
Sorrento. Gli escursionisti spagnoli sbarcati dalla «Royal Carribean» si affrettano in piazza Tasso. Li attende il bus che li riporterà al porto di Napoli, pronti per ripartire con la loro nave da crociera. È un buon mese, in penisola: temperatura mite e poco folla di vacanzieri facilitano le presenze straniere. E Sorrento fa la parte del leone, in Costiera. «A luglio, eravamo davvero preoccupati - dice Costanzo Iaccarino, presidente degli albergatori sorrentini - La crisi e un avvio poco felice ci avevano fatto registrare un calo di fatturati del 20 per cento. Per fortuna, a fine stagione, i danni si sono limitati ad un calo di presenze del 5 per cento». La crisi internazionale lascia il segno. Ma lo zoccolo duro degli aficionados di Sorrento resiste: sono soprattutto inglesi, che da soli assicurano oltre il 50 per cento di turisti. Al di là del tour operator di turno, la Gran Bretagna conserva un debole per Sorrento e la costiera. E le 150 strutture alberghiere, con 5000 addetti e una media di 18 mila posti letto, reggono. Nell’anno, significano 500 mila turisti inglesi, con fatturati medi di circa 30 milioni di euro. È la principale industria della Costiera. Oltre agli inglesi, anche americani, tedeschi, scandinavi. Ma quest’anno la Costiera è stata riscoperta dagli italiani. Spiega Costanzo Iaccarino: «La nostra alta ricettività ci consente di fare da base per escursioni in varie località della regione, come Pompei, Paestum, il Vesuvio, le isole di Capri e Ischia». Da decenni, Sorrento non è più borgo o villaggio di pescatori. La dimensione di cittadina è ormai nel Dna di tutti i residenti. Basta scendere dalla Circumvesuviana, o arrivare in auto sotto il ponte blu con lo stemma comunale, per venire ingoiati dalle auto. Dice il sindaco, Marco Fiorentino: «Sorrento ha fatto grandi molti tour operator. Noi siamo in prima linea sempre a difendere l’immagine della nostra città, come quest’estate quando si era scatenata quella canea sul nostro mare su cui eravamo incolpevoli. Abbiamo in mente, con limitati budget a disposizione, di incrementare gli eventi turistici e di affrontare la soluzione del nostro vero problema, i difficili collegamenti. Le vie del mare e il trasporto su ferro devono essere il futuro». Sorrento, che ha ispirato qualcosa come 120 canzoni, punta da sette anni sul Premio Caruso, per avere finalmente un suo evento di risonanza internazionale. La grande concorrenza sui festival del cinema ha ormai fatto tramontare l’antico appuntamento con attori e nuove pellicole. Troppo costoso, perdente il confronto con Venezia, o altri festival cinematografici. Si punta dunque sulla figura di Enrico Caruso, il tenore che trascorse a Sorrento gli ultimi giorni della sua vita: su di lui anche una mostra, con più di ventimila visitatori a Villa Fazzoletti. Su corso Italia si affollano comitive di stranieri. Svoltano per il centro storico, a gustare limoncelli e liquori di agrumi nelle botteghe che propongono assaggi. A ricordare che Sorrento e la costiera non sono solo turismo, ma anche limoni e agrumi e olio. E prodotti tipici riconosciuti dall’Unione europea. Prodotti che danno lavoro a oltre 300 aziende agricole, in gran parte riunite nel consorzio Solagri, nato nel 1994 da un’idea associativa di Mariano Valentino Vinaccia. Raggruppa produzioni del famoso limone ovale per 23mila quintali, con 200 quintali di olio e 100mila di marmellate. Il limone ha il riconoscimento Igf e alimenta l’industria dei produttori di limoncello, che vantano oltre un secolo di ricette che hanno fatto il giro del mondo. Spiega Stefano Massa, presidente dei produttori di limoncello: «In costiera se ne producono più di tre milioni di litri, con prodotti naturali. È una filiera agroalimentare integrata, che esporta in America e in tutta Europa». Sedici le aziende (14 concentrate tra Sorrento, Vico, Piano e Sant’Agnello) riconosciute con marchio Igp. Vi lavorano circa 150 addetti, ma in 4 concentrano l’80 per cento dei fatturati. Un’attività che ha soppiantato l’intarsio in crisi, che fino a 20 anni fa dava lavoro a 700 persone. La sinergia tra prodotti tipici e ricettività turistica è la carta da giocare. Il sindaco Fiorentino lo sa: «Limitazione del traffico e accoglienza sono i nostri obiettivi. Entro due anni, c’è in programma un mega parcheggio per 400 posti; poi con finanziamenti regionali di 11 milioni e 200mila euro avremo 4 ascensori per 24 persone che collegheranno la città». È la Sorrento futura. Quella che spera nel ritorno continuo dei turisti. «Per farlo, nella mia città come altrove, bisogna sempre anticipare i desideri degli utenti», ripeteva un sorrentino diventato tra i più noti direttori di alberghi nel mondo: Aniello Lauro. È morto un anno e mezzo fa, Sorrento gli ha dedicato un awards per premiare i manager alberghieri. La sede non poteva che essere qui