Parliamo di ....laici
Come scrive U .Galimberti” l’età della tecnica tagliò senza esitazione le radici che affondavano l’etica nel terreno stabile dell’eterno, e successivamente in quello meno stabile anche se più responsabile della previsione futura. All’uomo non restò che il destino del viandante il quale a differenza del viaggiatore che percorre la via per arrivare ad una metà , aderisce di volta in volta ai paesaggi che incontra andando per via” »
Di fronte alla realtà che ci circonda ,così piena di viandanti e tanto poco di pellegrini, di uomini cioè senza più sogni da inseguire o perseguire, appare quasi una nota stridente la figura del credente, dell’uomo di fede,che per me è colui insegue il sogno del paradiso da raggiungere già quaggiù.
Vale la pena ribadire che l’uomo che spera nella felicità ora e qui è sempre anche un uomo che crede ,categoria quest’ultima messa sempre più in disparte insieme quella della Chiesa, la nostra, che a molti, a troppi, appare anacronistica e superata, una roba del passato.
Il sacro non si oppone più al profano come una volta, ma è un qualcosa che quasi non interessa e difficilmente appare oggetto di contesa o contestazioni più o meno giustificate .
Allora è importante, secondo me, ri-parlare di ciò che rappresenta il popolo laico in un tale quadro storico ,cioè cosa sia la gente comune come noi ,non appartenente al clero, che però vuole far parte attivamente della vita della Chiesa anche se il suo quotidiano la chiama altrove. Che vuole comunque essere un testimone, una voce alternativa alle voci del mondo, una voce piena di fede, di speranza e perché no ,di carità operosa.
Detto questo ,va aggiunto che i laici, anche se il termine tecnico non compare subito, nella Chiesa delle origini, sono stati presenti come una realtà attiva, sin dall’inizio della storia cristiana.Sarà Clemente Romano, un padre della Chiesa del II secolo d.c., in una sua Lettera, a usare per la prima volta il termine laikoς, intendendo con questo colui il quale si occupava del culto,e sebbene distinto dalla gerarchia ecclesiale, non era ad essa contrapposto, ma era un indispensabile cooperatore.
Come afferma in proposito lo storico M. Guerra Gomez:
«Le piccole comunità di uomini e donne affascinati da Cristo e dal Suo Vangelo, si preoccupavano più di vivere il grande comandamento dell’amore cristiano, che di stare a disquisire su distinzioni all’ interno della comunità» Che esempio di vita valido anche per comunità familiari ,politiche ,lavorative dei giorni nostri……
I cristiani si facevano chiamare i santi di Dio , appellativo usato già nell’Antico Testamento proprio per indicare i membri del popolo eletto( .Lv19,2-Dt7,6) .Li univa la fede in Cristo che li rendeva degni di onore, così come ci ricorda l’apostolo Pietro in una sua lettera:«Onore a voi che credete… voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale , la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di Lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce , voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio, voi un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia»(1Pt.2,7).
E’ evidente allora che i cristiani del II secolo guardavano a loro stessi e al mondo che li circondava in una doppia ottica, da una parte serenamente, perché fiduciosi che un Creatore benefico li amava e provvedeva a loro, dall’altra con la difficoltà di non essere pienamente integrati in una società, di cui spesso avvertivano il rifiuto e la diversità. Quindi sono molto più vicini ai cristiani di oggi di quanto possiamo pensare!
Credo sia giusto a questo punto soffermarsi sulla Chiesa delle origini per poter parlare di riscoperta di quei valori ben radicati da parte di coloro che si dicono da sempre cristiani come ci ricorda anche mons .G. Matino:«Non esiste più nella Chiesa un credente che non sia anche un vocato,cioè un chiamato al proprio carisma.
Ma anche questa non è una novità: infatti i primi cristiani venivano detti proprio i kletoi , cioè i chiamati…Essere cristiani significa, perciò essere dei convocati , chi come apostolo del regno, chi come missionario della buona novella, chi come evangelizzatore agli estremi confini del mondo, chi come seminatore della verità, chi come ambasciatore, chi come cercatore di Dio…I cristiani autentici sono dunque , una teologia vivente , il luogo luminoso dove si manifestala presenza di Dio.
Essi sono la prova tangibile che Dio esiste, che vale la pena puntare tutta la vita su di Lui. I figli di Dio sono chiamati a seminare la nostalgia e l’entusiasmo per Dio: “allontanarsi dal quale è cadere , al quale rivolgersi è risorgere, nel quale rimanere è restare saldi; al quale tornare è rinascere, nel quale abitare è vivere”, come diceva S. Agostino( Sol.I,1.3)»
E’ secondo me, un bellissimo augurio e una speranza da dare ad ogni laico che sceglie di vivere da cristiano!
Trudy Borriello
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