Giovanni Mazzini, ingegnere nucleare, vive a Roma e lavora come Project Manager nello sviluppo di sistemi informatici complessi. Giovanni mi ha inviato, tramite e-mail, alcune profonde osservazioni a favore del libero arbitrio e contrarie alla posizione deterministica che ho illustrato nel mio articolo “SEI LIBERO DI SCEGLIERE IL TUO DESTINO? O è tutto predeterminato?”.
Ho trovato le argomentazioni di Giovanni molto interessanti per cui ho pensato di pubblicare il nostro scambio di e-mail sotto forma di dialogo.
Credo grazie alla sua formazione scientifica, Giovanni si esprime con uno stile asciutto, sintetico, privo di fronzoli. Io, per contro, non ho il dono del linguaggio matematico sintetico e preciso. Per rispondere ai suoi argomenti forse mi dilungo più del dovuto, faccio qualche digressione di troppo, ma mi sembra che, nel complesso, il risultante dialogo sia comprensibile e che possa dare spunti di riflessione interessanti su un tema così complesso.
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Giovanni
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Caro Luigi, ho letto con attenzione il tuo articolo a sostegno del determinismo. Non mi hai convinto e vorrei proporti alcuni argomenti a favore del libero arbitrio.
Il primo argomento a favore del libero arbitrio è filosofico ed è simile al ragionamento di Cartesio sul cogito: è indubbio che noi abbiamo l’impressione di fare delle scelte e quindi, anche se tutto fosse determinato, Dio ci ha creato facendoci credere di possedere il libero arbitrio. Ma il credere è già una scelta (credo una cosa piuttosto che un’altra), perché quindi creare questa illusione se noi non abbiamo facoltà di scelta (non avendo la facoltà non avremmo sentito anche il bisogno di scegliere e saremmo campati benissimo in modo tutto programmato).
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Io
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Caro Giovanni, sono felice di discutere i tuoi argomenti contro il determinismo. E’ così difficile trovare interlocutori capaci di discutere, senza pregiudizi, con apertura mentale, di argomenti così profondi! Il fine che mi pongo in queste discussioni è solo quello di aumentare la mia conoscenza, andare più a fondo su determinate tematiche, capire meglio. In ultima analisi, il mio scopo è quello di “crescere”, se si può crescere alla mia età :-) , non certo di convincere qualcuno che le mie idee siano quelle giuste. Prima di affrontare la discussione ti chiedo scusa, in anticipo, per la lunghezza (e forse prolissità) delle mie risposte. Questo dipende dal fatto che io non ho la tua capacità di sintesi e che io ho molto (troppo?) tempo a disposizione.
Veniamo al tuo primo argomento. Tu dici: “Dio ci ha creati facendoci credere di possedere il libero arbitrio”. Nella prospettiva del Dio trascendente questo può aver senso. Ma perché ricorrere al soprannaturale quando c’è una spiegazione naturale? Secondo me, l’uomo, nella sua inadeguatezza, non è in grado di individuare i motivi che lo spingono a scegliere e, per questo, crede nel libero arbitrio. “ […] gli uomini credono di essere liberi solo perché sono consapevoli delle loro azioni e ignari delle cause da cui sono determinati” (ETICA III).
Ma io non nego la facoltà di scelta. Noi indubbiamente scegliamo ma la nostra scelta è determinata dallo stato elettrochimico del cervello nell’istante preciso della scelta (tieni presente che lo stato elettrochimico del cervello è modificato continuamente dall’interazione con il mondo esterno). Noi diamo molta rilevanza alla volontà come elemento determinante dei nostri comportamenti. Ma la volontà, secondo le neuroscienze, non è altro che l’espressione di un gran numero di processi fisiologici che hanno luogo nel cervello che assumono come input le forze, i fattori esterni, e li valutano, nel produrre la scelta, in base stato elettrochimico del momento di miliardi di neuroni e trilioni di sinapsi. Lo stesso fattore esterno, applicato solo un secondo più tardi alla stessa Mente può produrre una scelta opposta a quella fatta un secondo prima. L’output della mente è imprevedibile ma determinato da cause antecedenti.
“Nella Mente non vi è alcuna volontà assoluta e libera; ma la Mente è determinata a volere questo o quello da una causa che è anch’essa determinata da un'altra, e questa, a sua volta, da un’altra e così all’infinito” (ETICA II) … fino a risalire alla ‘causa prima’, Dio. Quindi ogni mia singola decisione o pensiero è IN DIO per l’eternità (eterno presente).
Anche Einstein, da buon determinista, è convinto che “… non c’è spazio per la libertà” e cita il bellissimo aforisma di Schopenhauer: “E’ certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole ”. (… questo aforisma è troppo forte, devo impararlo a memoria :-) )
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Giovanni
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Il secondo argomento è di tipo storico fisico. Il determinismo trae credo origine dalle leggi di Newton: il moto è determinato dalle condizioni iniziali o al contorno in un certo istante poi il moto risulta dalla soluzione delle equazioni della dinamica. Il principio di indeterminazione ci dice che non è proprio così e che ogni particella ha una certa curva di probabilità di trovarsi in un certo stato (possedere cioè determinate proprietà fisiche in un certo istante).
L’indeterminazione (larghezza della curva di probabilità) non è dovuta alla scarsa capacità di misura che abbiamo adesso ma è proprio nella natura delle cose, infatti sono ormai circa 80 anni che è stato enunciato il principio, nel frattempo le metodologie di misura hanno fatto grossi progressi, ma la quantità minima di indeterminazione (la famosa costante di Planck) non è diminuita nel frattempo.
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Io
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E’ proprio certo che l’indeterminazione (o la casualità che è la stessa cosa) è nella natura delle cose? Non credo.
Gregory Chaitin nel suo omonimo teorema afferma che non è possibile dimostrare se una data successione di simboli (numeri) sia casuale o meno. Per quello che ne ho capito io, il teorema di Chaitin dice che una stringa di numeri non è casuale se ha una regola di compressione algoritmica nascosta (come quella della distribuzione delle cifre nella parte decimale del numero Pi greco che sembra superare tutti i test statistici di casualità ma che, in effetti, non è casuale); se si riesce a trovare tale regola, allora si è dimostrato che essa non è casuale. Se invece non si riesce a trovare nessuna regola, non si può assolutamente dire che la stringa è casuale: si deve continuare a cercare la regola di compressione ancora... e ancora... e ancora... senza sapere quando fermarsi. Non si potrà mai giungere a provare che la sequenza è casuale.
Allargando il discorso si può dire che la casualità di un evento (o l’indeterminazione che è la stessa cosa) non è in alcun modo dimostrabile. Gli scienziati, anche implementando metodologie di misura le più avanzate possibili, non potranno mai dimostrare che l’indeterminazione è nella natura delle cose. Ci sarà sempre un’ulteriore teoria o metodologia di misura da sperimentare.
Più che indeterminatezza io parlerei di incertezza. Infatti, in inglese, si parla di Heisenberg uncertainty principle. In inglese “uncertainty” ha più a che fare con imprevedibilità che con indeterminatezza. E qui, secondo me, nasce l’equivoco. Si fa semplicemente confusione fra indeterminatezza e imprevedibilità. Il fatto che l’esito di un esperimento fisico sia imprevedibile non vuol dire che esso sia indeterminato.
Ci troviamo di fronte due cose: la Natura e la capacità dell’uomo di comprendere la Natura. Purtroppo il divario fra il mondo descritto dalle teorie scientifiche e il mondo che riusciamo a cogliere con le nostre capacità sensoriali diventa sempre più grande. Per esempio, lo spaziotempo quadridimensionale della teoria della relatività è qualche cosa completamente contraria alla nostra intuizione.
Per capire e descrivere il mondo, l’uomo partendo dalla logica trova la matematica, poi la fisica, la chimica, la biologia molecolare, la biologia, l’antropologia e infine la psicologia cioè il cervello, ma la logica è un prodotto del cervello e il cerchio si chiude. Non è possibile capire e descrivere qualcosa che è al di fuori della portata del nostro cervello. Siamo arrivati al limite epistemologico cioè al limite della nostra possibilità di conoscenza?
L’astrofisico inglese Arthur Eddington faceva l’esempio del pescatore che dopo aver raccolto tutti i pesci del mare in una grande vasca, si accorge che i pesci più grandi mangiano i pesci più piccoli e sopravvivono mentre i pesci più piccoli muoiono di fame. Si chiede: come mai nel mare anche i pesci piccoli riescono a sopravvivere?
Può immaginare che nel mare esistano pesci ancora più piccoli ma non può dimostrarlo perché la sua rete ha delle maglie con una dimensione finita. Se noi non riusciamo a capire la Natura, può significare che ciò dipenda dai limiti della nostra rete, pardon, della nostra mente.
Di tanto in tanto, nella storia dell’uomo, un grande scienziato, come Einstein, riesce a restringere leggermente le maglie della rete. Ma riuscirà mai l’uomo a cucire una rete capace di prendere non solo i pesciolini piccoli ma tutti i microrganismi del mare? Secondo me, no!
Ma in fin dei conti, io sono contro il libero arbitrio per una pura speculazione teologica. Per accettare il libero arbitrio dovrei essere ateo o, quanto meno, credere che Dio non sia onnisciente e onnipotente. Io credo invece che tutto il tempo e quindi gli eventi della nostra vita futura siano già nell’intelletto eterno (fuori del tempo), onnisciente di Dio. Anche le singole decisioni che noi prederemo, o, meglio, crederemo di prendere, in futuro, sono già nella mente di Dio.
La negazione del libero arbitrio nasce, per me, dall’impossibilità di dare risposta a domande come queste: “come armonizzare la natura onnisciente, eterna e immutabile di Dio, che già racchiude nel suo ETERNO PRESENTE il nostro futuro, con il divenire caotico del destino umano determinato dalle decisioni individuali di ciascuno di noi?”.
Oppure, per dire la stessa cosa con termini diversi: “come armonizzare le nostre casuali o libere decisioni con la struttura statica dello spaziotempo quadridimensionale dove gli eventi, passati e futuri, non avvengono ma SONO eternamente (come bolle d’aria in un blocco di ghiaccio)? “. Il tempo è come lo spazio. Io non causo l’esistenza di Milano se vado a Milano. Milano è già lì che aspetta il mio arrivo, il mio avanzare lungo l’autostrada. Così, io non causo gli eventi nel futuro, essi sono già lì che aspettano il mio arrivo, il mio avanzare lungo la freccia del tempo.
Mi rendo conto che questa mia visione della realtà è assolutamente contraria alla sensibilità comune. In effetti, quanto più un concetto si allontana dall'esperienza sensoriale, tanto più difficile è accettarlo e comprenderne il significato. Non voglio assolutamente affermare che questa visione della realtà sia QUELLA giusta, ma, dopo aver riconosciuto che “non siamo meglio, nelle nostre speculazioni, di un pesce che si sforza di comprendere cosa sia l’acqua” (Einstein), devo dire che questa visione è quella che meglio si addice alla mia spiritualità.
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Giovanni
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Se vi è una scelta, allora vi è un obiettivo da perseguire e la scelta è quella che credo mi avvicini di più all’obiettivo. Ora se Dio è creatore e onnisciente e in quanto tale ha già determinato tutto, anche i miliardi di parametri che influenzano in modo deterministico le mie scelte, sto praticamente dicendo che le mie scelte le ha già fatte lui, ma in questo caso devo credere o no che Dio persegue un obiettivo?
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Io
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Secondo il mio modo di vedere, la risposta è un secco NO, Dio non persegue alcun obiettivo. Per rispondere diversamente dovrei mettere in dubbio la Sua perfezione. Avere un fine implica la mancanza di qualcosa, il desiderarlo e agire in modo da ottenerlo. Ma Dio è perfetto, non può mancare di qualcosa e quindi non ha fini.
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Giovanni
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Se per Dio il tempo non esiste, potrebbe essere che per lui è come se fosse tutto al presente. Per fare un esempio è come se io guardo al presente una farfalla che si poggia su un fiore: ne ho la percezione e quindi la conoscenza, ma sono stato io a spingere la farfalla a poggiarsi sul fiore?
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Io
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Concordo con il fatto che per Dio il tempo è un eterno presente. Tutti gli eventi della storia del mondo, quelli del passato e quelli del futuro sono fermi come “congelati” nell’intelletto di Dio.
Ho paura di non aver capito l’esempio della farfalla. Forse non ti convince la causalità del poggiarsi della farfalla e l’assenza del tempo? In questo caso, hai ragione: data una causa è necessario lo scorrere del tempo per produrre un effetto. Ma questo è valido solo nella prospettiva umana. Per Dio gli eventi sono fuori dello scorrere del tempo. La farfalla ferma sul fiore è solo uno degli infiniti fotogrammi del film “La vita della farfalla di Giovanni” conservato, fuori del tempo, sugli scaffali della mente di Dio. Nello stesso film ci sarà un numero indefinito di fotogrammi con la farfalla in procinto di posarsi sul fiore.
Ma come è possibile far coesistere il divenire nel tempo dell’uomo e l’atemporalità, cioè l’eterno presente di Dio?
Ti propongo questo esercizio mentale. Raffigura nella tua mente il nostro tempo reale come una linea orizzontale che rappresenta lo scorrere del tempo da sinistra verso destra. In questo momento tu sei in un punto preciso della linea, verso sinistra c’è il passato, verso destra c’è il futuro. Ora immagina che il tempo di Dio non scorra orizzontalmente ma verticalmente dall’alto verso il basso. Il tempo di Dio è un fascio di linee verticali che intersecano perpendicolarmente la linea orizzontale del nostro tempo reale. In questo modo, Dio copre con un solo sguardo il divenire del mondo (cioè ha eterna conoscenza di tutti gli eventi che avvengono lungo la linea orizzontale del nostro tempo reale).
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Giovanni
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Vorrei, per un attimo, tornare al mio argomento storico fisico. Il principio di indeterminazione di Heisenberg dice che esistono coppie di variabili di stato di una particella di cui non posso avere la conoscenza perfetta: (posizione, quantità di moto), (energia, tempo) ed il prodotto della indeterminazione è al minimo pari alla costante di Planck.
Potrei attribuire questa mancata conoscenza alla limitatezza dell’esperimento fisico e dire che comunque io per osservare una particella vi debbo interagire e quindi la perturbo e che da questo ne discende l’indeterminatezza. Debbo anche considerare che se così fosse, col raffinarsi della tecnica, in qualche modo questa costante dovrebbe diminuire.
Potrei anche concludere forse che nel mondo infinitamente piccolo, l’universo deterministico fatto di palle piccole a piacere (il mondo di Newton), con una posizione e velocità iniziale, forse non esiste. D’altro canto per spiegare le linee di interferenza della luce non dobbiamo già ricorrere ad un modello ondulatorio di luce, perché quello particellare non riesce a spiegare il fenomeno?
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Io
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Conosco il principio di indeterminazione di Heisenberg solo a livello divulgativo quindi non mi avventuro in una discussione scientifica.
Quello che ho capito è che le particelle hanno alcune proprietà tipiche delle onde, quindi non sono oggetti puntiformi e non possiedono una ben definita coppia posizione e momento. Ma questo non intacca la validità scientifica del principio di indeterminazione.
Einstein era convinto che la distribuzione di probabilità sorgesse da eventi deterministici e assunse che ci fossero delle variabili nascoste nella meccanica quantistica che sottostanno alle probabilità calcolate (credeva, come Eddington, che nel mare ci fossero pesci più piccoli di quelli catturati dalla rete). Né Einstein né nessun altro è però riuscito a individuare queste variabili nascoste (la rete non ha ancora maglie abbastanza piccole). Quindi il principio di indeterminazione è e rimane più che mai valido nel campo scientifico. Il fatto però che esso sia, al momento, una teoria scientifica incontrovertibile certo non prova, come visto prima, che l’indeterminatezza sia nella natura delle cose. Lasciamo la fisica e passiamo ai riflessi del principio di indeterminazione nella metafisica e nell’etica.
Secondo me, da un punto di vista metafisico, il problema si riduce a questa domanda: “Si può dimostrare che l’indeterminazione è nella natura delle cose?”.
Se la risposta è ‘SI’, allora mi tocca riesaminare il mio modo di vedere la realtà. Certo sarebbe per me inaccettabile pensare che siamo in balia del “caso”. La “casualità” nel mondo sarebbe, per me, la prova che Dio non esiste. Il "Dio caso" non fa al caso mio :-) .
Potrei allora pensare che in natura ci sono, a livello delle particelle, comportamenti casuali, sregolati, caotici ma interamente governati da regole nel comportamento a larga scala. Passerei così da una posizione deterministica a una più radicale di “fatalismo”. A differenza del determinismo scientifico, che non può tollerare la più piccola casualità o interruzione della catena causa-effetto, il fatalismo comprende, controlla e governa anche i fenomeni che, nella prospettiva umana, appaiono o sono casuali.
Ma non credo di dover passare al fatalismo. Tornando alla domanda “Si può dimostrare che l’indeterminazione è nella natura delle cose?” la mia risposta è ‘NO’ per il semplice motivo che la mente umana è inadeguata a capire tutte le cause delle cose. Per quanti sforzi immani la scienza faccia, la Natura rimane qualcosa di impenetrabile, assolutamente inaccessibile per la nostra debole mente! “la Natura …. è la manifestazione dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive” (Einstein).
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Mie considerazioni finali
La meccanica quantistica e, più precisamente, il principio di indeterminazione di Heisenberg ha messo d’accordo, paradossalmente, i credenti nel Dio personale e gli atei.
Posso capire il favore degli atei per il principio di indeterminazione e quindi per la casualità nella natura. Se tutto avviene per caso, ragionano gli atei, che bisogna c’è di Dio? Gli atei, in altre parole, sostengono con forza il principio d’indeterminazione per negare l’esistenza di Dio.
Come mai i credenti nel Dio personale accettano anch’essi con entusiasmo il principio d’indeterminazione? Francis Collins, genetista statunitense, risponde così alla domanda: “Vista l’impossibilità di previsioni o di spiegazioni assolute, le leggi della natura non escludono più l’azione divina nella realtà che ci circonda”.
La meccanica quantistica e il suo principio d’indeterminazione vengono accolti con entusiasmo dalla Chiesa proprio perché offrono uno spazio insperato per l’azione di Dio e per il libero arbitrio dell’uomo. I teologi cattolici erano in difficoltà perché il determinismo, secondo loro, comportava una limitazione dell’onnipotenza, libertà e volontà di Dio. Ora, grazie alla meccanica quantistica, possono finalmente tirare un sospiro di sollievo.
Ma effettivamente il determinismo è una limitazione dell’onnipotenza, libertà e volontà di Dio? Senz’altro sì … se si continua a vagheggiare un Dio ad immagine e somiglianza dell’uomo, se si immagina la potenza e la volontà di Dio del tutto simile alla nostra potenza e volontà. Volontà, intelletto, libertà e potenza di Dio hanno solo il nome in comune con quello che noi intendiamo come volontà, intelletto, libertà e potenza.
Come uomo, io agisco, quotidianamente, per atti di volontà. Oggi, per esempio, mi è venuta voglia di fare un’escursione al Kreuzspitze, o Picco della Croce, una cima di 3100 metri qui vicino. Ho la “volontà” di fare l’escursione perché oggi è sereno, c’è il sole, non c’è vento, non fa freddo, ecc. Se ci fossero nuvole basse sulla cima, con freddo e scarsa visibilità, non potrei decidere di andare al Picco della Croce. Tutto questo per dire che la volontà degli uomini è posteriore, o, al massimo, contemporanea alle cause che ne determinano la formazione.
La volontà di Dio non funziona in questa maniera semplicemente perché Dio è causa prima, fuori del tempo, non c’è una causa antecedente alla sua volizione. La volontà di Dio è a priori di tutte le cose e anche del tempo. Per noi che siamo nel tempo, la volontà di Dio, per forza di cose, ci deve apparire statica, eterna e immutabile perché già interamente realizzata. Quindi il determinismo non limita la volontà e potenza di Dio, esso cerca semplicemente e umilmente di cogliere un frammento della logica divina, la formula matematica, dietro ogni fenomeno naturale.
Secondo me è invece il principio d’indeterminazione, insieme al libero arbitrio, che minaccia il concetto di onnipotenza e onniscienza di Dio. Io non sono un teologo e non conosco i trattati e gli scritti che affrontano la contraddizione fra l’onnipotenza e onniscienza di Dio e libero arbitrio. Prenderò quindi in esame questa contraddizione con mente aperta, senza condizionamenti ideologici, cercando di usare solo la logica.
Innanzitutto, cos’è il libero arbitrio?
Il libero arbitrio è la facoltà di operare liberamente le proprie scelte, o “la capacità dell’uomo di scegliere senza essere determinato da alcuna necessità” (Nuovo Zingarelli).
Secondo la teologia cattolica, il libero arbitrio è il “ terribile dono” fatto da Dio all’uomo. Facendo questo dono, Dio si auto-impone di non intervenire nelle scelte dell’uomo e, quindi, auto-limita la sua libertà e potenza. Dio, per quanto onnipotente, sceglie di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui.
Analizziamo il dogma del libero arbitrio. E’ possibile che l’uomo abbia la facoltà di fare liberamente le proprie scelte in determinate circostanze e non in altre. La risposta è NO. Il libero arbitrio o c’è sempre o non c’è mai: il libero arbitrio “condizionato” sarebbe un’assurdità, significherebbe solo che l’uomo non ha il libero arbitrio. E’ possibile che qualcuno possa non avere il libero arbitrio? La risposta è NO. Secondo il dogma, anche l’uomo più malato di mente, più pervertito e malvagio ha avuto da Dio il dono del libero arbitrio e quindi la facoltà di decidere autonomamente cosa fare e cosa non fare.
Quindi, se esiste, il libero arbitrio vale sempre e vale per tutti. Ne consegue che le tutte le decisioni di ciascun singolo uomo sulla Terra sono al di fuori del controllo di Dio. Se sommi il libero arbitrio di tutti gli uomini, in tutta la storia dell’uomo, puoi ben percepire la significativa limitazione dell’onnipotenza di Dio. In pratica tutto quello che avviene nel mondo avviene fuori del controllo e volontà di Dio!
Ti propongo un caso limite. Uno scienziato pazzo ha scoperto un virus letale, che è in grado di infettare e far morire un uomo in due giorni. Questo virus si diffonde molto velocemente nell’aria e non è debellato da alcuna medicina conosciuta. Lo scienziato pazzo, dopo qualche rapido calcolo, prevede che, rilasciando nell’aria il virus, l’intera umanità sarà cancellata dalla faccia della terra in una settimana. La sua mente bacata sta ora valutando se rilasciare il virus nell’aria oppure no. Alla fine, vinto dal delirio di onnipotenza, lo scienziato pazzo prende una decisione e sparge il virus nella sua città. Dopo una settimana il genere umano è cancellato dalla faccia della Terra.
Se la storia del virus ti sembra poco realistica, poi pensare all’estinzione della specie umana a seguito di un conflitto termonucleare deciso da pochi leader mondiali.
Può Dio intervenire nelle decisioni dello scienziato pazzo o dei leader mondiali per salvare l’umanità dall’estinzione? Secondo la definizione di libero arbitrio vista sopra la risposta è assolutamente NO.
Ora ci ritroviamo con un Universo dove non c’è più l’Uomo (come d’altra parte non c’è stato per i primi cinque miliardi di anni del pianeta Terra). Cosa farà ora Dio senza la sua creatura prediletta, senza l’oggetto del suo amore? E che ne è del grande progetto di salvezza dell’Uomo? A cosa è servito il Sacrificio della Croce e la resurrezione? Sembra che l’Uomo abbia il potere di mandare a gambe all’aria il progetto divino di salvezza. Dio è in balia dei capricci della volontà dell’Uomo? Il divenire della storia dell’umanità è al di fuori del controllo di Dio?
Abbiamo analizzato la contraddizione fra libero arbitrio dell’Uomo e onnipotenza di Dio. Cosa dire della Sua Onniscienza? Anche qui faccio un esempio stupido. Mettiamo che io metta in atto la decisione di togliermi la vita (non ti preoccupare … non ne ho alcuna intenzione). Dio conosce già che farò questo gesto insano? Senz’altro Sì! … se è onnisciente. Allora la mia volontà è libera solo nell’ambito dell’onniscienza di Dio. In altre parole, la mia libertà è solo apparente perché posso fare solo quello che Dio già conosce.
L’onnipotenza e la preveggenza di Dio annichiliscono totalmente il dogma del libero arbitrio. Il libero arbitrio semplicemente non esiste se esiste un Dio perfetto, onnipotente e onnisciente. Per contro, se c’è il libero arbitrio … non c’è Dio.
<<>>
Caro lettore, quest’articolo chiude la serie dei miei scritti teologici-filosofici. Ho cercato, in questi quindici articoli, di presentare un modo di vedere la Realtà fuori dagli schemi convenzionali. L’idea di un Dio-Padre creatore del mondo è solo una tappa verso la verità (tappa neppure indispensabile per molti). L’idea del Dio-Padre ha suscitato molto entusiasmo quando, millenni or sono, è comparsa all’umanità. Nel nostro tempo però, emergono sempre più le sue contraddizioni: le neuroscienze e l’immortalità dell’anima, il bene e il male, libertà e determinismo, come conciliarli? E lo stesso dolore, che scopo avrà? Un’altra idea sta però maturando, che risolve questi inghippi. Questa idea, proposta da Spinoza nel seicento, è che “tutto è Uno e Uno è tutto”. Niente può essere veramente separato, distinto dal tutto, perché tutto è Uno. Anche tu, anche io. Questo Uno, che noi tutti siamo, si manifesta nel molteplice ma la sua essenza è unitaria. Un’ipotesi questa per molti inaudita e difficile da digerire ma che, ne sono convinto, finirà per essere accettata (fra qualche secolo?) come l’hanno accettata Einstein e tanti altri scienziati che credono nell’esistenza di Dio.
I miei articoli sono stati letti da migliaia di lettori ma non ho idea se siano stati utili ad aprire uno spiraglio nella mente dei miei lettori, a far balenare un raggio di luce sul meraviglioso concetto di unitarietà del Dio-Natura.
Dal prossimo articolo mi occuperò di scienza e più precisamente di fisica. Non preoccuparti: se hai avrai modo di seguirmi ancora, vedrai che non adopererò un linguaggio tecnico, né tantomeno userò la matematica (non ne sarei peraltro capace :-) ). Perché passo alla fisica? Semplice … se la Natura è Dio, la fisica, nel suo tentativo di capire la Natura, cerca di svelare il pensiero di Dio. La fisica è la vera teologia.
A presto
Luigi Di Bianco
I commenti sono apprezzati. Scrivere a: ldibianco@alice.it
Il contenuto di questo articolo e i relativi diritti sono di proprietà dell'autore.
Ricevo e pubblico con piacere un pregevole commento a questo articolo. Giuseppe Virdis, professore di filosofia, mi scrive dalla Sardegna:
Caro Luigi, il tuo dialogo con Giovanni mi è molto familiare e riecheggia tanti dialoghi interiori del mio passato, del mio presente. Giovanni è un interlocutore degno di te e rappresenta al meglio una mentalità. Continuo a non avere un'opinione definita anche dopo questa lettura, anche se, come sai, tendo al panteismo.
Perché siamo come pesci che si chiedono cosa sia l'acqua. Anzi come pesci in un acquario che discutono sul tutto, ignari che il medesimo tutto non coincide minimamente col loro modestissimo acquario.
Siamo così anche noi: costretti a riflettere senza poter fare a meno di categorie spaziotemporali, pur sapendo della non corrispondenza di queste categorie con l'ignota realtà, dell'inadeguatezza strutturale delle nostre intuizioni in vista di qualsivoglia indagine ontologica.
E se dibattiamo sul determinismo e il libero arbitrio, lo facciamo nei limiti coercitivi del nostro pensare nel tempo. Ma non sappiamo nulla del tempo; e le nostre sinapsi si paralizzano se proviamo a vagheggiare un non-tempo.
Ci resta solo la fantasia, per immaginare un Tutto perfetto che comprende tutto il possibile nella sua interezza e perfezione...ove ogni possibile nostra scelta e le conseguenze e tutte le variazioni a seguito siano comprese; tutti i possibili eventi, presenti o non presenti a una qualunque forma di coscienza.
E allora (mi piace immaginare) le nostre scelte sarebbero un sintonizzarsi della nostra coscienza (esiste davvero l'io individuale e la coscienza individuale??? o siamo solo uno degli infiniti occhi del tutto? quando sogniamo noi stessi abbiamo due ii?) su una delle infinite possibili concatenazioni di eventi del perfetto e onnicomprensivo eterno presente... E' bello dubitare e cercare di affacciarsi ogni tanto per guardare o immaginare oltre il nostro piccolo acquario.
Grazie Luigi ( aspetto i nuovi articoli) A presto dunque
Giuseppe Virdis
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