
Foragine, Racinazzo, Savonarà. Hanno nomi stranissimi, che ai più non dicono nulla, ma per chi vive da queste parti sono un incubo che si tramanda di generazione in generazione. Sono i torrenti che vengono giù dalla montagna e che a ogni minimo scroscio d’acqua portano fango, massi e tanta paura. Era successo l’anno scorso, era successo due anni fa, ma anche nel ’98 e ancora nel ’96. Si può dire che questa gente da sempre convive con l’incubo frane anche non si era mai visto nulla di paragonabile a quel che è successo giovedì sera in poche ore. Questa volta la montagna ha vomitato fango ed enormi massi in quantità impressionante seminando morte e disperazione. Diciotto morti e 35 dispersi tra i quali anche bambini. E poi 80 feriti e 400 sfollati, dicono i bollettini ufficiali, ma tutti sanno che la conta non è finita. — «La situazione è molto problematica — ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a Milano per la proiezione del kolossal Barbarossa —. Alla fine ci saranno almeno 50 morti ». Il premier sarà oggi a Messina. Quel che è successo a Scaletta tra le 17 e le 22 dell’altro ieri è drammaticamente semplice. In pratica sono venute giù più frane in contemporanea travolgendo tutto ciò che c’era in mezzo in un tratto di oltre un chilometro: case, auto, persone. Altrettanto è avvenuto a Giampilieri e negli altri centri della fascia ionica. Ad aggravare la situazione il fatto che la Statale 114 attraversa proprio il centro abitato di Scaletta come di Giampilieri. Alla triste conta dei morti potrebbero dunque mancare gli automobilisti rimasti intrappolati nel traffico congestionato mentre veniva giù il fango. «Io riesco a tenere la contabilità dei miei concittadini— dice il comandante dei vigili Letterio Alì — ma di quelli di passaggio non so nulla». Nei pressi di uno dei torrenti, il fiume di fango ha buttato giù mezzo palazzo e decine di case vecchie. Di un convento di suore, fortunatamente vuoto, non c’è più traccia. Una «tragedia annunciata », dicono tutti, e la Procura di Messina ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. Fino a tarda sera Scaletta si poteva raggiungere sono a piedi, via mare o in elicottero. Ecco perché in molte zone si scava anche a mani nude. Come avviene anche a Giampilieri per tentare di estrarre dalle macerie i fratelli Leo e Cristian, di 21 e 23 anni, dopo l’allarme lanciato via telefono dalla madre. Piccole frazioni sulla montagna sono isolate. Le strade sono bloccate e i mezzi pesanti sprofondano nel fango. Per non dire delle migliaia di persone che, scampato il pericolo, restano intrappolate in casa: senza luce, gas e collegamenti telefonici. Solo per anziani e ammalati è stato possibile il trasferimento al posto medico avanzato. Tutto ciò scatena anche proteste. «Siamo stati abbandonati — dice il farmacista Lucio Zangla —, è da un giorno che distribuisco pannolini e medicine. Non si è visto nessuno per fornire acqua e generi di conforto soprattutto agli anziani, il posto medico lo hanno fatto a un chilometro da qui». Ma la rabbia è figlia della paura. Anche perché l’incubo non è finito. Sulla zona ha ripreso a piovere e dalla montagna potrebbe arrivare altro fango. Alfio Sciacca Corriere della Sera
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