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04/10/2009

New York. Al K GRAFFITI opere di Arturo Borlenghi e Keith Haring.

New York
New York

Articolo di Maurizio Vitiello – Opere di Arturo Borlenghi e Keith Haring a New York, all’open space K GRAFFITI, 216 Thompson Street, dal 30.09. al 31.12.2009.

 

Arturo Borlenghi si presenta da gran signore napoletano, è sempre elegante, indossa con disinvoltura l’ultimo abito.

Ancor più interessante e compatta è la sua produzione pittorica, che si avvale anche di supporti cartacei.

E’ accattivante, perché libera le fantasie di chi osserva.

Borlenghi costruisce assetti informali e riposiziona il tutto con tagli geometrici.

Piccole scenografie ludiche, incardinate in variazioni cromatiche, guadagnano lo spazio immacolato della tela.

Le mani di Borlenghi conquistano tessiture su tessiture di panorami magici, interpretabili, ma anche immaginati e da queste tessiture vibrano memorie informali.

L'artista dettaglia, sagoma, rifinisce e ridefinisce motivi fantastici con scatti di vitalità.

Il tono è garbato, delicato, quindi.

L'immaginazione fertilissima, assommata ad una pratica quotidiana, combina cadenze visive, che ripercorrono utili riferimenti fatati e dati attuali.

Emerge la voglia di ritmi variati, mentre, palesemente, il pensiero pittorico di Arturo Borlenghi, oscillante tra cadenze trasparenti, sostanzia atmosfere alte.

Leggerezze e tratti si ricombinano e l’occhio entra nella rete informale per captare combinazioni pulsanti.

Il notevole interesse per la materia pittorica e per la materia cartacea, nonché l’esercizio giornaliero, motivano apparenti attese e vaghezze, che, poi, si sciolgono in applicazioni fabulistiche.

Il suo intendimento rincorre il sentiero della fantasia illimitata, che non ravvede alcuna soglia o determinazione di preclusione.

L’azione di Arturo Borlenghi prende spunto da percorsi di visioni intimistiche, che guidate da un calcolato gesto “informel”, s’avvicinano per accostarsi all’intimo sentire dell’astrazione lirica.

Gli ultimissimi esiti di Arturo Borlenghi sottilmente si avvicinano ai grandi riscontri dell’arte contemporanea quali segmenti dichiaratamente sensibili e di forte collisione segnica per contraddistinguere fasce e sentieri del divenire.

I lavori di Keith Haring rappresentano la cultura di strada della metropoli newyorkese degli anni Ottanta.

Haring non ha mai smesso di credere che l'arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché le attribuiva un'influenza positiva sugli uomini.

I personaggi dei fumetti ed altri eroi delle animazioni televisive esercitarono su di lui un'influenza duratura; Haring decide di fare dell'arte fortemente stilizzata il suo motivo di vita.

Trovato un impiego presso un locale che espone oggetti d'arte allestisce la sua prima personale di disegni.

Importante per la sua evoluzione futura è una retrospettiva dedicata a Pierre Alechinsky, organizzata nel 1977 dal Museum of Art di Pittsburgh.

Nel 1978 espone le sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the Arts, poi va a N.Y. ed entra alla School of Visual Art.

Mentre lavora il suo interesse lo avvicina ai lavori di Dubuffet, Davis, Pollock, Klee, Tobey.

È questo il periodo in cui esplode la incredibile popolarità di Haring.

Inizia a realizzare graffiti, soprattutto, nelle stazioni della metropolitana e la sua pop-art viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria, e venduti a musei.

Per la sua attività, illegale, di graffitaro viene più volte arrestato.

Nel 1980 partecipa alla rassegna artistica Terrae Motus, voluta dal gallerista scomparso Lucio Amelio.

Realizza molte mostre, finché la Tony Shafrazi Gallery non diventa la sua galleria personale.

Continua ad esporre a San Paolo del Brasile, a Londra, a Tokyo, anche a Bologna, su invito di Francesca Alinovi, scomparsa in maniera misteriosa, ed espone ad “Arte di Frontiera”, nel 1984.

A Milano, nel 1985, dipinge per Elio Fiorucci affrontando un vero e proprio happening.

Apre a New York il suo primo Pop Shop, un negozio dove è possibile comprare gadget con le sue opere e dove si può vedere gratuitamente l'artista al lavoro.

Dipinge a Berlino sul tristemente noto muro.

In seguito si reca nel ghetto di Harlem e dipinge su una grande murata le parole: Crack is wack (Il crack è una porcheria).

A Parigi, nel 1987, decora una parte dell'Hospital Necker; nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo.

Nel 1989, vicino alla Chiesa di Sant’Antonio Abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murales intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale.

Haring il 16 febbraio 1990, a 31 anni., muore prematuramente, ma l'immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto.

Varie le retrospettive a lui dedicate.

Keith Haring ha lavorato per sintesi ed in maniera efficace, in piena libertà esecutiva riuscendo a comporre reti significative di riferimenti epocali contemporanei.

L’arte di Keith Haring è ricordata e verrà ricordata; è semplice da ricordare, il tutto è stato giocato dall’artista perché venisse riportato in memoria senza difficoltà.

Tutto ciò che ha raccontato è stato svolto nell’andamento di un fumetto; con segni semplici ha raccontato storie sintetiche.

 

Maurizio Vitiello




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Maurizio Vitiello - mauriziovitielloitaly@yahoo.it

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