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03/10/2009

MESSINA ANCHE BIMBI SEPOLTI DAL FANGO, UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA. FOTO E VIDEO

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Foragine, Racinazzo, Sa­vonarà. Hanno nomi stranissi­mi, che ai più non dicono nulla, ma per chi vive da queste parti sono un incubo che si traman­da di generazione in generazio­ne. Sono i torrenti che vengono giù dalla montagna e che a ogni minimo scroscio d’acqua porta­no fango, massi e tanta paura. Era successo l’anno scorso, era successo due anni fa, ma an­che nel ’98 e ancora nel ’96. Si può dire che questa gente da sempre convive con l’incubo frane anche non si era mai vi­sto nulla di paragonabile a quel che è successo giovedì sera in poche ore. Questa volta la montagna ha vomitato fango ed enormi mas­si in quantità impressionante seminando morte e disperazio­ne. Diciotto morti e 35 dispersi tra i quali anche bambini. E poi 80 feriti e 400 sfollati, dicono i bollettini ufficiali, ma tutti san­no che la conta non è finita. — «La situazione è molto proble­matica — ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a Milano per la proiezione del kolossal Barbarossa —. Alla fi­ne ci saranno almeno 50 mor­ti ». Il premier sarà oggi a Messi­na. Quel che è successo a Scalet­ta tra le 17 e le 22 dell’altro ieri è drammaticamente semplice. In pratica sono venute giù più frane in contemporanea travol­gendo tutto ciò che c’era in mezzo in un tratto di oltre un chilometro: case, auto, perso­ne. Altrettanto è avvenuto a Giampilieri e negli altri centri della fascia ionica. Ad aggrava­re la situazione il fatto che la Statale 114 attraversa proprio il centro abitato di Scaletta come di Giampilieri. Alla triste conta dei morti potrebbero dunque mancare gli automobilisti rima­sti intrappolati nel traffico con­gestionato mentre veniva giù il fango. «Io riesco a tenere la con­tabilità dei miei concittadini— dice il comandante dei vigili Letterio Alì — ma di quelli di passaggio non so nulla». Nei pressi di uno dei torrenti, il fiu­me di fango ha buttato giù mez­zo palazzo e decine di case vec­chie. Di un convento di suore, fortunatamente vuoto, non c’è più traccia. Una «tragedia an­nunciata », dicono tutti, e la Pro­cura di Messina ha aperto un’in­chiesta per disastro colposo. Fino a tarda sera Scaletta si poteva raggiungere sono a pie­di, via mare o in elicottero. Ec­co perché in molte zone si sca­va anche a mani nude. Come avviene anche a Giampilieri per ten­tare di estrarre dal­le macerie i fratelli Leo e Cristian, di 21 e 23 anni, dopo l’allarme lanciato via telefono dalla madre. Piccole frazioni sulla monta­gna sono isolate. Le strade so­no bloccate e i mezzi pesanti sprofondano nel fango. Per non dire delle migliaia di perso­ne che, scampato il pericolo, re­stano intrappolate in casa: sen­za luce, gas e collegamenti tele­fonici. Solo per anziani e amma­lati è stato possibile il trasferi­mento al posto medico avanza­to. Tutto ciò scatena anche pro­teste. «Siamo stati abbandonati — dice il farmacista Lucio Zan­gla —, è da un giorno che distri­buisco pannolini e medicine. Non si è visto nessuno per forni­re acqua e generi di conforto so­prattutto agli anziani, il posto medico lo hanno fatto a un chi­lometro da qui». Ma la rabbia è figlia della paura. Anche perché l’incubo non è finito. Sulla zona ha ripreso a piovere e dalla montagna potrebbe arrivare al­tro fango. Alfio Sciacca Corriere della Sera

FOTO




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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