Riflessioni su Lourdes
Sono stata ai primi di settembre in pellegrinaggio a Lourdes, è stato un vero regalo per me andare in compagnia di care amiche di infanzia nonché compagne di percorsi interiori e come spesso accade in questi luoghi cosiddetti “sacri”,non si ritorna da lì mai uguali .
Sono le esperienze di dentro che accomunano credenti e non credenti ,i viaggi dell’anima che facciamo tutti , a segnare una traccia comune nel cuore di ognuno di noi, una sorta di memoria dell’oltre,per cui cambiano i luoghi o i tempi,ma non certo il risultato, sono cose che lasciano il segno, un solco aperto nella strada.
Ho visto , come sempre accade in queste circostanze, tanta umanità sofferente , ma allo stesso tempo un’umanità solidale legata da un abbraccio ampio che sale fino al cielo. Ci eleviamo tutti quando amiamo , anche le nostre povere parole acquistano un altro spessore e forza, si parla col cuore mentre si opera con “le viscere”,e diveniamo tutti un po’ madre. .A Lourdes infatti si agisce dando il meglio anche se non si vuole , se non si è pensato che potesse accadere, si è coinvolti, anche se solo con uno sguardo che scende più nel profondo . E benchè in mezzo a tanta sacralità ci sia presente il profano di negozi e souvenir, come ci si avvia verso quella grotta, Maria, madre impastata di cielo e terra, ci attende e brilla come una luce trasparente , anzi direi come un fuoco che non si spegne mai .
Sotto quella grotta scorre il torrente Gave, uguale come quando lo attraversò S. Bernadette 150 anni fa , straordinaria creatura, testimone di un evento fuori della sua portata e del suo tempo,ma che segnò indelebilmente la sua vita . Il torrente dicevo, scorre uguale e monotono come siamo uguali e monotoni noi umani ,la nostra esistenza spesso è come quest’acqua , a volte grigia, a volte sporca, agitata , quieta, ma che segue inevitabilmente il suo corso .Qui Maria dominando dall’alto, sembra stare lì per impedire che il torrente prosciughi e vuole rassicurarci che se lo chiediamo , farà lo stesso anche per noi.
Vedere a Lourdes malati e sani fra virgolette, mischiati insieme e capaci di convivere senza paure o pregiudizi , dà la giusta dimensione della nostra umanità ,si percepisce fortemente , per chi vuole vedere, quel misto di miseria e grandezza che ci contraddistingue e accomuna.
Ma è soprattutto l’esperienza delle bagno nelle piscine in cui si bagnano malati e sani, che mostra la forza taumaturgica di questo luogo. Al di là di miracoli tangibili che sono avvenuti e che avvengono sotto lo sguardo attento e vigile della Chiesa, uno resta per me il miracolo più grande: la fede ti fa bagnare senza paura di contagio e solo la fede ti rende capace, anche se per poco, di sentirti fratello e sorella di colui che ti precede e ti segue nelle piscine e di cui non conosci nulla , ma di cui condividi in quel momento la condizione.
Non aggiungo altro , le esperienze vanno raccontate brevemente , con parole che saranno sempre inadeguate,ma son fatte per lasciare spazio alla riflessione personale di chi vuole.
E vi saluto con uno stralcio di una bellissima poesia di Mario Luzi su Maria, intitolara “Alla vita”:
“ Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che procede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti:
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita , i dolori,
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire di
aspettare l’avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s’alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.”
Trudy Borriello
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