino, scomparso ad inizio riprese. Con questo film si torna a parlare di Napoli e dei suoi problemi ma con una veste diversa da quella di Gomorra. Per la cifra più personale e poetica Fortapasc sembra avvicinarsi di più ai Cento Passi di Marco Tullio Giordana che non al film di Garrone. Ma entrambi raccontano di una città sotto assedio, di un Paese sotto assedio "la sensazione, oggi, è che Gomorra non sia solo Napoli, che siamo un po' tutti sotto assedio, e che tutta l'Italia sia un po' Fortapàsc".